Enrico Steidler
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Kim Jong Un, il “coccodrillo bianco” delle fogne di Pyongyang

La nazionale nordcoreana perde il "derby" contro la Corea del Sud e il dittatore Kim Jong Un - scrivono molti giornali - vuole giustiziare i giocatori sconfitti. Vero? No, solo "verosimile"

Kim Jong Un, il “coccodrillo bianco” delle fogne di Pyongyang
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Leggende metropolitane e dintorni. Ricordate Napoli e le cinture di sicurezza dipinte sulla maglietta? E i coccodrilli bianchi delle fogne di New York? Erano panzane assolute, boiate belle e buone, e tuttavia fecero il giro del mondo facendo strage di creduloni. Ma c’è di più, e di peggio: oggi, a distanza di tanti anni, c’è ancora chi ci crede e le racconta, segno inequivocabile – quest’ultimo – che la giungla della disinformazione è sempre piena di poveri “samurai” rimasti isolati, gente che continua a combattere perchè non sa che la guerra è finita.

La nazionale della Corea del Nord

La nazionale della Corea del Nord

QUESTIONE DI “LOCATION” – Già, ma perchè succede tutto ciò? Qual è il trucco per rendere credibile anche la baggianata più ridicola e fantasiosa? Semplice, basta collocarla al posto giusto. Se ambientate la storiella dei coccodrilli a Sondrio, infatti, non ci crederà nessuno, poco ma sicuro. A New York, invece – chissà perchè – è destinata a una gloria immortale. Lo stesso discorso, naturalmente, vale per le cinture dipinte di Napoli (inquadratele a Innsbruck e raccoglierete solo risate e pernacchie) e i calciatori di Pyongyang. “Calcio, nazionale Corea del Nord ko con Seul. “Giocatori arrestati, rischio esecuzione, titolava ieri l’edizione on line del Fatto Quotidiano; “La follia del satrapo comunista. Il dittatore vuole uccidere i suoi calciatori sconfitti dai sudcoreani”, gli fa eco oggi il Giornale.

Ora, di vero, in tutto ciò, c’è solo la sconfitta – il 2 ottobre scorso – della nazionale nordcoreana sul campo dei “fratelli-coltelli” della Corea del Sud, 1 a 0 dopo i tempi supplementari di un match combattutissimo (per la cronaca, quella del Nord è tutt’altro che una squadretta, e nei Giochi Asiatici era reduce da tre vittorie consecutive: 4-1 contro l’Indonesia e 1-0 contro Emirati Arabi e Iraq). Tutto il restoKim Jong Un assetato di sangue, articoli forcaioli del quotidiano di regime Rodong Sinmun, arresti, deportazioni, ecc, ecc – è falso, o meglio, è il frutto della fantasia del National Report – un sito satirico che ricorda un po’ il Vernacoliere di Livorno – e della leggerezza con la quale la “notizia” dei giocatori dead man walking è stata maneggiata dai media e non solo, a partire dalla benemerita organizzazione Nessuno tocchi Caino e dell’autorevole Nuova Agenzia Radicale. Come se non bastasse, i “samurai” di cui sopra (Fatto Quotidiano, Giornale, Corriere della Sera, Rai News, ecc.) hanno poi fatto il resto senza sapere nulla delle puntuali smentite giunte nel frattempo, vedi, ad esempio, quelle di Mondocalcio Magazine e VoxNews.

OCCHIO AL COCCODRILLO – Per carità, solo chi non fa non sbaglia: fra le “vittime” del National Report c’è anche gente del calibro di Fox News, e capita a tutti di scivolare su una buccia di banana. Certo, il fatto che sulla Corea del Nord siano circolate, anche di recente, un sacco di storie “coccodrillesche” (ricordate quella dell’obbligo, imposto con la forza a tutti gli uomini nord-coreani, di farsi tagliare i capelli come il Leader Supremo? Oppure, ancora, quella del suo zio cospiratore dato in pasto ai cani?) avrebbe dovuto alzare la soglia dell’attenzione: così non è stato, e tutto ciò rende l’errore un po’ più grave. E dannoso.

COSI’ E’ (SE VI PARE) – Ma al di là di questo, e di altre ipotesi dietrologiche ugualmente fantasiose (è solo contro-propaganda di regime architettata dai servizi segreti dei Paesi occidentali grazie alla complicità dei loro lacchè mediatici, ad esempio), la diffusione dell’ennesima leggenda metropolitana fa riflettere su quanto sia ancora sottile, nel mondo di Internet e delle informazioni che viaggiano alla velocità della luce, il confine fra vero e verosimile. Ok, lo sanno tutti che quello nordcoreano è un popolo oppresso da una dittatura folle e sanguinaria, così come è vero che a Napoli – e in Italia, agli occhi di uno straniero – “tutto è possibile”, ma la facilità con cui oggi ci “beviamo” un sacco di frottole non è molto diversa, in fondo, da quella che ci contraddistingueva nel medioevo.

D’altra parte, è così e non c’è niente da fare. La vera colpa, infatti, non è della “natura umana” (che si può almeno in parte correggere), e quindi degli incauti spacciatori di notizie verosimili ma false e dei loro numerosissimi “clienti”, nè tanto meno del “sistema”. La vera colpa, purtroppo, è delle notizie vere. E’ grazie a loro che diventa tutto credibile.

Enrico Steidler

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3 Responses to Kim Jong Un, il “coccodrillo bianco” delle fogne di Pyongyang

  1. Modestino Picariello 19 ottobre 2014 at 19:55

    Niente, non riesci a non gettare merda su Napoli anche quando non c’entra niente…. mi sa che sei fissato…

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    • Enrico Steidler 19 ottobre 2014 at 22:41

      Caro Modestino, guarda un po’ cosa scrive Leggendemetropolitane.net: “….proprio per dimostrare la velocità di diffusione di una voce, lo psichiatra napoletano Claudio Ciaravolo fece sapere in giro che sui banchi del mercato di Forcella si potevano trovare delle magliette con, dipinta sopra, la cintura di sicurezza, permettendo così all’autista che l’avesse indossata, di non allacciare l’odiato strumento. Quotidiani, periodici, telegiornali sono caduti nella trappola e hanno pubblicizzato le fantomatiche magliette, ennesima dimostrazione dell’estro partenopeo”.
      Sul sito dello stesso Ciaravolo (il cui motto – bellissimo! – è “escogito ergo sum”), poi, si legge quanto segue: “La storia delle magliette con una cintura disegnata sopra, che i napoletani avrebbero inventato per ingannare il vigile, è la prima leggenda metropolitana nata in laboratorio; un esperimento del primo legendmaker della storia della comunicazione che non solo ha permesso di studiare i meccanismi di diffusione e la velocità di propagazione a breve e lungo termine, ma anche di convalidare l’ipotesi di leggende realizzate da abili comunicatori (al sevizio di aziende) a scopi vantaggiosi o per arrecare danno ai concorrenti. E’ stato inoltre molto utile nella comprensione delle dinamiche della smentita. Benchè la notizia che si trattasse di una storia falsa abbia occupato grandi spazi su tutti i media del mondo, è ancora oggi, una delle leggende più raccontate. Perfino sulle pagine de L’Espresso in un articolo di un grande giornalista e scrittore come Giorgio Bocca viene (gennaio 2008) considerata un storia vera. Questa stessa leggenda, a distanza di 10 anni, ha permesso una nuova e importante conquista: la dimostrazione che è possibile utilizzarla in una efficace comunicazione sociale. Il suo inventore, Claudio Ciaravolo insieme con Olympia Pratesi, l’ha impiegata come testimonial nella campagna per le cinture di sicurezza che ha realizzato in Italia per il Ministero Lavori Pubblici nel febbraio 99”.
      Morale? La storiella (geniale) delle cinture dipinte sulla maglietta l’ha inventata un napoletano, e se l’ha ambientata a Napoli non è certo per fare un favore a Salvini – non ti pare? – ma perchè sa il fatto suo. Nel mio articolo parlo di leggende metropolitane, di storie verosimili ma non vere, ed è per questo che ho tirato in ballo coccodrilli e cinture. A te sembra fuori luogo e addirittura offensivo tutto ciò? Beh, non ti offendere: a me no. 😉

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  2. Modestino Picariello 19 ottobre 2014 at 23:22

    Sarebbe stato molto più corretto mettere il link, con cui la frase acquista un senso. Conoscendo i tuoi altri articoli antinapoli, puntualmente smentiti da chi ti scrive e da altri, il collegamento viene d’obbligo 😀

    Comunque bella storia, mi mancava 😉

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