Elisa Belotti
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Della serialità: da Le mille e una notte a Twin Peaks

Il grande ritorno di David Lynch sul piccolo schermo: dopo venticinque anni torna tutta la combriccola di Laura Palmer

Della serialità: da Le mille e una notte a Twin Peaks
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Twin Peaks

Twin Peaks

IL NOSTRO SPIEGABILISSIMO BISOGNO DI SERIALITA’- Quante serie tv seguite? Se la risposta che vi date va da “una” in su, potete saltare le prossime tre righe. Ah, siete davvero tra i pochi che nel 2014 non seguono neanche una serie tv? Ma nemmeno da adolescenti (che so Beverly Hills 90210, Dawson’s Creek, Gossip Girl…)? Ok, allora, facciamo così: quante serie tv segue il vostro migliore amico? La serialità televisiva ha ormai raggiunto il suo massimo storico di pervasività. Mettersi a contare le serie tv che vanno in onda settimanalmente è un compito che richiede una certa fatica. Di primo acchito, questo fenomeno può sembrare avere radici nella contemporaneità. Ci sbagliamo. Lo insegna anche Milly Buonanno. Quello che sembra essere un piacere superficiale, da fruire tanto per passare il tempo, si radica in un bisogno atavico: gestire la nostra paura della morte. «Aspetta un attimo, tu mi stai veramente dicendo che mi sparo sei puntate di Lost la sera con una birra in mano perché ho paura di morire? Finiamola!», lo starete pensando in tanti. Avete perfettamente ragione: che scatole. Eppure sì, è parzialmente così: state accettando di lasciarvi affascinare da un orso polare su un’isola tropicale piena di naufraghi perché è un buon modo per tenere le briglie al vostro primordiale terrore di tirare le cuoia. Uno tra gli esempi più illustri ed esplicativi risale addirittura al X secolo. Le mille e una notte è una raccolta di novelle orientali. In estrema sintesi, la cornice narrativa è la seguente: un re persiano scopre di essere stato tradito da una delle sue mogli e, nutrendo un tremendo odio verso il genere femminile, decide di uccidere ognuna delle sue future spose una volta conclusa la prima notte di nozze. Questo avviene finché la figlia dei Gran Visir (Sharāzād) si offre come futura moglie/vittima. Lei ha un piano per scampare alla morte e permettere la fine di questo eccidio: ogni notte racconta una storia al re, senza concluderla. Rimandando perpetuamente il finale al giorno seguente, stimola la curiosità del re: lui rinuncia al suo potere di ucciderla perché vuole sapere come va a finire la storia. Così per milleeuna notte. Lo stesso accade a noi: i registi sono i nostri Sharāzād e ci salvano dalla forza distruttrice che ci abita, e rimandano la morte di ciò che faremmo a pezzi, e rimandano la morte dei personaggi che abitano le nostre fantasie e con la loro, rimandano anche la nostra, perché senza di noi quelle stesse fantasie non esistono. E così siamo salvi: vivi, rapiti e salvi; almeno per mille e una notte.

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QUEL FASCINO TUTTO SUO CHE HA TWIN PEAKS «Chi ha ucciso Laura Palmer?» se siete troppo giovani per aver sentito almeno una volta questa frase (e quindi siete per forza giovani giovani giovani) provate a pronunciarla davanti ai vostri genitori o ai vostri zii e se ne trovate uno che non sa di cosa si tratti, portatemi le prove o non vi crederò. Per chi non lo sapesse, Twin Peaks è una serie televisiva ideata da David Lynch (il tizio con il ciuffo strano, che fa film strani e rilascia dichiarazioni di questo genere: « Il film è mio e ci metto tutti i conigli che voglio») e Mark Frost, trasmessa tra il 1990 e il 1991. Non stiamo parlando di una serie televisiva qualunque, ragazzi. Stiamo parlando di qualcosa di strepitoso che ha condizionato per sempre il modo di fare tv e che si è insediato nella cultura contemporanea per non uscirne più. Twin Peaks è una minestra di generi (dalla soap opera, alla parodia della soap opera, all’horror, al comico) ma ha uno stile impeccabile. La storia è assurda, ma l’atmosfera ti rapisce al punto che se ti chiedessero di disegnarti un mondo in cui scappare ogni tanto, per quanto macabro, inquietante e bizzarro, risponderesti che l’hanno già disegnato per te: Twin Peaks. Perché stiamo parlando di tutto questo? Perché Twin Peaks torna. Nel 2016 uscirà la terza stagione di questo capolavoro del piccolo schermo. E dovevamo aspettarcelo, quel genio di Lynch aveva forse già pensato a tutto. In una puntata degli anni ’90, Laura appare in un  inquietantissimo sogno al detective Dale Cooper e dice: «I’ll see you again in 25 years», ci vediamo tra 25 anni. Indovinate un po’ quanti anni saranno trascorsi da quella puntata nel 2016? Già. 25. E non venite a dirmi che non è un genio. Non si sa ancora molto su quanto questa terza stagione ci riserverà, se non che si cercherà di sciogliere alcuni nodi irrisolti delle stagioni precedenti, che sarà ambientata ai giorni nostri e che torneranno alcuni dei vecchi attori (ovviamente Kyle MacLachlan, l’agente Dale Cooper). Potremmo stare qui a parlare di quei folli personaggi (non uno senza stranezze, non uno con una vita ordinaria, non uno che non inquieti o faccia ridere), delle visioni di Cooper, della bellezza di Audrey Horne (interpretata da una seducentissima Sherilyn Fenn), dell’angoscia che provoca Bob (Frank Silva), dell’ilarità suscitata da Lucy e Andy (Kimmy Robertson e Harry Goaz), o cosa non regge in quello strano giro di droga. Potremmo sbizzarrirci a parlare della signora Ceppo (Catherine E. Coulson) o di quella benda da pirata di quella matta di Nadine Hurley (Wendy Robie). Ma una delle cose più belle di Twin Peaks è che si lascia scoprire offrendo sempre cose nuove. E allora non rubiamoci questa meraviglia. Scopritele da voi. Vi hanno disegnato un bel mondo. Buttatevici.

Elisa Belotti

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