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Melilla, souvenir da un’oasi nel deserto

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Golf Club di Melilla

“Ho sempre pensato che la fotografia sia come una barzelletta”, diceva il grande fotografo americano Ansel Adams: “se la devi spiegare non è venuta bene”. Ecco, la foto scattata da José Palazòn nell’esclusivo Golf Club di Melilla – la piccola enclave dove il reddito pro-capite è 15 volte superiore a quello delle aree circostanti – non ha alcun bisogno di essere spiegata, quindi è venuta benissimo. E’ anche vero, però, quello che dice Neil Leifert, un altro “grande” dell’obiettivo: “La fotografia non mostra la realtà, mostra l’idea che se ne ha“.

Melilla: La disperazione a pochi passi dal "paradiso"

Melilla: La disperazione a pochi passi dal “paradiso”

Ora, decida il lettore quale definizione è più calzante nel caso dell’immagine catturata da Palazòn (attivista di un’associazione, la Pro.De.In, che offre aiuto a coloro che penetrano illegalmente in quell’angolo d’Europa circondato da terra africana), o se lo sono entrambe in ugual misura. Comunque sia, non può certo passare inosservata, e infatti sul web è diventata “virale” nel giro di poche ore. Sogno e incubo, ricchezza e povertà: a Melilla non c’è il mare a dividere questi mondi così distanti, ma solo una rete, una recinzione che corre lungo tutto il confine e che viene vissuta come una difesa o come un ostacolo; dipende da che parte si sta.

THE DARK SIDE OF THE EARTH – E così, mentre due frequentatori del Golf Club praticano il loro sport godendosi la vellutata superficie della parte “giusta” del “muro”, ecco che sulla “rete della vergogna” si accalcano numerosi migranti tenuti a bada da un poliziotto. Il contrasto, non c’è che dire, è davvero stridente e inquietante al tempo stesso. Appollaiati come uccelli su un trespolo, i figli di una Terra minore sembrano incombere minacciosamente sul nostro benessere e sulle nostre certezze: ma anche, diciamolo, sulle nostre coscienze, non proprio immacolate.

Ad ogni modo, e al di là di tutto, al di là di ogni barriera e di ogni opinione, resta una fotografia, resta un’immagine che non ha alcun bisogno di essere spiegata perchè dice tutto. Anzi, lo “grida“.

Enrico Steidler

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