Simone Viscardi
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Storie di Sport: Sampdoria-Genoa 1994, quando Miura accese la Lanterna

Il primo giapponese del calcio italiano passò da Genova lasciando poche tracce. Quella più significativa? Il suo unico gol, realizzato proprio nel Derby

Storie di Sport: Sampdoria-Genoa 1994, quando Miura accese la Lanterna
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Vent’anni fa il mondo era totalmente diverso. Internet e la telefonia mobile erano agli albori, e nessuno immaginava che da li a un ventennio chiunque avrebbe potuto avere tutto il pianeta a portata di pollice. Le Pay Tv avevano appena iniziato a trasmettere le partite della Serie A, e i tornei esteri – anche quelli più quotati – erano sconosciuti al grande pubblico. Del resto poi, perchè interessarsi alla Premier o alla Bundesliga, quando nel nostro paese si giocava il campionato più bello del mondo? Il calcio è sempre stato legato a doppio filo al progredire della società, e spesso l’ha anche anticipata. Perchè se oggi, nell’epoca della globalità, pare normale vedere dei giapponesi nei panni del vicecapitano dell’Inter (Nagatomo) o del numero 10 del Milan (Honda), lo dobbiamo a chi, nel 1994, aprì loro la strada. Questa è la storia di un pioniere, non di un fuoriclasse ma di un personaggio unico a suo modo. La storia di uno che – nel suo piccolo – ha fatto la Storia. La storia di Kazuyoshi Miura.

La storica figurina di Miura con la maglia del Genoa.

La storica figurina di Miura con la maglia del Genoa.

FOLLETTO GIRAMONDO – La carriera e la vita di Miura sembrano uscite da un film. Nato nel 1967, figlio di un membro della Yakuza (la mafia giapponese), fin dall’infanzia opta per il cognome della madre. La passione del calcio lo divora, e il suo sogno di giovane figlio del Sol Levante è quello di andare in Brasile, la patria del Futebol Bailado. Ecco, se questa storia non vi ricorda qualcosa, allora non avete mai visto un cartone animato giapponese a sfondo calcistico. Il piccolo Miura corona il suo sogno a soli 15 anni, venendo preso dalla Juventus di San Paolo. Da li alla nobiltà del calcio brasileiro – Santos, Palmeiras e Coritiba – il passo è breve, a furia di gol e di primati raggiunti (non che nella terra di Pelè avessero visto troppa gente con gli occhi a mandorla). All’inizio degli anni 90′ il ritorno in patria, condito da reti a raffica e da ottimi risultati anche in Nazionale (campione d’Asia nel 1992). Nel 1994 lo storico sbarco in Europa, alla corte del Genoa. Solo 21 presenze col Grifone, con una sola rete, che vedremo più avanti, prima del ritorno al Kawasaki. Ancora oggi, a 47 anni, Miura continua a calcare i campi da calcio (a 5) con la maglia dello Yokohama. E a segnare.

ILLUSIONE ROSSOBLU – Come ampiamente detto, Miura sbarca a Genova nell’estate del 1994. Al di là dell’operazione di marketing – lo sponsor del Genoa di quegli anni era la giapponesissima Kenwood – la speranza di aver trovato un fuoriclasse “esotico” è concreta. I risultati però sono altalenanti, fino al Derby del 4 dicembre 1994. Il Genoa, invischiato in una lotta per non retrocedere che lo vedrà perdente, schiera una formazione di operai del calcio, con Skuhravy e il portiere Tacconi ad impreziosire il tutto. La Samp non era più quella dello scudetto, ma con Zenga, Ferri, Gullit, Platt e Mancini era ancora una squadra di tutto rispetto. Al 14′ arriva il momento clou. Un calcio d’angolo dalla sinistra viene messo fuori dalle treccine di Gullit, la palla respinta arriva a Manicone, che senza guardare la ributta avanti a campanile. Sul pallone spiovente si lancia il colosso Skuhravy, che con una poderosa elevazione anticipa tutti e lo rimette in area. La spizzata è golosa, e Miura è in agguato. Il giapponese scatta sul filo del fuorigioco e con un mortifero tocco d’esterno anticipa l’uscita di Zenga: palla in rete e Genoa in vantaggio. La gioia del Grifone dura poco, Vierchowod ristabilisce la parità immediatamente, mentre Attilio Lombardo e Riccardo Maspero regalano la vittoria ai blucerchiati. Inutile, nel finale, la rete di Fabio Galante.

Il Derby e l’avventura italiana finirono con una sconfitta per Miura, il cui ruolo simbolico rimane comunque inalterato. Egli aprì la strada dell’Italia al calcio nipponico, seguito pochi anni dopo dal più talentuoso Nakata, e fece capire al mondo che il sogno di un ragazzino amante del calcio può sempre avverarsi, a prescindere dal suo luogo di nascita.

Simone Viscardi (@simojack89)

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