Orazio Rotunno
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Dimissioni, queste sconosciute: l’arte perduta ha dei nuovi artisti

Una nobile arte tramandata con il contagocce negli anni: eppure tanti sarebbero meritevoli di tal gesto, ma la colla è più forte dell'onore

Dimissioni, queste sconosciute: l’arte perduta ha dei nuovi artisti
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Carlo Tavecchio, Joseph Blatter, Walter Mazzarri e Charlie Whiting: cosa hanno in comune questi nobili signori? Non sono stati arruolati per la nuova pellicola dei 4 moschettieri, lo escludiamo subito. Nell’ordine hanno sulla coscienza l’immagine del calcio italiano, di quello mondiale, della povera Inter e di (forse) una vita umana. E dove pensate siano questi 4 personaggi in cerca di una permanenza a tutti i costi? Sempre lì, incollati al posto loro: contro tutto e tutti, più forti dell’onore e della dignità. Come l’arte del dimettersi, questa ormai perduta.

Blatter contro la moviola

Blatter Presidente Fifa

DI..MISSIONI IMPOSSIBILI – ETHAN HUNT CI FA UN BAFFO – Oggi l’Italia ha i suoi due massimi esponenti sportivi inibiti o squalificati: Carlo Tavecchio e Giovanni Malagò, un’immagine invidiabile, non c’è che dire. Motivazioni diverse, ma non per questo meno lesive della loro e nostra reputazione agli occhi di un mondo di cui siamo sempre più “terzo incomodo” che reale protagonista. Sul piano sociale, sportivo e morale: un mondo governato da Joseph Blatter dopotutto, cosa c’è da aspettarsi. Il dinosauro del calcio che alla soglia dei 120 anni si ricandida alla Presidenza della Fifa e che con tutta probabilità vincerà per il 69esimo mandato. Un uomo che mentre il mondo va’ avanti tiene in pausa il calcio, come fosse un qualsiasi dvd. Adesso, forse, si arrenderà all’uso totale della tecnologia come accade solamente in altri 99 sport, speriamo non gli venga un colpo al cuore (a Biscardi di sicuro). Abbiamo il capo del nostro calcio inibito per frasi razziste: sarebbe bello dire che chiunque al posto suo si sarebbe dimesso, prendendo valigia e banane dall’armadietto e tornato a casa. Ma siamo in Italia, quindi quel chiunque andrebbe associato al “non si sarebbe dimesso”, piuttosto che al ben più dignitoso contrario. C’è chi, per motivi molto meno importanti, ha addirittura detto che non darà mai le dimissioni, perchè “crede nel progetto“; il più classico degli alibi che se trascritto su google traduttore lo trasforma in “non rinuncio ad un centesimo del mio stipendio“. Tale è Walter Mazzarri, che prende 7 gol in due partite, (non) giocando in maniera imbarazzante, da allenatore di una delle squadre più gloriose ed in vista al mondo: eppure ha ancora una chance, che però non avrebbe dovuto dare a sé stesso.

Ma non siamo soli e questo ci (s)conforta. Charlie Whiting, direttore di tutte le corse in F1, la sicurezza insomma è nelle sue mani e nelle decisioni che prenderà. E che non prenderà. Come quella di correre comunque a Suzuka, di non fare entrare la safety car mentre una gru interveniva a bordo pista in condizioni di bagnato: si chiama per l’appunto macchina della salvezza, perchè avrebbe potuto tenere in vita (e ce lo auguriamo ancora di tutto cuore) il povero Jules Bianchi.

Il solo pensare di rivedere questa persona al prossimo Gp al capo dell’ (in)sicurezza fa rabbrividire.

Orazio Rotunno

 

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