Enrico Cunego
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Lazio: ultima possibilità per Felipe Anderson

Emergenza centrocampo per Pioli, costretto a rinunciare a Candreva, Lulic e Mauri. Chance fondamentale per Felipe Anderson, finora estremamente deludente

Lazio: ultima possibilità per Felipe Anderson
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Non una vigilia facile per Stefano Pioli

Non una vigilia facile per Stefano Pioli

Ci sono partite che per molti giocatori rappresentano ordinaria amministrazione, per molti altri invece, possono avere un significato enorme per il proseguimento della propria carriera. Felipe Anderson in questo momento fa parte del secondo gruppo. La sfida contro il Torino lo riproporrà nuovamente titolare a causa dei vari forfait di Lulic, Mauri e Candreva, il quale sembra possa essere recuperabile ma che in ogni caso verrà tenuto in panchina per precauzione.

Tocca dunque all’ex Santos guidare il centrocampo bianco-celeste. Una nomina importante ed autorevole quella di Stefano Pioli, che vuole concedere una fondamentale possibilità ad un giocatore che finirà si è dimostrato solamente un enorme delusione. Anche la seconda annata in bianco-celeste, nonostante il grandioso periodo di forma dei suoi compagni, si sta rivelando estremamente negativa per l’ex promessa della squadra che fu di Pelè. Il clamoroso gol sbagliato col Sassuolo a tempo quasi scaduto, con un elementare controllo di palla fallito miseramente, rappresenta la sintesi di questi 2 anni in bianco-celeste

NOSTALGIA CANAGLIA – Felipe Anderson Pereira Gomes, classe 1993, originario di Brasilia, capitale del gigantesco stato sudamericano, sembrava dovesse essere il colpo da novanta della campagna acquisti bianco-celeste 2013.  Pagato ben 8 milioni di euro (quarto investimento di sempre nell’era Lotito), Anderson era considerato uno dei più promettenti prodotti calcistici verde-oro, forte di ben 61 presenze e 7 reti a soli 19 anni. Esordio in prima squadra a soli 16 anni, nel 2010 e spazio sempre più crescente in un gruppo capace di vincere la Copa Libertadores dell’anno seguente e soprattutto dove milita un certo Neymar, un anno più grande di Anderson ed oggi stella del Barcellona.

Il 2012 è l’anno della consacrazione per Felipe, il quale si impadronisce della trequarti disputando ben 35 incontri in campionato andando in rete ben 6 volte e distinguendosi come uno dei migliori elementi del club bianco-nero, trionfatore nel torneo paulista dello stesso anno. Come è naturale, in Europa si scatena l’asta per il nuovo fenomeno verde-oro e numerose squadre fanno la corte ad un giovane predestinato ad una brillante carriera. Alla fine la spunta la Lazio ed il suo acquisto sembra anche aumentare l’entusiasmo dalle parti di Formello e dintorni. Ma Lotito, Petkovic e tutto l’ambiente laziale non hanno fatto i conti con un sentimento comune a moltissimi atleti provenienti dal paese sudamericano: la “saudade”, ovvero la celeberrima nostalgia che ogni brasiliano prova per la sua patria. L’ambientamento è fin da subito molto complicato, ed il ragazzo esordisce in campionato solo ad ottobre. A fine novembre arriva l’unico gol in bianco-celeste, segnato in Europa League contro i polacchi del Legia Varsavia. Sembra una segnale di possibile riscossa, è solo un acuto in mezzo ad un mare di stonature. Il centrocampista dall’aria triste e solitaria dimostra enorme voglia di fare ed un’ottima tecnica in campo, ma spesso manca la lucidità, particolare fondamentale senza cui vanno in fumo tante giocate tra i malumori dei tifosi. Un carattere sensibile e insicuro che ne ha finora condizionato le prestazioni, ma dopo un anno di “ambientamento” non si può più aspettare. Il rischio cessione è dietro l’angolo, la squadra gira a meraviglia ed ora Anderson è costretto a cambiare marcia. L’investimento e le aspettative su di lui sono state altissime: è arrivata l’ora di dimostrare tanto interesse.

Enrico Cunego

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