Giuseppe Folchini
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Flop a catinelle, ma la Guzzanti ha il boss nella manica

Sabina Guzzanti , in merito al processo di Palermo, solidarizza con i boss. Dimenticando le vittime. Il flop del suo film, potrebbe esserne la causa

Flop a catinelle, ma la Guzzanti ha il boss nella manica
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Sabina Guzzanti contro Napolitano: fate assistere i mafiosi alla deposizione

Sabina Guzzanti contro Napolitano: fate assistere i mafiosi alla deposizione

SOLIDARIETA’ AI BOSS.E LE VITTIME ?- Non so se Sabina Guzzanti abbia sbroccato per il pessimo esordio del suo docu-film “La trattativa“. Non so nemmeno cosa si aspettasse, in un paese, dove il miglior incasso al cinema di sempre,  è stato registrato da “Sole a catinelle” di Checco Zalone. Di sicuro so che ora se ne parlerà di più di quel film. Solidarizzare con Totò Riina e Leoluca Bagarella-marketing o no- è molto di più che battersi per i loro diritti: direi che è farla fuori dal vaso, e di parecchio. Magari se Sabina Guzzanti avesse solidarizzato con i famigliari delle vittime di via Palestro e di via dei Georgofili, sarebbe stato più apprezzabile. In causa come parti civili, toccherà loro la stessa sorte degli  aguzzini: non potranno ascoltare la testimonianza di Giorgio Napolitano.

CERCHIOBOTTISMO – Ora se si autorizza un audizione del Presidente della Repubblica, anche tutto il contesto operativo deve proseguire come consuetudine, altrimenti meglio evitarlo  immediatamente -come nella la vicenda delle conversazioni telefoniche con l’ex presidente del Senato Nicola Mancino- piuttosto che  essere presi per i fondelli. L’usuale cerchiobottismo, che contraddistingue parti dei poteri dello Stato, voleva mostrare all’opinione pubblica un Quirinale di vetro ed al presidente  una magistratura rispettosa. L’astuta mossa degli avvocati dei boss, ha smontato il castello di carta.

AL QUIRINALE NON INTERESSA L’OPINIONE PUBBLICA – Alla fine nessuno vuole andare fino in fondo. Riina e Bagarella sono pluricondannati e la testimonianza non influirà sulla loro sorte. Dell’opinione  pubblica lo staff del Colle, se ne impippa. Re Giorgio ormai ha chiuso la sua carriera politica in bellezza, non gli serve il consenso popolare. Ne lo ha mai cercato; non è un mistero che Napolitano consideri una iattura che chiunque non abbia frequentato la Bocconi o la Sorbona, possa fare politica. Spocchia presente ben prima dell’avvento dei pentastellati, maliziosi che non siete altro.

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