Enrico Steidler
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Decreto legge stadi, un piccolo passo nella direzione giusta (o quasi)

La Camera approva con 289 voti favorevoli e 144 contrari il decreto legge che prevede, fra le altre misure, il contributo dei club alle spese sostenute dallo Stato per garantire la sicurezza negli stadi. Ora la parola passa al Senato

Decreto legge stadi, un piccolo passo nella direzione giusta (o quasi)
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“Gli straordinari delle forze dell’ordine impegnate negli stadi devono essere pagati dalle società di calcio, non dai cittadini aveva scritto su Twitter alcuni giorni fa Matteo Renzi commentando il decreto legge in discussione alla Camera e provocando l’ira funesta di Tavecchio e di tutto l’establishment pallonaro, da Beretta a Zamparini. “Propongo – aggiungeva il presidente del Consiglio – d’istituire un contributo sul miliardo di euro dai diritti televisivi, le entrate sarebbero forti. Non mi interessano le percentuali, ma risolvere il problema“.

Matteo Renzi: sua la proposta del nuovo decreto legge

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IL “BRACCINO” FORTE DELLA LEGGE – Era impensabile, persino in un Paese sgangherato come il nostro, che il governo non prendesse provvedimenti dopo i tragici fatti della finale di Coppa Italia, la morte di Ciro Esposito e le penose trattative in mondovisione fra Genny ‘a carogna e i rappresentanti dello Stato. Così è stato, infatti, e il decreto legge approvato a larga maggioranza dalla Camera contiene alcune misure che di sicuro ci avvicinano (poco, ma è già qualcosa) alla soluzione del problema. Vediamo quali.

CONTRIBUTO DEI CLUB – Si tratta di un “prelievo straordinario” che oscilla fra e l’1 e il 3% dell’incasso ricavato dalla vendita dei biglietti. Lo Stato prevede in tal modo di raccogliere circa 4 milioni di euro, ai quali se ne potrebbero poi aggiungere altri 20 imponendo ai club di Serie A e Serie B una tassa del 2% sulla vendita dei diritti televisivi. Si arriverebbe, così, a coprire quasi per intero la somma oggi sostenuta (25 milioni di euro) per retribuire agenti di polizia e vigili del fuoco impegnati durante le partite.

INASPRIMENTO DELLE SANZIONI – Condanne a partire da tre anni di Daspo (fino a un massimo di 8 in caso di recidiva, con obbligo di presentarsi in commissariato) per tutti gli ultrà colpevoli di violenze di gruppo, di comportamenti anti-sociali – vedi alla voce striscioni e cori razzisti – e di altri reati gravi come la rapina e la detenzione di esplosivi. Il diveto di assistere a manifestazioni sportive sarà esteso anche agli ultrà responsabili di crimini compiuti all’estero. Pene molto più severe (fino a un massimo 9 anni di reclusione), inoltre, per i vari “Mister X e Y” del calcioscommesse, nei confronti dei quali sarà consentito anche l’uso di intercettazioni telefoniche.

Blocco delle trasferte e arresto differito – In caso di gravi episodi di violenza il ministro dell’Interno potrà disporre il divieto di trasferta da uno a due anni per le tifoserie responsabili. L’arresto in flagranza differita – cioè anche a distanza di molti giorni dal fatto – è esteso anche a chi è stato condannato per l’esposizione di striscioni offensivi o discriminatori (“Napoli colera” o “Vesuvio lavali col fuoco”, ad esempio). Per gli ultrà recidivi, infine, possono essere adottate anche misure restrittive “estreme” come il divieto o l’obbligo di soggiorno. Last but not least, alle forze di polizia verrà data in dotazione – per ora solo in via sperimentale – la pistola elettrica (Taser).

LA LUCINA IN FONDO AL TUNNEL – Con buona pace di Tavecchio & Co, la decisione di far gravare sui club il costo della sicurezza è urgente e inevitabile. Il cordone ombelicale che lega le società di calcio alle frange più violente delle tifoserie deve essere reciso al più presto, infatti, e un buon modo per riuscirci è colpire i club dove fa più male: nel portafoglio. Certo, era meglio farlo prima dell’inizio del campionato (sotto questo aspetto, il presidente del Coni Malagò, che pure ha avuto parole di elogio per il decreto legge, tutti i torti non li ha), ma meglio tardi che mai. Ci sono però, al di là della questione “soldi”, alcune domande che restano in sospeso, e che sottoponiamo al giudizio del lettore: 1) – Che fine ha fatto la buona vecchia galera? Possibile che la fauna curavaiola più violenta se la debba cavare solo con un po’ di Daspo in più o con misure restrittive che di solito sono riservate a mafiosi e terroristi? Bisogna quindi arrivare a questi livelli per vedere il sole a scacchi? 2) – Perchè spillare quattrini solo alle società di calcio? Non sono innanzitutto gli ultrà a dover rispondere anche economicamente delle malefatte che combinano? 3) – E’ giusto chiedere un contributo per la sicurezza a società come il Chievo, che due anni fa – tanto per dare un’idea – accumulò zero euro di multa contro gli oltre 120 mila di Juventus, Atalanta, Roma e Lazio? 4)- Perchè non sono previsti “bonus” per le tifoserie virtuose?

Bastone e carota, dicevano gli antichi: ecco cosa servirebbe davvero per “risolvere il problema”. Questo decreto legge, invece, a ben vedere, è un bastoncino o poco più, e della carota manco l’ombra. “Non ci sono solo parole, ma anche fatti – commenta il presidente del Coni Giovanni Malagò gonfiando il petto – Fa capire che non si sta scherzando. E mi sembra che le pene sono molto importanti”. Sarà, ma la sensazione è che si stia gabellando il “minimo” per il “massimo“. E’ un passo nella direzione tutto sommato giusta, ok, non c’è dubbio: ma non è con un passo che si va lontano.

Enrico Steidler

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