Orazio Rotunno
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Juventus e Roma, un dominio nel nulla: la risposta dal passato

Merito di Juve e Roma o demerito del resto d'Italia scadente? Forse, facendo un passo indietro negli anni, si può trovare la risposta

Juventus e Roma, un dominio nel nulla: la risposta dal passato
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Nel paese dei ciechi l’orbo è re..“. Tradotto, quello ad un occhio si salva, visto il marasma generale. Un’espressione che potrebbe calzare a pennello con quello che sta accadendo in Italia da qualche anno, in cui Juve e anche Roma nelle ultime 2 stagioni sembrano recitare proprio il ruolo dell’orbo fra i ciechi e mediocri club che fanno da contorno a questa mesta Serie A. Perché? Lo dice il passato, che lascia spazio ad interessanti riflessioni sulla base di ciò che erano e che sono oggi i grandi club: almeno per come li immaginiamo noi. Ma soprattutto, è un utile confronto per determinare il valore del “resto d’Italia“.

ANCELOTTI, LIPPI E MOURINHO IN CORO: “QUELLA SI’ CHE ERA SERIE A!” – I primi due elementi per raffrontare il calcio italiano di oggi con quello di ieri sono: rapportare chi domina oggi con chi vinceva ieri, confrontare il resto del campionato di oggi con quello di ieri. La dominatrice degli ultimi anni in campionato ha racimolato negli ultimi due anni appena un quarto di Champions, grazie ad un ottavo rilassante col Celtic: poi l’uscita doppia dall’Europa targata 2013/2014. Il tutto mentre si vinceva uno Scudetto che iniziava a prendere forma già dal settembre prima. Di matematico nel calcio vi è ben poco, ma una riflessione sorge spontanea: se a dominare in Italia è una squadra scadente in Europa, dove sono meriti e demeriti dello strapotere nella Serie A? Lo si può dedurre dal passato, forse. Perchè la Juventus di Conte ed oggi di Allegri, così come l’ottima Roma di Garcia, stanno letteralmente uccidendo il campionato da 13 mesi a suon di vittorie consecutive ed inviolabilità della porta: ma sono così più forti della Juve delle 3 finali Champions di Lippi, del Milan delle 2 Champions di Ancelotti, dell’Inter di Mourinho? Ed in misura minore, della Juve  e Roma di Capello o dell’Inter di Mancini? Eccetto gli ultimi due esempi, la risposta più ovvia è no, visti i risultati ottenuti in Europa dai primi esempi citati. E allora come mai quelle squadre che rendevano l’Italia ammirata e rispettata in tutto il mondo faticava maledettamente a vincere uno Scudetto, mentre chi colleziona figure barbine oggi oltre confine passeggia sui resti della Serie A? Semplice, perché forse il calcio italiano non sarà mai stato il più spettacolare del mondo, ma senza ombra di dubbio il più difficile, dove ogni campo nascondeva insidie, ogni squadra veniva in trasferta per giocarsela a viso aperto e senza remore, quando vincere una schedina era molto meno scontato di oggi.

La Juve di Lippi dovette sudare con Parma ed Udinese prima e l’Inter di Simoni poi, con il leggendario scontro Iuliano-Ronaldo a fare da sfondo. Squadre avversarie che trionfavano in Europa vincendo Coppa Uefa e Supercoppe, mentre oggi l’Europa League è diventata la partita di calcetto del giovedì in cui fare defaticamento.  Il Milan di Ancelotti, che nel 2003 e 2007 non arrivava nemmeno nei primi 2 posti o l’Inter di Mourinho che ancora ringrazia Pazzini per quel Triplete ottenuto con un solo punto di vantaggio grazie al gol di Milito in quel di Siena a mezzora dalla fine. La “fatal Verona” per il Milan, l’incredibile 2-3 del Lecce retrocesso sulla Roma quasi tricolore all’ultima giornata degli anni ’80, l’Inter del 2002 che perde in casa con l’Atalanta e pareggia 2-2 col Chievo alla terz’ultima: episodi di un passato che raccontano un altro calcio, un altro spirito, un altro livello. Oggi le milanesi in coppia fanno a malapena i punti di Juve e Roma, la Lazio è ultima, la Sampdoria terza.

Chi prima dominava in Europa faticava e vinceva in Italia, chi oggi fatica in Europa passeggia in Italia: un controsenso dietro il quale si nasconde la crisi totale del calcio italiano.

Orazio Rotunno

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