Modestino Picariello
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La coperta di Linus della podistica italiana

Quando i vincitori non sono sul podio e gli sconfitti hanno la divisa militare: la vera storia della decima edizione della marcia Deejay Ten di Linus .

La coperta di Linus della podistica italiana
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Del comportamento non sempre perfetto dei gruppi militari negli sport legati all’atletica avevamo già parlato. Speravamo di non doverne scrivere ancora ma purtroppo siamo stati smentiti. Ecco un’altra brutta pagina di antisportività italiana

Salvatore Gambino, qui alla "Corri Gaeta", vero vincitore della Deejay Ten di Linus 2014

Salvatore Gambino, qui alla “Corri Gaeta”, vero vincitore della Deejay Ten di Linus 2014

LA MARCIA E’ UGUALE PER TUTTI…. – E dire che il tutto era partito come bene, anzi benissimo: La Deejay Ten di Linus, corsa su strada non competitiva giunta alla sua decima edizione, aveva di nuovo invaso Milano con oltre 20000 iscritti . L’origine è abbastanza nota: il popolare conduttore radiofonico è stato folgorato in età avanzata sulla strada di Damasco della marcia ed allora fa di tutto per promuoverla e invogliare alla prova. Va da sé, quindi, che la sua organizzazione è palesemente non professionistica, volta a pubblicizzare i non-corridori e più adatta a promuovere un movimento. Linus, per conto suo, ha ormai partecipato alle più importanti esibizioni del mondo, in maniera sempre assai social, ha scritto anche un libro sull’argomento, insomma ha condiviso la passione, ma per conto suo, appunto, dopo esser diventato un professionista ottimamente allenato. I suoi eventi invece sono ufficialmente per non professionisti (letteralmente, non per atleti Top, distinzione tutta in seno all’atletica) e come tali sono indicati nel regolamento di partecipazione.

 Cosa succede allora? Succede che, in base ad una deroga concessa dagli organizzatori (nb: per il primo anno, Linus non era presente alla Deejay Ten in quanto infortunato) dal Fidal (La Federazione di Atletica, insomma) e dagli stessi gruppi militari, alcuni atleti professionisti dei corpi militari hanno gareggiato alla Deejay Ten, stracciando ovviamente tutti gli altri, prendendosi il podio completo e tutta la pubblicità e i riconoscimenti (già scarsi di loro) per “l’impresa”. Tanto per precisare, il podio maschile è andato tutto alla Guardia di Finanza, quello femminile è stato più variegato: Fiamme Azzurre (ovvero Polizia Penitenziaria!), Esercito e Fiamme Gialle. Non farò i nomi apposta, ma la Fidal li ha celebrati sul proprio sito come se avessero vinto davvero, e non una gara a cui non potevano partecipare.

Per la cronaca i veri vincitori, da regolamento, sono (anzi sarebbero) stati, Salvatore Gambino e Simona Baracetti. Più ci penso e più mi chiedo “che senso ha vincere così”? Da calciatori di serie A contro i dopolavoristi? Poi faccio qualche ricerca e scopro che più o meno tutti i vincitori venivano da annate e prestazioni (ufficiali e professionistiche però) non esattamente “esaltanti”. Il senso di tutto? Sono andati lì, in pratica, per poi poter fare così. E questo mi mette tanta, tanta tristezza ed è forse uno dei motivi impliciti per i quali preferisco il calcio: lì i professionisti (quasi tutti), la passione l’accendono, non vanno spegnendola.

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