Davide Luciani
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Milano a due facce: le idee di Inzaghi, l’immobilismo di Mazzarri

Il Milan di Inzaghi vola grazie all'entusiasmo e alle idee del tecnico, mentre l'Inter di Mazzarri è sempre più in difficoltà

Milano a due facce: le idee di Inzaghi, l’immobilismo di Mazzarri
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Inzaghi, il suo Milan diverte e dà spettacolo

Inzaghi, il suo Milan diverte e dà spettacolo

Il Milan ride, l’Inter si interroga. La settima giornata ha confermato come Milan e Inter siano agli antipodi in questa serie A. Da una parte, la squadra rossonera, con un allenatore esordiente, sta dando spettacolo e ha messo nel mirino il terzo posto, ricompattando  l’ambiente. Dall’altra, il club nerazzurro, nonostante un tecnico navigato, vive un momento di profonda crisi, con profonde spaccature all’interno della stessa società. La differenza tra le due squadre è però, tutta, nel differente approccio tecnico-tattico-psicologico dei due allenatori.

L’EMPATIA DI INZAGHI – Inzaghi in pochi mesi, ha ribaltato il mondo Mila. Grande entusiasmo, idee tattiche nuove e giocatori rigenerati ne sono l’esempio. Pur con un centrocampo e una difesa non eccelsi, SuperPippo è riuscito a costruire una macchina da gol, capace di divertirsi e divertire, ottenendo anche risultati. Il tutto, grazie alla maniacalità tattica e a schemi provati e riprovati in allenamento. Da questo punto di vista, basta vedere i gol di Honda per rendersi conto del gran lavoro fatto. Le reti del giapponese nascono da due situazioni precise: o con palloni messi in mezzo all’area piccola dai terzini e dall’altro esterno, o con verticalizzazioni centrali. In entrambe queste situazioni c’è sempre una costante: gli esterni difensivi spingono molto sulle fasce (soprattutto Abate), mentre quelli offensivi agiscono a tutto campo, scambiandosi di posizione e non dando punti di riferimento in avanti. Ora tutti esaltano Honda, capocannoniere del campionato, ma che dire di Abate, diventato una macchina sforna-assist?

IL TUTTO CONTRO TUTTI DI MAZZARRI – Al contrario di Inzaghi, Mazzarri si è incartato su sè stesso.Nonostante i propositivi estivi il tecnico non ha mai mutato il suo 3-5-2, finendo per mettere in crisi più di un giocatore. L’esempio più lampante della crisi nerazzurra è Vidic. Il serbo, portentoso interprete del ruolo di centrale nella difesa a quattro, da quando è costretto a giocare a tre, si è imbrocchito di colpo, incapace di tenere la posizione e facendosi uccellare da qualsivoglia avversario.Le difficoltà dell’Inter, però, non sono solo in fase difensiva, ma anche in quella offensiva. L’assenza totale di manovra della squadra non si può spiegare solo con la valanga di infortuni che ha colpito gli esterni.  Se è vero che tre terzini su quattro sono al momento fuori uso, è altrettanto vero che anche la squadra al completo non aveva entusiasmato. Il motivo è presto spiegato: l’Inter non è capace di imporre il proprio gioco, ma vive in attesa di un errore dell’avversario. La squadra, quindi, crea poco, i terzini arrivano raramente sul fondo e gli interni rimangono in un limbo. Hernanes e Kovacic, infatti, non garantiscono grande copertura a livello difensivo, ma finiscono per proporsi poco anche a livello offensivo. In questo modo la difesa soffre e l’attacco stenta. Il clima da tutti contro tutti instaurato da Mazzarri, poi, invece di compattare l’ambiente, finisce per far sentire insicuro più di un giocatore. E l’Inter affonda.

APPOGGIO E SPACCATURA – I diversi approcci dei due tecnici con squadra e ambiente si ripercuotono anche nel rapporto con la società. Inzaghi ha il totale appoggio di Galliani e della famiglia Berlusconi, entusiasti del modo in cui l’ex eroe della Champions 2007 sta affrontando la sfida più importante della sua giovane carriera. Vi è un continuo confronto tra società e tecnico e ogni scelta è stata condivisa. Di più: Inzaghi, con alcuni giocatori come Menez, si è esposto in prima persona, facendoli da subito sentire parte del progetto.
Diverso il discorso per Mazzarri. Il tecnico in estate è stato accontentato su tutto e gli è stato anche rinnovato il contratto per dargli maggior potere. Proprio per questo, ora in società c’è una spaccatura profonda sul destino del tecnico. Basta leggere le dichiarazioni di Moratti per rendersene conto. Ci sono molti soci che chiedono la testa del tecnico, mentre Thohir continua a difenderlo. Fino a quando? Come ha detto giustamente Moratti “Il calcio è legato ai risultati”. La società nerazzurra in estate ha investito e ora si aspetta di raccogliere i frutti.
Milano è quindi spaccata in due: da una parte un Milan felice e sereno, dall’altra un’Inter triste e insicura. Il proverbio, però, dice: “ride bene, chi ride ultimo”. Riuscirà Mazzarri a farlo rispettare?

Davide Luciani

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