Simone Viscardi
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L’Empoli di Sarri, un modello da seguire

Con pazienza e fiducia, l'Empoli è diventato una delle rivelazioni della Serie A. Merito dei propri uomini, e della giusta interpretazione della parola progetto

L’Empoli di Sarri, un modello da seguire
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C’è una parola, nel vocabolario del calcio italiano, della quale più di ogni altra è stato fatto un abuso smodato negli ultimi anni. Il termine in questione è quello di “progetto”, sempre presente nelle bocche di allenatori e presidenti, a qualsiasi latitudine e in qualunque categoria. Progetto che quasi sempre fa rima col concetto di giovani, anche se poi le squadre in questione non perdono tempo a infarcire le proprie fila con anziani mestieranti, o a cacciare l’allenatore dopo qualche risultato sgradito. Per fortuna, nello spazientito cosmo del football made in italy esiste una piacevole eccezione, l’Empoli.

Maurizio Sarri, tecnico dell'Empoli.

Maurizio Sarri, tecnico dell’Empoli.

SARRI’S BOYS – Lontano dallo stress e dalle pressioni delle metropoli, l’Empoli ha saputo nel corso degli anni ritagliarsi il ruolo di isola felice del calcio “provinciale”. Il presidente Corsi ha avuto coraggio, affidando il ruolo di allenatore a un debuttante assoluto come Maurizio Sarri. Il tecnico napoletano è riuscito a conquistare la fiducia dell’ambiente grazie a due anni superbi, coronati dalla promozione in Serie A dello scorso campionato. Grazie alla determinazione, a una rosa di giocatori inesperti ma affidabili, a qualche senatore del calibro di Maccarone e Tavano e a dei giovani di ottime speranze. In altre parole, grazie a un progetto vincente.

FUTURO ROSEO – Rispetto ad altre squadre della sua categoria, l’Empoli non ha stravolto la propria rosa dopo il secondo posto raggiunto nello scorso campionato cadetto. Così, invece che ingaggiare ex campioni imbolsiti, prestigiosi più di nome che di fatto, ha voluto confermare gli uomini della cavalcata verso la massima serie. I toscani, dopo un avvio difficile (sconfitte comunque preventivabili contro Udinese e Roma) hanno iniziato ad inanellare una serie di buonissime prestazioni, a cominciare dal pareggio col Milan fino ad arrivare al successo rotondo sul Palermo. In evidenza si sono messi soprattutto i giovani, a dimostrazione che la carta d’identità non è un limite se ad essi viene data fiducia. Pucciarelli e Verdi sono delle piacevoli sorprese, mentre Rugani ha confermato quanto di buono fatto vedere nello scorso campionato. Proprio il centrale difensivo aveva anche ottenuto la convocazione di Antonio Conte in nazionale, prima di essere rispedito nell’Under 21 per l’infortunio di Romagnoli.

MODELLO DA SEGUIRE – Tanta pazienza, fiducia nelle proprie idee e negli uomini a disposizione. Questi sembrano quindi essere in sostanza gli ingredienti della fortuna empolese. Un modello da seguire soprattutto in un momento dove la congiunzione economica non permette nemmeno alle grandi squadre di spendere e spandere come ai vecchi tempi. Forse nelle grandi città non sarà facilissimo da attuare, ma nel calcio di provincia dovrebbe diventare un comandamento.

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