Orazio Rotunno
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Leonardo Bonucci, il falso stopper: quando la miglior difesa è l’attacco

L'incredibile evoluzione di un giocatore nato centrocampista e che conserva tuttora tali caratteristiche: un difensore atipico, amato ed odiato

Leonardo Bonucci, il falso stopper: quando la miglior difesa è l’attacco
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Nasce a Viterbo il giorno della festa dei lavoratori, quasi uno scherzo del destino pensando a quella che sarà la sua evoluzione tattica in campo. Nasce centrocampista, si trasforma in difensore pur conservando tutte le caratteristiche di chi giostra sulla metà campo: dove forse si faticava troppo, meglio fare un passo indietro. Amato ed odiato: i primi lo adorano per le sue doti tecniche, anomale per uno stopper vecchio stampo, ed utilissimo come centrale in una difesa a 3. I secondi nemmeno riconoscono in lui il ruolo degno di difensore, lontano anni luce dalla cattiveria agonistica, asfissiante marcatura e impressionante concentrazione in area del vecchio “libero” anni ’70 ed ’80.

BONUCCI GOLEADOR O BONUCCI DEFENSOR: A VOI LA SCELTA – E’ nella Viterbese, squadra della sua città, che per la prima volta viene scalato a difensore centrale. Una carriera da giovanissimo in mezzo al campo, piedi da regista e visione di gioco degno del miglior metodista: ma in lui si intravedono anche qualità fisiche, di marcatura e soprattutto nel gioco aereo. Quello di difensore centrale sarà il suo ruolo per tutta la carriera, ma interpretato in modo proprio, soprattutto negli anni di Conte. Subito si ha ben chiara la sua attitudine offensiva, a 20 anni in Serie B segna ben 5 gol nella prima stagione da professionista fra Treviso e Pisa di ventura, tecnico fondamentale per la sua crescita. 12 mesi prima l’esordio con l‘Inter di Mancini, una sola presenza all’ultima giornata a Cagliari per pochi minuti, sufficienti per guadagnarsi il titolo di Campione d’Italia in seguito ai fatti di Calciopoli, era infatti la stagione 2006/07. Ha sempre giocato a 4, anche nell’anno della consacrazione in Puglia in coppia con Ranocchia: infatti arriva la prima convocazione in Nazionale a febbraio 2010 e pochi mesi dopo l’avventura ai pessimi Mondiali in Sudafrica dove non verrà mai impiegato. Anche con l‘Italia timbra subito il cartellino, alla seconda presenza. Quando passa nell’ambito dell’operazione Milito dall’Inter al Genoa per 4 milioni di euro, finisce in prestito al bari che poi ne riscatterà il cartellino: in 12 mesi la sua valutazione triplicherà, fino ai 15,5 milioni sborsati dalla Juventus per acquistarlo. La prima stagione è pessima, paga l’ipervalutazione ed un annata in generale disastrosa per i bianconeri: le critiche sono fortissime, emergono le lacune di un difensore mai veramente tale, non al 100% almeno. Ma sta per cambiare tutto, per Bonucci, per la Juventus.

Arriva Antonio Conte, il cambio di modulo, Bonucci al centro della difesa a 3: tanto utile da sostituire a pieno titolo Pirlo se marcato a uomo o a riposo, una variante tattica fra le basi dei successi italiani della Vecchia Signora. Arriveranno 129 presenze e 6 gol, quelli mai mancati, ma soprattutto diventerà il perno dello scacchiere tecnico-tattico bianconero. E nel frattempo ha anche affinato le sue doti difensive, dove forse mai raggiungerà i livelli di un vero stopper, ma assolutamente adeguato per rappresentare la Nazionale, soprattutto in uno schieramento a 3.

Nel gol alla Roma c’è tutto Bonucci: capacità di inserimento, mentalità offensiva, doti tecniche alla conclusione: oggi non è più un mancato centrocampista che non sa difendere, ma un buonissimo difensore che sa giocare la palla come un centrocampista.

Orazio Rotunno

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