Antonio Casu
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Bruno Conti e Alessandro Florenzi, core de Roma e polmoni d’acciaio

Le due ali giallorosse sono i protagonisti odierni di "Ritorno al futuro"

Bruno Conti e Alessandro Florenzi, core de Roma e polmoni d’acciaio
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Immaginate di essere dentro ad una macchina del tempo, ma il tempo stesso non c’è, si è fermato. Due storie da raccontare, due campioni dello sport a confronto, il passato ed il presente si uniscono in un unico racconto. Tutto questo, e molto altro, in “Ritorno al futuro”, la nuova rubrica del mercoledì di SportCafe24.

L’ala non è mai eroe per caso. Corre palla al piede per trenta, quaranta o cinquanta metri nel cono d’ombra degli umili operai del calcio, e all’improvviso trova un momento di celebrità accentrandosi verso la zona di campo illuminata dal sorriso di Eupalla. L’area di rigore non è casa sua, ma la invade elegantemente, il gol non è il suo mestiere, ma lo diventa per una questione di giustizia pallonara. Roma coccola da sempre le sue ali, le idolatra come se fossero i migliori numeri dieci. Bruno Conti e Alessandro Florenzi attraversano stretti per mano il sentiero della gloria capitolina. Così simili, così diversi, ma ugualmente eroi.

Bruno Conti, icona della Roma degli anni Ottanta

Bruno Conti, icona della Roma degli anni Ottanta

BRUNO CONTI, IL SINDACO DI ROMAMarazico era amato da tutti. Lo sguardo bonario incarnava la sua semplicità, lo spirito da guerriero con cui inseguiva ogni pallone, anche il più difficile, descriveva il suo carisma. Bruno Conti aveva Roma ai suoi piedi, ma lui non lo faceva mai pesare. Non voleva un piedistallo, ma solo una sfera di cuoio da far correre a mille all’ora. Conti macinava chilometri e ne faceva macinare molti di più agli avversari. Fermarlo era quasi impossibile: laddove non arrivava con la corsa, spiazzava tutti con un dribbling secco o un siluro scagliato verso la porta avversaria. Conti era elegantissimo, ma mai vanitoso: non amava specchiarsi, la sua era estetica al servizio del gruppo. Ha conquistato l’Italia, danzato sul tetto del mondo e sfiorato l’Europa. Undici maledetti metri gli scipparono la Coppa dei Campioni. Nessun problema, non è da questi particolari che si giudica un giocatore.

ALESSANDRO FLORENZI, UNA SCHEGGIA IMPAZZITA – Alessandro Florenzi ha la faccia di uno che vive tutto come un gioco. Sembra un ragazzino, ma è un uomo con le spalle larghissime. Sembra… un vietcong! Non lo si vede spesso, ma c’è sempre e colpisce nel momento in cui l’avversario non se l’aspetta. Ovunque lo si mette, gioca con lo stesso entusiasmo. Esterno d’attacco, mezzala o terzino che sia, la fascia destra è sempre il suo regno. Bruno Conti è il suo padre calcistico, l’umiltà li accomuna, la maggiore forza fisica di Marazico li rende diversi. Florenzi è un centrocampista concreto, abilissimo negli inserimenti e letale sotto porta. Florenzi è persino una prima punta! Il rosso dell’amore per la Roma si unisce al giallo di una rovesciata tutta d’oro, tanto bella da lasciare lui stesso di sasso. La persona che l’ha descritto meglio è uno che lo conosce molto bene: “Piccolo, esile, ma in campo mozzica, è un animale. All’inizio qualcuno pensava che non sarebbe andato da nessuna parte. Ma lo dicevano anche del sottoscritto e io sono andato oltre…”. Se lo dice Bruno Conti, c’è da crederci. È proprio vero: senza ali, non è possibile volare.

Antonio Casu

@antoniocasu_

 

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