Enrico Steidler
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Paolo Pilloni e le sue scuse “retrattili”: anche la Sardegna è Italia

Come le unghie dei gatti, anche le scuse del presidente del Sanluri possiedono strabilianti qualità...

Paolo Pilloni e le sue scuse “retrattili”: anche la Sardegna è Italia
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Quando ieri si è diffusa la notizia del presidente del Sanluri – squadra sarda militante nel campionato di Eccellenza – e del suo sciagurato spintone all’arbitro, l’attenzione di tutti si è soffermata non solo sull’episodio in sè – uno dei tanti, purtroppo – ma anche e soprattutto sulle immediate e sentitissime (così sembrava) scuse. “E’ tutta una vita che pratico calcio – dichiarava “a caldo” Paolo Pilloni cospargendosi il capo di cenere – e da almeno 15 anni faccio parte della massima dirigenza del Sanluri Calcio, ma proprio oggi ho subito la sconfitta più grande e ho rovinato tutto per tre secondi in cui non ho più ragionato. Facendomi prendere dalla passione, e dalla troppa foga da primo tifoso della mia squadra, alla fine del primo tempo, dopo l’espulsione del mister Antonio Prastaro, del dirigente accompagnatore Giuseppe Cuozzo, e infine anche della mia, in seguito a un diverbio con il direttore di gara sono entrato dentro gli spogliatoi degli arbitri e gli ho dato una spinta“.

MEA CULPA, MEA CULPA, MEA MAXIMA CULPA “Mi voglio scusare centomila volte con l’arbitro Cannas – concludeva il numero uno del sodalizio biancorosso invocando il perdono “universale” – con la categoria arbitrale, con i miei atleti, con la società del Sanluri e quella del Tortolì (gli avversari dei padroni di casa nella partita incriminata, sospesa alla fine del primo tempo sul risultato di 1-1, ndr), ma anche con tutti coloro che fanno sport. Mi vergogno enormemente di ciò che ho fatto, è stata un’esperienza che non avrei mai voluto vivere”.

BESTIARIO PRESIDENZIALE – Parole quanto mai “sentite”, insomma, opportune e…soprattutto rare. Impossibile, quindi, non notarle (e non elogiarle). Dalle nostre parti, infatti, sappiamo benissimo come vanno spesso a finire certe vicende, e siamo abituati alle escalation verso il basso. Di male in peggio, questa è la regola di solito, e l’esperienza insegna che nei panni di Pilloni molti suoi colleghi avrebbero reagito rilasciando dichiarazioni molto simili a queste:

1) – Io non ho spintonato nessuno. La verità è che sono scivolato e, cadendo, ho urtato il direttore di gara;
2) – E’ una vicenda ingigantita dai media per danneggiare il Sanluri, i suoi meravigliosi tifosi e l’intera città;
3) – Chiedo scusa all’arbitro, ma simili direzioni di gara sono inaccettabili e minano la credibilità dell’intero sistema;
4) – Sono voci del tutto infondate e ho già dato incarico ai miei legali di tutelare la mia immagine nelle sedi competenti;
5) – Non volevo spingere il signor Cannas ma solo richiamare la sua attenzione.

COITUS INTERRUPTUS – E già, questa è la prassi, di solito, e meno male che c’è ancora qualcuno capace di riscattare l’immagine della baracca. Già…Ma che succede poi, come un fulmine a ciel sereno e proprio sul più bello? Succede che l’implorante Pilloni interviene telefonicamente al “Processo del lunedì” e rovina nuovamente tutto per colpa di tre secondi “di oblio”: “Mi scuso per l’accaduto con l’arbitro ma si sta ingigantendo la questione. Io non ho picchiato nessuno, ho spintonato l’arbitro che si è buttato per terra. L’arbitro – ribadisce il presidente del Sanluri – ha accentuato lo spintone e si sta ingigantendo la cosa. Risponderò dell’accaduto, ho sbagliato e ho chiesto scusa”.

Sì. Ha chiesto scusa a quel “tuffatore” dell’arbitro. Anche la Sardegna è Italia.

Enrico Steidler

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