Antonio Casu
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La Juventus di Conte è già un ricordo lontano

Si inizia a vedere la mano di Massimiliano Allegri. In negativo

La Juventus di Conte è già un ricordo lontano
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Non per forza è un aspetto negativo, ma le ultime prestazioni della Vecchia Signora lasciano più di un dubbio: la Juventus di Conte è già un ricordo lontano. È una questione tecnica, tattica e soprattutto caratteriale. Ora come ora non è una questione di risultati, ma il trend delle ultime settimane non lascia ben sperare i tifosi juventini. Massimiliano Allegri siede sulla panchina dei bianconeri da tre mesi circa e la sua impronta è sempre più evidente.

Antonio Conte, ex allenatore della Juventus

Antonio Conte, ex allenatore della Juventus

IN ORIGINE FU UN IBRIDO VINCENTE… – La primissima Juventus del livornese, ancora condizionata dal clima da caserma imposto dal predecessore, sembrò essere una creatura potenzialmente letale: al carattere dei bei tempi si erano aggiunti gli accorgimenti tattici di Acciuga, capace di dare alla squadra un gioco ancora più fluido rispetto al recente passato. La striscia letale di sei successi successi in campionato (due soli gol subiti) ed il buon esordio in Champions con il modesto Malmoe sembravano aver cancellato definitivamente il ricordo del vecchio condottiero. Ma nulla è per sempre, soprattutto la cattiveria agonistica. Gli stop con Atletico Madrid e Olympiacos ed il pareggio deludente di Sassuolo hanno messo in luce un’evoluzione negativa della squadra, sempre più legata ai vezzi tattici e sempre meno alla spietata concretezza di un anno fa. La Juventus si sta rammollendo e rischia di sciogliersi come neve al sole.

… ORA È UN IBRIDO CHE NON PORTA FRUTTI – Il rendimento discontinuo di alcuni uomini chiave (Vidal, Asamoah e Llorente), la condizione fisica precaria di altri (Pirlo) ed un atteggiamento tattico spesso discutibile stanno facendo il resto. Il gioco sugli esterni, marchio di fabbrica di Conte, non è più una soluzione offensiva letale ma principalmente di contenimento. È cambiato anche il ruolo del centrocampo, meno dedito a verticalizzazioni rapide e sempre più ad uno sterile possesso palla. Il modulo è lo stesso, ma è solo una questione di definizioni. La difesa a tre, vincente in Italia e mediocre in Europa, non è nel Dna di Allegri e si vede. Forzare il proprio credo tattico è un pericolo da correre in alcune occasioni, non per tutta la stagione. È altresì vero che le squadre di Allegri normalmente danno il meglio verso metà stagione, non all’inizio, ma il livornese non ha più tempo da perdere: o la Juventus diventerà davvero sua o rischierà di perdere tutto in pochi mesi. Essere i più forti non è un dato di fatto, è uno status da conquistare giorno dopo giorno.

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