Antonio Guarino
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Serie D, quando la passione diventa “Social”

Come la "Social Mania" ha contagiato anche le società di Serie D: ce ne occupiamo nell'approfondimento settimanale di "A tutta D" su SportCafe24

Serie D, quando la passione diventa “Social”
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I modelli comunicativi hanno raggiunto una fruibilità e una variabilità tali da interessare, oramai, qualsivoglia aspetto del nostro vivere quotidiano. Uno sviluppo ed un’evoluzione, in tal senso, cui la diffusione dei Social Network ha fornito una spinta a dir poco decisiva col risultato che nessuna realtà, anche la più piccola e lontana nel mondo, possa fare a meno di “poste “tweet per farsi conoscere o semplicemente rendersi visibile. Volendo attualizzare e trasportare tale riflessione nel contesto calcistico, potremmo identificare le realtà più piccole e lontane con quelle della società di Serie D che, sradicatesi da tempo dall’anacronistica concezione di meri contesti aggregativi in cui si diffondono e si salvaguardano i valori primordiali del “fare sport insieme”, hanno adottato diverse strategie ed iniziative per promuovere la propria attività, sia fuori sia dentro il rettangolo verde. E anche loro, come un po’ tutti noi, lo fanno a colpi di “post” e “tweet”.

SportCafe24 – attraverso la sua rubrica “A tutta D” – è andato a curiosare tra le pagine di Internet per mostrarvi come le squadre di Serie D (ma il discorso è tranquillamente ampliabile all’intera dimensione dilettantistica del calcio nostrano) cavalchino l’onda del web attraverso profili e pagine, nati ad hoc per creare un filo diretto con i propri fans, tifosi o semplici appassionati.

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SOCIAL MANIA  Premesso che tutte le 166 società iscritte al campionato di Serie D 2014/15 hanno un sito Internet o un blog in rete regolarmente “navigabili”, in questa nostra curiosa analisi abbiamo preso in considerazione i due “Social” più noti a tutti gli argonauti e i naviganti della rete, Facebook e Twitter, notando come tra tutte le squadre, solo 23 di queste non hanno un proprio profilo social.

TAGGAMI!  Il portale di Mark Zuckerberg è onnipresente, con le sole Olimpia Colligiana e Vis Pesaro ad essere esclusivamente presenti in rete con un profilo Twitter. Il girone più “socialmente” diffuso è quello F, dove tutte le società hanno adottato una propria identità Web Available. Viceversa, quello ad essere meno presente nel World Wide Web è il girone E, delle cui 18 squadre ben 5 (Pianese, San Donato Tavernelle, Trestina, Virtus Flaminia e Voluntas Spoleto) non hanno un proprio account.

SEGUIMI! – Gli account più seguiti? Su Facebook il primato appartiene al Piacenza con i suoi 7.123 seguaci (potrebbero aumentare anche mentre noi vi scriviamo e voi ci leggete), in un podio virtuale completato dall’Akragas (6.275 “Mi Piace”) e Taranto (6.171 sostenitori). Quest’ultime due si confermano tra le più seguite e “socializzate” anche nella graduatoria di Twitter, con la squadra pugliese in vetta con 1.684 followers e quella agrigentina terza con 1.162 fans. Tra le due si piazza il Sorrento: la compagine campana, infatti, è la seconda più seguita sul portale californiano con i suoi 1.405 followers.

USI E COSTUMI – Come vengono utilizzati questi profili? Nei modi e per gli usi più disparati e diversi tra loro. Ecco allora che sul web vengono pubblicizzate le gare delle squadre, a partire dai “Grandi” per scendere sino alle attività dei settori giovanili. Le news sparse in rete vengono raccolte e selezionate, creando vere e proprie “Rassegne Stampa” per i tifosi. Le dichiarazioni pre e post gara diventano immediatamente consultabili da tutti e i volti – ai più sconosciuti – di dirigenti, tecnici e calciatori assumono sembianze molto più familiari e note all’intera comunità. Così facendo sono tantissime le giovani leve che, ampiamente a loro agio con i moderni utilizzi della tecnologia e della rete, assecondano la loro passione per il calcio partendo proprio dalla realtà calcistica a loro più vicina, ovvero quella sotto casa. Miracoli della rete? È presto per dirlo, ma di certo c’è che la Serie D – non solo sbarcando in Internet – ha da tempo dimostrato di saper guardare molto più in là dell’orticello di casa, promuovendo e favorendo uno sviluppo delle piccole realtà locali che attraverso lo sport può trovare risorse che, in passato, sono state troppo superficialmente trascurate.

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