Matteo Masum
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CGIL, brusco risveglio. Speriamo non sia troppo tardi

La lotta in difesa dell'articolo 18 potrebbe rappresentare l'ultima occasione per rilanciare il conflitto

CGIL, brusco risveglio. Speriamo non sia troppo tardi
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Matteo Renzi, Presidente del Consiglio

Matteo Renzi, Presidente del Consiglio

Dopo circa un trentennio, la CGIL, il più antico sindacato tra quelli esistenti- il più antico è il progenitore CGdL- si è ridestata dal torpore provocato dall’effetto anestetico della morte di Berlinguer, e, in maniera più incisiva, qualche anno dopo, della caduta del Muro di Berlino e la crisi della sinistra comunista. Sprecati gli ultimi venti anni a combattere, con scarsi risultati, il berlusconismo, considerato il nemico assoluto, il glorioso sindacato si era adagiato nell’ultimo periodo sulla tattica del “governo amico”, nella convinzione che un esecutivo a marca PD avrebbe risolto le sorti del paese, e dei lavoratori.

ATTENDISMO E TATTICISMO- La crisi del 2008 non soltanto ha devastato l’economia del paese, ma anche, e soprattutto, ha portato in dote il tracollo del conflitto sociale, già particolarmente flebile durante l’egemonia di Berlusconi. Sia chiaro, non sono mancate le lotte da parte dei lavoratori, ma è venuta meno ogni forma di coordinazione organica di esse, rendendole microcellule quasi del tutto irrilevanti. Questa situazione è stata causata, oltre che dalla suddetta crisi, dal compimento della svolta da parte della CGIL, che ha cessato di svolgere il ruolo di sindacato conflittuale, per assumere quello di mediatore clamorosamente sbilanciato dalla parte dei governi e dei padroni. L’obiettivo era quello di contrattare al ribasso sui diritti, in modo tale da condurre totalmente in difesa la fase burrascosa della congiuntura economica, per poi tornare a fare la voce grossa quando le casse dello Stato fossero state più floride.

L’ARTICOLO 18- Alla luce di siffatta tattica, elevata tuttavia a strategia, si possono comprendere le scelte di appoggiare incondizionatamente il PD in tutte le consultazioni elettorali, ma anche la nulla reazione avuta difronte al massacro sociale perpetrato da parte del governo Monti, e soprattutto, dall’assurda riforma del mercato del lavoro da parte della Fornero. Quattro ore di sciopero generale sono il risultato di questa più che blanda reazione. Ad ogni modo, dalla Camusso in giù, nessuno ha mai messo in dubbio la volontà di difendere l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Si potrebbe discutere sulle modalità di tale difesa.

IL BRUSCO RISVEGLIO- Il risveglio c’è stato all’improvviso, sebbene dubito seriamente che esso possa portare ad un conflitto generalizzato sul breve e lungo periodo, almeno da parte della CGIL. Ad ogni modo, la svolta reazionaria operata dal governo Renzi ha fatto sì che la Camusso, finalmente, utilizzasse dei toni forti per contestarne i contenuti. Il premier non sembra affatto intimorito dai moniti del sindacato, forse convinto che la CGIL, alla fine, si adagerà sulle forme minimali della concertazione. L’occasione potrebbe essere propizia per mostrare al segretario del PD che nessuno ha intenzione di deporre le armi senza lottare. Se la CGIL sarà in grado di condurre vigorosamente la rinascita del conflitto sociale generalizzato, allora sarà possibile davvero cambiare le carte in tavola. E magari ripristinare quei diritti cancellati da trent’anni di bancarotta sindacale.

Matteo Masum

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