Federica Valcauda
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Super Sic: il paddock ricorda

Il ricordo del paddock a Marco Simoncelli

Super Sic: il paddock ricorda
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A tre anni esatti da quel terribile incidente, una delegazione di piloti ed addetti del paddock ha deciso di rendere omaggio al campione romagnolo recandosi alla curva 11 del circuito di Sepang. Sul luogo della caduta era stata posta una targa rovinata però dal clima malese, questa è quindi stata sostituita; il team manager Fausto Gresini ha posto su di essa un mazzo di fiori. In questa occasione è stata anche piantata una palma per evidenziare ancora di più il punto in cui Marco cadde a terra, la pianta simbolo è comunque stata messa in un punto sicuro della pista. Hanno piantato la palma Cecchini, il capotecnico del team Gresini, il fotografo Gigi Soldano, il giornalista Giovanni Zamagni; era inoltre presente l’ex manager Carlo Pernat tutt’ora legato alla famiglia Simoncelli.

Dopo tre anni dalla morte del Sic, il suo ricordo è vivo dentro ognuno di noi, dentro a chi ogni domenica accendeva la televisione per vedere la gara e lo vedeva lì sulla sua moto, con i suoi riccioli simpatici, con quel sorriso che trasmetteva allegria e gioia di vivere. Il Sic era uno forte tanto come persona quanto in pista, ricordo le sue gare in 250, quasi non ci stava sulla moto talmente era grande, eppure dava gas come pochi piloti sanno fare, perchè lui poteva davvero essere un potenziale futuro campione, aveva la grinta giusta, la determinazione di volere arrivare in alto e soprattutto aveva una passione per le moto immensa. Marco piaceva a tutti, non solo perchè era uno buono, ma anche perchè aveva negli occhi una luce particolare che lo rendeva speciale, entrava nelle case degli italiani e portava gioia, ma appena la gara iniziava ruggiva proprio come quella tigre che aveva disegnata sul casco; riusciva a dare spettacolo e ogni appassionato di moto si divertiva vedendo il Sic guidare come lui si divertiva sulla sua moto.

Sic: i tuoi riccioli nell'aria

Sic: i tuoi riccioli nell’aria

Ricordo in particolare tre momenti della sua carriera: nel 2009 ho avuto la fortuna di assistere dal vivo allo storico duello con Mattia Pasini al Mugello, quel giorno pioveva a dirotto e la gara sotto la pioggia fu memorabile, i due amici in quell’occasione rivali tirarono fuori uno spettacolo incredibile che fece diventare incandescenti le colline del Mugello, un sorpasso dietro l’altro sempre con il rischio che la pioggia potesse fregarli, eppure entrambe rimasero in piedi, vinse Pasini e Simoncelli arrivò secondo, ma sicuramente è una delle gare in cui si è più divertito e che ricorderebbe con più affetto. Il secondo momento, forse il più magico, fu proprio a Sepang: nel 2009 Marco divenne campione del mondo della classe 250, gli bastava un terzo posto e con intelligenza e astuzia fece una gara tattica che gli permise di diventare campione; quello stesso giorno anche Valentino Rossi vinse il suo nono titolo mondiale, i due si congratularono a vicenda dopo le rispettive incoronazioni essendo amici oltre che colleghi.

Nel 2010 Marco passò in MotoGp con il team Gresini e una Honda possiamo dire semi-ufficiale, il massimo risultato che ottenne fu un quarto posto e finì ottavo nella classifica finale, ma le potenzialità iniziavano ad intravedersi considerato anche il dovuto periodo di adattamento alla classe regina. Il 2011 partì decisamente meglio, Marco inanellò risultati utili e delle pole position, in Repubblica Ceca ottenne il suo primo podio in MotoGp (3). Qui arriva il momento più importante per lui e per il suo futuro, in Australia dopo una lotta carena contro carena con il connazionale
Andrea Dovizioso riesce a spuntarla e ad arrivare secondo, la sua Honda batte la Honda ufficiale, arriva secondo e così avviene anche la consacrazione di questo campione nascente.

La gara dopo fu Sepang: la Malesia tra la gioia e il dolore.

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