Elisa Belotti
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Sul perché non si dovrebbe smettere di andare al cinema

Cinque motivazioni che ci aiutano a perderci nella magia del Grande Schermo

Sul perché non si dovrebbe smettere di andare al cinema
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Anche questo è cinema...

Anche questo è cinema…

MA CHE RAZZA DI ARTICOLO È?– E chiunque abbia pensato questa frase non ha poi tutti i torti. C’ho riflettuto un po’ prima di buttar giù questo titoletto e di iniziare a redigere il mio elenco; vorrei precisare giusto un paio di cose, onde evitare incomprensioni. Chiacchierando con un Tizio, una Caia e un Sempronio (di età, estrazione sociale e sesso differenti) è facile rendersi conto che alla gente, ormai, del cinema importa poco. Oddio, non a tutti. Ma se escludiamo gli studenti del DAMS e quella strana specie di ometti in dolcevita nero e barba incolta (i cinefili più caratteristici) abbiamo già dimezzato – almeno – il pubblico cinematografico degli ultimi anni. Io, eccettuata la barba, faccio parte di questa seconda – tremenda- categoria. Facile quindi venire a dirvi che al cinema ci dovete andare perché a me fa venire la pelle d’oca, perché mi attiva le sinapsi, perché credo che sia un modo per vivere altre mille vite, pur rimanendo in questa. Il mio punto di vista non è il vostro, dunque mi spoglio della mia passione e cercherò di addurre motivazioni che possano valere anche per voi. Perché voglio scrivere di questo? Perché sento parlare di crisi da qualche anno, almeno. Perché vedo e ascolto gente preoccupata e arrabbiata. Perché sono preoccupata e arrabbiata. Ma credo anche che finché i nostri occhi sapranno vedere, sul bianco dello schermo, quelle immagini che si muovono; finché leggeremo parole, storie, sul bianco del foglio; finché sapremo riempire quel bianco silenzio di parole, voci e musica, allora i colori avranno un senso e il bianco anche. E nessuno, potrà pensare che la crisi abbia vinto.

MOTIVAZIONE UNO: CHIUNQUE HA BISOGNO DI STORIE– Niente paternale: qui nessuno vi vuole dire quali film dobbiate andare a vedere. Certo, ci sarebbe qualcosina da dire circa il buongusto e le recensioni esistono per questo motivo: qualcuno che dovrebbe avere più strumenti di valutazione di voi cerca di darvi qualche dritta su cosa valga la pena di essere visto e cosa no, ma poi a voi la scelta, ragazzi. Quindi che desideriate andare a vedere il nuovo film di Kim Ki-Duk (e lo so che voi fate il DAMS o indossate un dolcevita nero) o Transformers non importa. Se volete guardare una commedia o un drammone tipo Sturm und drang, cambia poco. Ci piace ci raccontino le storie fin da quando siamo bambini: ci rilassa, ci fa sognare, ci permettere di conoscere cose nuove, ci diverte, ci spaventa, ci lascia immaginarci diversi da come siamo. E non negatelo che aspettavate con ansia quel momento, la sera, coperte appena rimboccate, in cui papà o mamma vi dicevano : «Ora chiudi gli occhietti, ti racconto una storia». È dall’alba dei tempi che l’uomo si inventa storie. È alla base di ciò che siamo. Scegliete la vostra e andate a vedere come ve la raccontano, mentre state comodi in poltrona come quando il babbo e la mami mi rimboccavano le coperte. Ah, dovrei chiedere un favore ai maschietti. Le statistiche dicono che le ragazze accompagnano i fidanzati al cinema anche se non impazziscono per sparatorie, mostri meccanici e bionde sexy in perizoma, mentre i ragazzi accompagnano molto meno le fidanze a vedere le loro sdolcinate commedie sentimentali. Ora (vado contro i miei stessi gusti ma…): non sta scritto da nessuna parte che il sangue sulle pareti e le corse in macchina siano più digeribili di un bacio mieloso tra due adolescenti davanti a una casa rosa. Accompagnatele al cinema se ve lo chiedono.

MOTIVAZIONE DUE: SUCCEDE TUTTO O NON SUCCEDE NIENTE– Una delle cose più straordinarie che il cinema ha il potere di fare è il suo saper essere così simile e contemporaneamente diverso dalla vita reale. Registi, attori, scenografi, sceneggiatori, fonici ecc. possono creare mondi inesistenti, distruggerne di esistenti, o rendere lo schermo uno specchio capace di rimandarci la nostra stessa immagine. Distorta, in bianco e nero, più colorata, vera. Quante volte abbiamo sentito dire (o abbiamo detto): «Che esagerazione: è proprio un’americanata!» o «Che scatole di film: non succedeva niente». Vi svelo un segreto: Hollywood e la sua esagerazione hanno creato il mondo in cui viviamo e il modo di sognare con il quale sogniamo, e per quanto riguarda il non accadere nulla, lascio la parola a Nemo, il protagonista di Mr Nobody (un film di Jaco Van Dormael): «C’erano auto che inquinavano. Fumavamo sigarette. Mangiavamo carne. Facevamo tutto quello che non possiamo fare in questa fogna ed era meraviglioso! Ma la maggior parte del tempo non succedeva niente. Come nei film francesi.»

MOTIVAZIONE TRE: NON ESISTONO POSTI CON POP CORN MIGLIORI- È di dominio pubblico la relazione amorosa che intercorre tra cinema e popcorn. E, diciamocelo come i bimbi che si confessano segreti nelle orecchie: quanto è bello mangiare i popcorn mentre il nostro eroe si tuffa per sfuggire a un’esplosione atomica?

MOTIVAZIONE QUATTRO: SAREMMO VERAMENTE CHI SIAMO SENZA JAMES DEAN?- Non so quanto ve ne rendiate conto, ma per quanto il cinema prenda spunto dalla vita, in qualche modo avviene anche il contrario. E così noi siamo anche il frutto di quello che vediamo di noi stessi riflesso nei volti dei nostri idoli. Siamo qui anche grazie al seducente sguardo che, goffamente, nostro padre ha provato a fare, un venerdì pomeriggio, per sedurre nostra madre, al parco, memore di quella scena di Casablanca, credendosi, per un istante, Humphrey Bogart. Siamo anche il bambino un po’ cresciuto che urlava: «JUMANJI!!!» lanciando i dadi.

MOTIVAZIONE CINQUE: AL CINEMA SI FANNO LE COSACCE– Arriviamo a un punto importante e sottovalutato. Se fossimo americani di qualche generazione fa, sapremmo con esattezza per quale motivo andavamo al drive-in. Insomma, da quando è nato, tra le mille magie che il cinema ci regala, ce ne è una forse più concreta, ma anche più taciuta. Il cinema ha avuto un ruolo importantissimo nei primi approcci sessuali/amorosi di molte generazioni. Non facciamo finta di averlo solo visto ne Il tempo delle mele. E anche se pare essere una pratica non più molto diffusa, io credo rientri in quel romanticismo non romantico che dovrebbe essere ripristinato.
Gli altri mille motivi sapete trovarveli da voi.

Elisa Belotti

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