Enrico Cunego
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Totti-Nedved: non c’eravamo mai amati, in campo e fuori

Il rimprovero da parte del ceco verso le parole del capitano giallo-rosso nel post partita di Juventus-Roma rappresenta solamente l'ultima parte di una reciproca tensione tra i due

Totti-Nedved: non c’eravamo mai amati, in campo e fuori
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Secondo Pavel Nedved Totti dovrebbe togliersi la fascia da capitano

Secondo Pavel Nedved Totti dovrebbe togliersi la fascia da capitano

Se il mio capitano avesse detto quello che Totti ha riferito nel post-partita non so se rimane capitano“. Musica e parole di Pavel Nedved, ex stella e bandiera juventina ed ora dirigente e consigliere d’amministrazione del club bianco-nero. Queste parole rappresentano l’ultimo momento di tensione tra i due, da sempre accomunati da una particolare rivalità. Le parole di Francesco Totti al termine dell’infuocato Juventus-Roma di domenica scorsa (“Arriveremo sempre secondi, che la Juve faccia un altro campionato) hanno ovviamente aperta una voragine immensa nella già tesissima rivalità tra le due società. Piccate repliche sono arrivate anche da Emma Agnelli, moglie del presidente Andrea e dal dg bianco-nero Beppe Marotta. Ed infine anche da lui, l’ex centrocampista ceco già idolo dei tifosi della Lazio. E proprio da questo suo passato partiremo per ripercorrere la “faida” tra i 2.

RIVALITA’ PERENNE – Arrivato in Italia all’indomani degli Europei del 1996 sfiorati con la maglia della propria amata Repubblica Ceca, Pavel Nedved diviene fin da subito uno dei pilastri della super Lazio dell’era Cragnotti, capace di arrivare a vincere trofei come Supercoppa Europea, Coppa delle Coppe e soprattutto lo Scudetto nel campionato 1999-2000. Gli anni laziali del ceco corrispondono alla crescita esponenziale di Totti, che arriva a diventare uno dei giocatori più forti dello Stivale e che punta a portare la Roma allo scudetto. Le stracittadine tra le due acerrime rivali diventano ancora più calde. L’anno dopo dello scudetto laziale tocca proprio alla Roma ritornare a vincere il tricolore a 18 anni dall’ultimo successo. Siamo nel 2001 ed in estate il ceco approda per 70 miliardi di vecchie lire alla Juventus per non far rimpiangere il partente Zinedine Zidane. Sulla carta un’impresa ardua, ma che il buon Pavel assolve nel migliore dei modi, diventando un giocatore fondamentale e trasformandosi in un vero e proprio simbolo di juventinità con la permanenza in squadra nonostante la retrocessione post-Calciopoli. Anno di grazia 2003: Nedved e Totti sono al massimo delle loro straordinarie carriere, il primo trascina i suoi alla finale di Champions League, che salterà a causa di un giallo rimediato nella semifinale di ritorno contro il Real Madrid, mentre il secondo è ormai la stella indiscussa e splendente della Roma di Fabio Capello. Entrambi sono in lizza per il Pallone d’Oro, alla fine la spunterà il ceco. Interpellato sulla meritocrazia del premio, “Er Pupone” scocca la sua freccia: “Per me non lo meritava, avrebbe dovuto vincerlo qualcun’altro, qualcuno che fa divertire“. Parole inequivocabili. Entrambi hanno lottato per essere superiori all’altro, lotta cruda, non c’è spazio per le parole al miele. Dalle parole si passa ai fatti nel febbraio 2006. Coppa Italia, Roma e Juventus si affrontano in una gara che vede un intervento decisamente duro da parte del ceco sull’idolo romanista. Post partito bollente. Totti anche questa volta non va per il sottile: “Un fallo cattivo, lui è un gran provocatore“. Mino Raiola, all’epoca procuratore dell’asso ceco replica così: “Totti fa il leone solo all’Olimpico“. Ed ora, ad 8 anni di distanza nuove dichiarazioni che gettano ulteriore benzina sul fuoco. La reazione del ceco, come nel 2006 è stata dura rispetto alle parole del rivale. Ognuno difende i propri simboli e la propria storia. Non parlate di raffreddare gli animi o di riappacificazione, questa è rivalità vera ed entrambi la sentiranno sempre così. Dentro e fuori dal campo.

Enrico Cunego

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