Enrico Steidler
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Premier League, il campionato più bello della Via Lattea

E' giusto dire che la massima divisione inglese è il torneo di calcio più bello del mondo? No, è riduttivo...

Premier League, il campionato più bello della Via Lattea
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Esistono altre forme di vita “intelligente” nell’universo? Sì, esistono, e lo sappiamo con certezza. Malgrado i tentativi di insabbiamento della verità messi in atto dai governi di tutto il mondo e dalla Nasa, infatti, l’esistenza del pianeta Thàmarron – la grossolana realtà aliena da cui provengono molti calciatori e dirigenti della nostra Serie A – è un dato di fatto ormai assodato, e quello della “casa” dei visitor burini è solo uno dei mille esempi che si potrebbero fare al riguardo. D’altra parte, la scienza parla chiaro: solo nella nostra galassia si contano più di 200 miliardi di stelle, e la possibilità che il pianeta della Fifa e della Figc sia il massimo sforzo creativo compiuto dalla Natura è molto più remota – matematicamente parlando – di un calcio senza trucchi, doping e scommessopoli varie.

Barclay's Premier LeagueFOOTBALL APPEAL – C’è però, accanto a questa certezza assoluta, un’altra verità assiomatica che nessuno studioso serio si è mai azzardato a mettere in discussione: da nessuna parte, nell’universo, neppure nell’angolo più sperduto o ricco di civiltà, si potrà mai trovare un campionato di calcio bello come la Premier League inglese. Capiamoci. Se si parla di bellezza, qualità che appaga l’animo più di ogni altra cosa e che tuttavia sfugge a un’individuazione rigorosamente scientifica, il livello tecnico è una componente importante, e sotto questo aspetto il calcio d’oltremanica si è fatto spesso superare, in passato, da quello di altri Paesi, Italia inclusa. Ma il punto non è questo. Se si guarda alla bellezza, infatti, la prima cosa che si cerca, si nota e si apprezza è il fascino, e in quanto ad appeal il calcio inglese non si batte, nè qui sulla Terra nè altrove.

LIGHT YEARS – Sarà che sono stati proprio gli inglesi a inventare questo sport, e che il loro è il torneo di football più antico del mondo; o sarà – anche – per quel “tocco”, per quella grazia inconfondibile che contraddistingue tutto ciò che gli isolani fanno con amore (dal curare il giardino al servire il tè, dal disegnare il simbolo di un club sportivo al comporre il suo inno), ma sta di fatto che il look della Premier League – e della Championship, della League One, ecc. – è semplicemente unico e inarrivabile. Di sicuro, noi siamo ad anni luce di distanza. Provate a immaginare un Sunderland-Aston Villa qualunque allo Stadium of light, uno dei tanti impianti da bave alla bocca che in Inghilterra sono la regola e in Italia un sogno quasi sempre proibito, e poi paragonatelo a un qualunque Empoli-Chievo disputato nello “stadio dell’Ikea” – così i tifosi viola hanno velenosamente ribattezzato il “Carlo Castellani”: un abisso, vero?

NIENTE ISTERISMI, SIAMO INGLESI – Non è, però, solo una questione di estetica, di “atmosfera” e di appagamento dei sensi a 360 gradi. No, c’è di più, molto di più, ed è in questo che la distanza fra noi e loro (ma anche fra loro e quasi tutti gli altri) diventa davvero siderale e incolmabile. Sentire i tifosi che cantano a squarciagola “Que sera sera, whatever will be will be” anche se la squadra del cuore ne sta prendendo 4 in casa dall’ultima in classifica, ad esempio; oppure vedere i giocatori che se la giocano sempre e comunque, tanto che si vinca o si perda ci si ritrova tutti al pub davanti a una birra; oppure, ancora, accorgersi che il calcio – in quel Paese dove gli Hooligan sono solo un lontano ricordo – non è vissuto come una fede malata, e che la qualità del gioco è la prima a risentire positivamente di un clima dove la “salute” prevale sulla necessità “patologica” di fare punti ad ogni costo.

Se poi a tutto ciò – che pure basta e avanza – aggiungete un livello tecnico medio che è sempre stato fra i primi della classe e che ora è probabilmente al top (il campionato dell’anno scorso, uno dei più spettacolari e palpitanti della storia del calcio d’oltremanica e non solo, la dice lunga in tal senso), allora non c’è davvero storia: la Premier League non si batte, diciamolo, nè qui sulla Terra nè su Alfa Centauri. Cercate pure, se volete, ma è una mission impossible.

Enrico Steidler

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