Enrico Steidler
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Melilla, souvenir da un’oasi nel deserto

Spopola sul web la foto di alcuni migranti che l'altro ieri a Melilla - minuscola enclave spagnola in territorio marocchino - hanno tentato di scavalcare la rete che li divide dal mondo occidentale (e da un campo da golf). Secondo il Guardian, sono circa 200 gli uomini che hanno cercato di introdursi illegalmente in Europa nella sola giornata di mercoledì. Almeno 9 i feriti dopo gli scontri con la polizia

Melilla, souvenir da un’oasi nel deserto
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“Ho sempre pensato che la fotografia sia come una barzelletta”, diceva il grande fotografo americano Ansel Adams: “se la devi spiegare non è venuta bene”. Ecco, la foto scattata da José Palazòn nell’esclusivo Golf Club di Melilla – la piccola enclave dove il reddito pro-capite è 15 volte superiore a quello delle aree circostanti – non ha alcun bisogno di essere spiegata, quindi è venuta benissimo. E’ anche vero, però, quello che dice Neil Leifert, un altro “grande” dell’obiettivo: “La fotografia non mostra la realtà, mostra l’idea che se ne ha“.

Melilla: La disperazione a pochi passi dal "paradiso"

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Ora, decida il lettore quale definizione è più calzante nel caso dell’immagine catturata da Palazòn (attivista di un’associazione, la Pro.De.In, che offre aiuto a coloro che penetrano illegalmente in quell’angolo d’Europa circondato da terra africana), o se lo sono entrambe in ugual misura. Comunque sia, non può certo passare inosservata, e infatti sul web è diventata “virale” nel giro di poche ore. Sogno e incubo, ricchezza e povertà: a Melilla non c’è il mare a dividere questi mondi così distanti, ma solo una rete, una recinzione che corre lungo tutto il confine e che viene vissuta come una difesa o come un ostacolo; dipende da che parte si sta.

THE DARK SIDE OF THE EARTH – E così, mentre due frequentatori del Golf Club praticano il loro sport godendosi la vellutata superficie della parte “giusta” del “muro”, ecco che sulla “rete della vergogna” si accalcano numerosi migranti tenuti a bada da un poliziotto. Il contrasto, non c’è che dire, è davvero stridente e inquietante al tempo stesso. Appollaiati come uccelli su un trespolo, i figli di una Terra minore sembrano incombere minacciosamente sul nostro benessere e sulle nostre certezze: ma anche, diciamolo, sulle nostre coscienze, non proprio immacolate.

Ad ogni modo, e al di là di tutto, al di là di ogni barriera e di ogni opinione, resta una fotografia, resta un’immagine che non ha alcun bisogno di essere spiegata perchè dice tutto. Anzi, lo “grida“.

Enrico Steidler

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