Davide Terraneo
No Comments

Italia, l’impronta di Conte sulla nazionale azzurra

L'ex tecnico bianconero ha portato in nazionale le idee che gli hanno permesso di fare fortuna con il club torinese. Analizziamo la nuova squadra azzurra

Italia, l’impronta di Conte sulla nazionale azzurra
Decrease Font Size Increase Font Size Text Size Print This Page

Dopo la terribile avventura mondiale in Brasile e le dimissioni di Prandelli, l’Italia ha deciso di ripartire dal tecnico che con la sua filosofia di gioco ha permesso alla Juventus di tornare a vincere la massima serie, ripetendosi per ben due volte. L’arrivo di Antonio Conte ha fatto storcere il naso ai suoi oppositori, ma per ora la nazionale ha fatto bottino pieno. Proviamo ad analizzare come la squadra azzurra è cambiata da quest’estate dal punto di vista tattico.

La probabile formazione con cui Conte schiererebbe l'Italia

La probabile formazione con cui Conte schiererebbe l’Italia

IL MODULO – L’ex bianconero ha trasferito nell’Italia il 3-5-2 professato nel triennio torinese, puntando sulla solidità difensiva garantita da tre centrali di altissimo livello come Bonucci, Ranocchia e Chiellini, schierati nelle ultime due partite. Se Buffon resta una certezza tra i pali, anche le alterative Astori (titolare in Norvegia) e Ogbonna non sembrano essere abbastanza soddisfacenti. Gli esterni di centrocampo sono invece un dubbio per il mister: la coppia Darmian-De Sciglio schierata nei primi due match ufficiali sembra dare maggiori garanzie rispetto al duo Candreva-Pasqual visto contro Malta. Per quanto riguarda il centrocampo, quando Pirlo c’è è intoccabile, al contrario dei vari De Rossi, Florenzi, Giaccherini, Marchisio e Verratti, in lizza per i due posti da mezzala per completare la linea mediana. In attacco, Immobile è un punto fermo perché bravissimo ad attaccare la profondità, ma quando gli spazi sono chiusi sembra soffrire. L’altra punta è invece un dilemma irrisolto: Zaza, Pellè e Destro non danno l’apporto in un ruolo fondamentale per lo schema utilizzato.

LA FASE OFFENSIVA – La nazionale di Conte, quando ottiene il possesso della sfera, organizza l’azione lentamente e con molta precisione. La difesa fa girare il pallone fino a servire generalmente uno dei centrali,  che poi scelgono se allargare sulle fasce o cercare la profondità per gli attaccanti. L’impressione è che le punte azzurre preferiscano la seconda opzione, come avvenuto contro l’Olanda e nel secondo tempo con la Norvegia, quando con gli ampi spazi concessi dalle difese avversarie erano molto leste a creare opportunità preziose. Ma se gli avversari si chiudono e non concedono la possibilità di verticalizzare la decisione ricade sui laterali, che generalmente hanno il compito di puntare l’uomo e cercare il cross all’interno dell’area, dove ai due attaccanti si aggiunge la mezzala opposta al lato dell’azione. Manovra che richiede di liberare lo spazio per un esterno: per questo motivo si cerca frequentemente di creare più densità da una parte del terreno di gioco per  poi ricorrere al cambio di gioco e creare la situazione di uno contro uno citata in precedenza. Il limite maggiore dell’Italia sembra proprio essere quello di non essere in grado di sbloccare la partita quando gli spazi scarseggiano. Ecco perché contro le modeste retroguardie di Azerbaijan e Malta sono arrivate solo tre reti, tutte sullo sviluppo di calci piazzati.

LA DIFESA – Con una fase offensiva così compatta e raramente sbilanciata, la difesa può permettersi di evitare il rischio di rincorrere gli avversari a campo aperto e arretrare di qualche metro, contando sul supporto di un centrocampo che non si avventura molto nella trequarti opposta. Il pressing alto condotto dagli attaccanti cerca di mettere in difficoltà le formazioni fronteggiate e le costringono a giocare con pochissimo tempo per riflettere, causando spesso errori. In questa fase la difesa si dispone a 5 con i laterali che rientrano, e i tre centrocampisti centrali vanno a formare un rombo a protezione della difesa, con l’ausilio dell’attaccante più arretrato. Con un’organizzazione così perfetta risulta difficile penetrare e rendersi pericolosi, permettendo a Buffon di non avere eccessivi affanni. Finora è impossibile lamentarsi dell’operato di un tecnico che ha vinto ogni incontro disputato, ma risolvere il problema dell’attacco sarà fondamentale per evitare di incespicare nel cammino per gli Europei. La caccia al bomber italiano è aperta. Spetta a Conte trovare la soluzione a questo rompicapo.

 

Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *