Antonio Casu
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Vieri e Belotti: anche i panzer possono essere leggeri

L'elogio dell'esplosività fisica e la leggiadria di due danzatori. La macchina del tempo di "Ritorno al futuro" viaggia alla scoperta di due bomber con la B maiuscola

Vieri e Belotti: anche i panzer possono essere leggeri
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Immaginate di essere dentro ad una macchina del tempo, ma il tempo stesso non c’è, si è fermato. Due storie da raccontare, due campioni dello sport a confronto, il passato ed il presente si uniscono in un unico racconto. Tutto questo, e molto altro, in “Ritorno al futuro”, la nuova rubrica del mercoledì di SportCafe24.

Christian Vieri ha trovato il suo erede: è Andrea Belotti

Christian Vieri ha trovato il suo erede: è Andrea Belotti

LA LEGGEREZZA DEL PANZER – Il calcio è uno sport strano perché è in grado di rendere leggera ogni cosa, anche il panzer più pesante. Ogni squadra ha un carro armato che vaga disordinatamente per il campo, alla ricerca della strada maestra. Il passo è particolare, non ha quasi mai lo scatto delle grandi ali, raramente ha idea di cosa fare del pallone. Arriva però un momento in cui entra nella trequarti avversaria e all’improvviso si evolve, come d’incanto. Il panzer ritrova ordine e idee, diventa cinico e sicuro. Capita addirittura che diventi leggero e scagli il pallone in porta con un mix letale di potenza ed eleganza. Il panzer si trasforma in un cigno ed il calcio regala l’ennesima magia. Christian Vieri (ieri) e Andrea Belotti (oggi) interpretano il ruolo come meglio non avrebbero potuto. L’arte del bomber sottostà a leggi particolari, spesso inspiegabili.

CHRISTIAN VIERI, UN RUGBISTA PRESTATO AL CALCIO Arrogante, spocchioso e irritante, ma terribilmente efficace. Vieri era fatto così, dentro e fuori dal campo. Non si gli poteva chiedere sostegno alla costruzione delle manovre offensive, ma al momento giusto era lì, davanti alla porta, pronto a buttarla dentro. Dotato di una fisicità paurosa, era in grado di segnare in qualunque modo: di testa, con un ginocchio, con una cannonata da fuori area e persino dalla linea di fondo. Quando saltava per impattare il pallone, ai difensori avversari non restava altro che recitare una preghiera e sperare che la sfera finisse fuori. Bobo aveva il senso del gol nel sangue ed una forza letale nei piedi. Se fosse diventato un campione di rugby, nessuno si sarebbe sorpreso. Ogni tanto scambiava l’esigenza del gol con quella di una meta, ma la volta successiva era pronto a rifarsi. Alla spietata irruenza del panzer univa la capacità di disegnare palombelle delicatissime. Una carezza sulla fronte del portiere avversario dopo cento pugni. Un po’ Ivan Drago, un po’ Roberto Bolle.

IL GALLO NON ALZA LA CRESTA – Andrea Belotti è l’erede ideale della dinastia italiana dei panzer. Ha conquistato un primo trono, la Serie A, ne ha conquistato un altro, la maglia dell’Under 21, ma non gli basta. Un re non è mai tale se non ha più di una corona in testa. È giovane, giovanissimo, ma ha già la cattiveria agonistica dei grandi campioni. Alla forza irriverente unisce umiltà e semplicità, timidezza e concretezza. Di Vieri ha la veemenza nelle incornate con cui impallina gli avversari, il tiro violento e la profondità, ma non il carattere. Belotti è un gallo che non alza la cresta, si limita a mostrarla quando segna. Non appena ha un’occasione, la sfrutta. Non ha due piedi eccezionali, ma la fame dei fenomeni. Cambiano i palcoscenici, ma Belotti resta sempre lo stesso. Che sia un pallone semplice o difficile, gli interessa unicamente buttarla dentro. Conte lo aspetta, lui lo sogna la notte. Di Biagio intanto se lo coccola gelosamente. Per osservare la curiosa metamorfosi di un gallo in ariete è sufficiente andare a Palermo. Per osservare la reincarnazione calcistica di Christian Vieri l’indirizzo è lo stesso. I riflettori dovranno essere puntati unicamente sulla trequarti avversaria, sennò Belotti si nasconderà chissà dove. Maledetti panzer…

@antoniocasu_

 

 

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