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Ciclismo

Pantani senza pace: l’ombra della camorra sul Giro del ’99

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Marco Pantani, deceduto dieci anni fa

Sembra davvero non trovare riposo Marco Pantani, d’altronde figura tanto mitica quanto controversa quando era in vita. Vi abbiamo raccontato degli sviluppi in merito alla morte del Pirata, ora la Procura di Forlì ha aperto un fascicolo sul Giro del 1999, quello che vide l’esclusione di Pantani prima della tappa di Madonna di Campiglio. C’è il sospetto, infatti, che dietro l’uscita di scena del campione possa esserci l’ombra della camorra, che avrebbe manomesso i risultati del test sull’ematocrito. Ma andiamo con ordine.

IL RETROSCENA- E’ la Gazzetta dello Sport a riportare le indiscrezioni filtrate dalla Procura di Forlì. La riapertura dell’inchiesta sarebbe legata al nome di Renato Vallanzasca, stavolta nelle vesti di persona informata dei fatti. Vallanzasca, nella sua autobiografia, pubblicata alla fine del 1999, riporta un episodio significativo circa l’esclusione di Pantani. Secondo questo racconto, una persona, qualificatasi come membro di un clan della camorra, gli avrebbe consigliato di effettuare una forte scommessa sugli avversari di Pantani, affermando che “il pelatino” non sarebbe arrivato a Milano. All’epoca, Vallanzasca si rifiutò di rispondere al P.m. Giardina, ma ora le cose potrebbero cambiare.

IL FATTO- Gli inquirenti hanno già in mente una mezza ricostruzione di come si siano svolte le cose. Il sangue del Pirata sarebbe stato deplasmato (operazione possibile, come testimoniato dai medici), e ciò spiegherebbe il motivo per quali il valore l’ematocrito sarebbe schizzato a 51 (il limite consentito dall’Uci è 50), contro il 48 della sera precedente, quando Pantani aveva effettuato il test nella stanza del suo albergo. L’ipotesi del complotto, dunque, è tutt’altro che campata in aria. Come nel caso del possibile omicidio, attendiamo con ansia lo sviluppo nelle indagini.

Matteo Masum

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