Jacopo Bertone
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Djordjevic e Trezeguet, l’opportunismo elevato ad arte

Questi due grandissimi rapaci d'area sono i protagonisti odierni di "Ritorno al Futuro"

Djordjevic e Trezeguet, l’opportunismo elevato ad arte
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Immaginate di essere dentro ad una macchina del tempo, ma il tempo stesso non c’è, si è fermato. Due storie da raccontare, due campioni dello sport a confronto, il passato esd il presente si uniscono in un unico racconto. Tutto questo, e molto altro, in “Ritorno al futuro”, la nuova rubrica del mercoledì di SportCafe24.

Oggi ci interessa parlare di una categoria molto particolare, ovvero quella di chi sa essere al posto giusto al momento giusto, che magari da bambino non arrivavano mai primi alle gare di palleggi, che i dribbling non riescono a farli neanche alla Play Station ma che se li pianti in mezzo al campo e gli tiri in faccia…spunta fuori un goal! La storia è piena di questi grandi opportunisti, dotati di grande intelligenza e scaltrezza che permettono loro di sapere esattamente dove andare per ricevere il pallone e mandarlo in rete, in Italia abbiamo avuto uno dei più grandi di tutti i tempi, David Trezeguet, e ultimamente sembra sia arrivato il suo degno erede, Filip Djordjevic.

Filip Djordjevic, nuovo bomber della Lazio

Filip Djordjevic, nuovo bomber della Lazio

FILIP, DA NANTES ALLA LAZIO – Cresciuto nelle giovanili della Stella Rossa Belgrado, città simbolo di quel grande “stato d’animo” che sono i Balcani, il “piccolo” Filip dimostra fin da subito di saper usare alla grande i suoi straordinari mezzi. E’ un attaccante d’area, un rapace in grado di far suo ogni pallone che gli viene servito, anche se sporco, e questo convince la dirigenza biancorossa a mandarlo in prestito un anno in seconda categoria: 35 presenze e 16 goal con il Rad Belgrado sono più che sufficienti e Djordjevic torna alla base, ma l’atmosfera del “Marakana” gli è proprio indigesta. Ecco dunque che arriva il Nantes, che si fida delle potenzialità del serbo e lo porta in Francia: rimarrà lì per 7 stagioni totalizzando 198 presenze e 69 goal, conoscendo sia i contesti quasi rurali della Ligue 2 quanto l’atmosfera ovattata della Ligue 1. Un bomber di nicchia quindi, che studia per diventare grande ma si esibisce su un palcoscenico che difficilmente ti fa fare il grande salto, a meno che non ti scovi un uomo a cui l’estetica non interessa granchè, ma la sostanza si e parecchio, uno come Ighli Tare insomma. Arriva alla Lazio e fa subito benissimo, realizzando 4 goal in 6 partite e soprattutto rubando il posto a sua maestà Miro Klose, partito un po’ in sordina ma con Filip è così: dagli mezza occasione e lui ne ricaverà oro…e goal!

DAVID, DAL MONACO ALLA JUVE – Non occorrono presentazioni, Trezeguet lo conoscono tutti: eleganza transalpina e “garra” latina, spocchia francese e testardaggine argentina, al servizio del goal, l’espressione naturale del talento di Re David. E’ vero, non è stato un calciatore spettacolare, non era uno che per la squadra sputava sangue e vi serviva un uomo simpatico, beh, vi conveniva rivolgervi altrove, ma come dicono in America :” se hai bisogno che Clint Eastwood ti faccia un lavoro, alla fine non chiedergli che proiettili ha usato” e Trezeguet era uno che il suo lavoro lo faceva e alla grande. Parte tutto dal Platense, ma è nel Monaco che comincia veramente il suo viaggio se è vero come è vero che in 5 anni arrivano  52 reti, una ogni due partite sostanzialmente. E’ molto giovane, ha 23 anni, ma la Juventus si fida e lo porta a Torino con l’idea che il suo momento arriverà come minimo domani se non dopo…invece no! Già al suo primo anno insidia il ruolo di Inzaghi, con 15 goal in 25 presenze e sostanzialmente mette la pietra tombale sull’avventura bianconera di Superpippo, conquistando definitivamente il posto che sarà suo per altri 10 anni : in area, ad aspettare che passi un pallone da buttare dentro, senza arrivar mai in ritardo all’appuntamento con la gloria.

Due grandi attaccanti, giunti da lontano, ma che si sono resi utili fin da subito al punto di conquistarsi la titolarità ai danni del mostro sacro di turno, perchè prima ancora del bel gioco viene la vittoria e per arrivare ad essa servono i goal, belli o brutti che siano. Il serbo è solo all’inizio della sua storia italiana e il viaggio per raggiungere il livello di Trezegol è lungo, ma chi ben comincia…

Jacopo Bertone (@JackSpartan92)

 

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