Simone Viscardi
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Storie di Sport: il Milan e la ‘Fatal Verona’

Per ben due volte nella loro storia i rossoneri hanno dovuto seppellire i sogni di gloria nella città dell'Arena. Storie sportivamente tragiche che hanno contribuito al mito della "Fatal Verona"

Storie di Sport: il Milan e la ‘Fatal Verona’
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Verona è magnifica. La maestosa eternità dell’Arena, lo splendore dell’architettura del centro storico e la poesia dei ponti sull’Adige al tramonto ne fanno uno dei gioielli del Nord Italia. Verona, però, sa anche essere letale. Come insegna la storia di due giovani innamorati, narrata magistralmente dal “Bardo di Avon“, noto ai più col nome di William Shakespeare, la città scaligera può essere teatro di cuori spezzati e sogni infranti. Al pari di Romeo e Giulietta, anche il Milan e lo Scudetto hanno visto naufragare la loro storia d’amore all’ombra della Torre dei Lamberti. Storie tristi, vicende malinconiche, che hanno fatto fiorire la leggenda della Fatal Verona.

CAPITOLO PRIMO – Nel maggio del 1973, il Milan si preparava a celebrare un traguardo storico. Dopo aver condotto in testa praticamente tutto il campionato, la squadra capitanata da Gianni Rivera era a un passo dal 10° titolo di Campione d’Italia, e alla possibilità quindi di fregiarsi sulle maglie della tanto ambita Stella. L’allenatore, il Paron Nereo Rocco, non era tranquillo, nonostante il calendario opponesse la sua squadra al modesto Verona, mentre le inseguitrici Lazio e Juventus erano impegnate contro Napoli e Roma. I motivi erano molteplici. In primis, il fatto che lui stesso non potesse – per squalifica – sedere in panchina a guidare i suoi ragazzi, lasciando spazio al giovane vice Giovanni Trapattoni. In secondo luogo, a preoccupare il tecnico triestino erano le condizioni fisiche della propria formazione, costretta dal Leeds ad una vera e propria battaglia nella finale di Coppa delle Coppe di qualche giorno prima. Oltretutto, la sfida europea aveva anche lasciato come strascico l’infortunio di Schnellinger, perno difensivo dei rossoneri. I timori del Paron si manifestarono in tutta la loro concretezza già dal calcio d’inizio. Al Bentegodi sembrava essere scesa in campo solo una squadra, e la maglia per sfortuna dei milanisti era di colore blu. Alla mezz’ora i padroni di casa erano già sul 3-0, prima che un timido singulto d’orgoglio rossonero riportasse gli ospiti in partita. Nella ripresa, il Verona dilagò fino al 5 a 1, con i rossoneri capaci di accorciare sino al finale di 5-3. Sugli altri campi le notizie sembravano però miracolose: la Lazio aveva perso a Napoli, mentre la Juve stava pareggiando allo scadere contro la Roma. A gelare il sangue di Rocco e del suo popolo ci pensò Antonello Cuccureddu, ruvido stopper sardo dal feeling consolidato con la porta. Un suo missile a 3 dalla fine infranse la porta romanista e le speranze di titolo del Diavolo. Una beffa del genere sembrerebbe irripetibile nella Storia di un club, e invece…

Van Basten getta la maglia in Verona-Milan 2-1.

Van Basten getta la maglia in Verona-Milan 2-1

CAPITOLO SECONDO – Nel 1979 arrivò la tanto agognata Stella, ma la maledizione di Verona continuò ad aleggiare sopra il Milan, che nei successivi anni conobbe una crisi societaria senza precedenti, oltre che l’onta – per ben due volte – della Serie B. A risollevare le sorti del Diavolo ci pensò Silvio Berlusconi, che nel 1986 rilevò il club e a suon di miliardi lo fece rinascere. Nel 1990, il Milan era indiscutibilmente la squadra più forte del Mondo. Dopo aver vinto lo Scudetto nell’88, e aver concentrato gli sforzi l’anno seguente sulla Coppa dei Campioni, il Milan tornò prepotentemente alla carica del titolo italiano. L’unico capace di opporsi al team più forte del pianeta, in quella stagione, fu il miglior giocatore del globo terracqueo, Diego Armando Maradona. Col suo Napoli il Pibe tenne testa al Milan degli olandesi, orchestrato alla perfezione da Sacchi. Ancora una volta, a decidere le sorti del tricolore fu Verona. Memore della beffa di 17 anni prima, il Milan partì al massimo, schiacciando gli avversari nella propria metà campo. Al gol del vantaggio di Marco Simone la storia sembrava scritta, ma il pareggio improvviso dei padroni di casa, firmato da Sotomayor, rigettò i rossoneri nello sconforto. Il nervosismo la fece da padrone in casa Milan: prima Sacchi si fece cacciare per proteste dall’arbitro Lo Bello, poi Rijkaard lo seguì per doppia ammonizione; infine, anche Van Basten finì anzitempo sotto la doccia per il plateale gesto di togliersi la maglia e lanciarla all’indirizzo del direttore di gara. All’espulsione di Costacurta, che lasciava il Milan in 8, arrivò il patatrac. Gol di Pellegrini, Verona batte Milan 2 a 1, scudetto al Napoli. Per la seconda volta i rossoneri vennero beffati dagli scaligeri, confermando la bellezza ingannevole di una città che incanta e tradisce, e dimostrando una volta per tutte il detto che recita:”Errare è umano, ma perseverare è diabolico“.

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