Antonio Casu
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Wesley Sneijder, il campione precario

Storia di un eterno incompiuto, tanto forte quanto discusso. Il campione olandese si prepara ad una nuova sfida

Wesley Sneijder, il campione precario
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Quanto è dura la vita dei fenomeni: non appena mostrano un lampo di genio, tutti pretendono sempre di più da loro. È la storia di tanti craque ascesi all’Altare di Eupalla. Dare il cento per cento non basta, serve qualcosa in più. Ad ogni momento di genialità, però, molti campioni ne alternano altri di noiosa normalità. Giù dall’Altare allora, l’etichetta da brocchi è subito pronta. Eppure sono fatti così: croce e delizia, prendere o lasciare. Spesso li si attende inutilmente per 89 minuti poi poi vederli dipingere un capolavoro all’ultimo secondo. La carriera di Wesley Sneijder ne è un chiaro esempio. L’olandese vive da anni al confine tra la dolce immortalità sportiva ed il gusto amaro di delusioni giunte ad un passo dalla gloria.

Sneijder ai tempi dell'Inter. Bei tempi...

Sneijder ai tempi dell’Inter. Bei tempi…

WESLEY SNEIJDER, FENOMENO DEL PRECARIATO CALCISTICO – L’olandese volante vive di rendita, una rendita favolosa. Nella stagione 2009/2010 fu il calciatore più forte del mondo. Conquistò l’Europa, sfiorò il mondo e stregò i tifosi dell’Inter, estasiati dalle sue prodezze. Il Triplete mourinhano portò la sua firma indelebile, il Mondiale perso in finale con la Spagna fu il palcoscenico della sua consacrazione. Gli scipparono un Pallone d’oro che sarebbe stato sacrosanto, ma lo conquistò honoris causa. Prima di allora le luci della gioventù all’Ajax e le ombre degli anni del Real Madrid. Era uno dei più forti, ma non lo dimostrava quasi mai. Trattare uno come Snejider da semplice comprimario era un delitto calcistico, eppure un po’ se lo meritava. Tutti attendevano il suo momento, ma il Cecchino di Utrecht lo rimandava continuamente. Colpa sua e di chi non credette abbastanza in lui.

COSE TURCHE!– Sneijder cerca da anni la sua dimensione, ma non ritrova mai quella da divinità vestita di nero e azzurro. Dopo aver chiuso l’epoca dell’epopea interista (con il broncio in faccia), arriva il trasferimento al Galatasaray (2013). Una squadra ambiziosa e piena di soldi. L’olandese diventa il faro della squadra, omaggia il grande Cruijff vestendo la maglia numero 14 e ritrova il sorriso. È solo un’illusione: il Gala non si afferma in Europa e dopo un anno e mezzo si trova immerso in una crisi economica profonda. La squadra viene smantellata, l’arrivo di Prandelli non sistema nulla e Sneijder si trova improvvisamente solo. È l’unica luce di una squadra mediocre. Alterna buone prestazioni a diversi infortuni e partite mediocri, in Turchia così come in Nazionale. Il Galatasaray non ha più i soldi per pagargli lo stipendio (non lo riceve da tre mesi) e Sneijder cerca ora una via di fuga. Il maestro Mourinho lo riabbraccerebbe volentieri, lo United farà un tentativo. Wesley ripartirà per una nuova avventura, ancora una volta. Eupalla attende un trentenne di belle speranze. Non ha smesso di crederci.

@antoniocasu_

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