Simone Viscardi
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I 5 allenatori che hanno cambiato il calcio italiano

Nel corso dei decenni il Calcio si è evoluto, grazie anche alle idee geniali di straordinari allenatori. Ecco i 5 tecnici più rivoluzionari

I 5 allenatori che hanno cambiato il calcio italiano
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In campo ci vanno i giocatori, certo, ma se questi non sono guidati da un uomo forte la loro strada è molto breve. L’Italia è il paese della tattica, e negli anni numerosi allenatori hanno saputo ritagliarsi uno spazio importante. Cinque più degli altri hanno però rivoluzionato il gioco, con storie impossibili da classificare, e pertanto ordinate cronologicamente.

5 – ARPAD WEISZ

Nell’Italia degli anni ’30 il Calcio stava prepotentemente diventando lo soprt nazionale. Merito senza dubbio di atleti leggendari come Meazza o Piola, ma anche delle idee nuove portate da una generazione di tecnici insuperabili. Uno di essi fu l’ungherese Arpad Weisz. Arrivato nel nostro Paese come giocatore, egli ci rimase da allenatore, e alla tenerà età di 30 anni prese la guida dell’Inter. Coi nerazzurri vinse il primo campionato a girone unico della Storia (1929/30), lanciò in prima squadra il “Balilla” Meazza e si impose come miglior allenatore del panorama italiano. Questa nomea gli consentì di trionfare ancora (in Italia e in Europa) col Bologna di Schiavio – da molti considerato il suo vero capolavoro – ma non gli evitò una tragica fine. Weisz, con la sua famiglia, di origine ebraica, subì prima le umiliazioni delle leggi razziali e in seguito l’orrore dei campi di concentramento, morendo ad Auschwitz nel gennaio 1944.

4 – HELENIO HERRERA

Che la vocazione dell’Inter fosse quella di cercare le proprie fortune fuori dai confini nazionali è chiaro già dal nome, ma quella di pescare all’estero gli allenatori più particolari è una sua dote speciale. Nel 1960 Angelo Moratti – al quinto anno di presidenza – punta tutto sull’argentino Helenio Herrera. HH, soprannominato Il Mago per i suoi successi alla guida del Barcellona, fatica a imporre i suoi metodi a Milano. La sua cura maniacale dell’alimentazione e la sua ossessione per slogan e strategie psicologiche vengono mal digerite dallo spogliatoio, tanto che Moratti vorrebbe mandarlo via. Per sua fortuna non lo farà, ed Herrera – col suo Calcio fatto di difesa e contropiede – porterà l’Inter sul tetto del Mondo ripetutamente. Facchetti, Mazzola, Jair, Suarez e Corso formarono l’ossatura di una squadra mitica, anzi, “Magica”.

3 – GIOVANNI TRAPATTONI

All’estero, il termine più abusato per denigrare il nostro Calcio è “catenaccio”, metodo che per anni è stato alla base della preparazione tattica di tutti i nostri allenatori. Quello che più di tutti ha saputo interpretare questa regola è stato senza dubbio il Trap. Trapattoni ha segnato un’epoca, ha dominato il calcio italiano con la sua Juve, fatta di straordinari difensori (Zoff, Gentile, Cabrini e Scirea, tutti campioni del mondo) ma anche di giocatori come Brady e Platini. Scudetti a ripetizione, trofei vari e anche una Coppa dei Campioni (nella maledetta notte dell’Heysel). Negli ultimi 20 anni ha girato – vincendo – l’Europa, e ancora adesso le Nazionali di mezzo Mondo gli propongono panchine. Segno forse che il catenaccio, all’Estero, non dispiace poi così tanto.

2 – ARRIGO SACCHI

Allenatori: Arrigo Sacchi

Allenatori: Arrigo Sacchi

Viene dalla Romagna Arrigo, ma è in Emilia che si è rivelato al grande Calcio. Col Parma dei miracoli stupisce tutti, in primis il Presidente Silvio Berlusconi, che, tra tutti gli allenatori, lo impone alla guida del Milan. Pressing, ripartenza, modulo 4-4-2, sono tutti termini diventati d’uso corrente grazie alla genialità di Sacchi. Evolve il Calcio Totale all’olandese, e proprio grazie all’Olanda trova le sue fortune. Gullit, Rijkaard e Marco Van Basten trascinano i rossoneri a vette mai raggiunte da prima. Arrigo gioca un Football straordinerio (per dirla con le sue parole) e stravolge il concetto stesso di tattica. Imitato da buona parte d’Europa, sfiora il successo anche in Nazionale, arrivando a 11 metri dal titolo Mondiale nella finale di Usa 1994. Oggi, fuori dal calcio a causa dello stress, sciorina ancora tutte le sue conoscenze come opinionista televisivo, anche se a volte non riceve il rispetto dovuto da parte di colleghi con molto meno pedigree.

1 – JOSÈ MOURINHO

Il Freud del Calcio. Se già negli anni ’60 Herrera aveva iniziato a comprendere l’importanza della componente psicologica e motivazionale nel raggiungimento del successo, Mou è stato capace di elevare questo aspetto ad arte. Parafulmine della squadra, Mourinho ha costruito i suoi trionfi lavorando sulla mentalità delle truppe, convincendole di essere sole contro il Mondo e portando tutti a dare il massimo. Non a caso, è andato male solo nell’aristocratico Real Madrid, dove lo snobismo dell’ambiente ha cozzato col suo ego spropositato, impedendo il formarsi di quell’empatia cara al portoghese. Si è rivelato all’Europa vincendo a sorpresa la Champions col Porto, ha riportato la Premier League a Stamford Bridge dopo 50 anni e la Coppa dalle grandi orecchie all’Inter dopo 45. Ha ispirato una generazione di allenatori-condottieri (Conte su tutti) e coniato un vocabolario calcistico nuovo di zecca (Zeru titoli, prostituzione intellettuale, Porque?). What else?

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