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Cicliste nude-look, anche l’Uci partecipa al linciaggio. Tutto giusto…o no?

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Sono giorni, questi, dai forti contenuti hot. No, non stiamo parlando del solito “pane quotidiano” (wags, arrampicatrici sociali in calore e altre seminude protagoniste del jet set pallonaro), ovviamente, ma di qualcosa di molto più insolito: le divise “nude-look” indossate dalle cicliste colombiane al Giro di Toscana con tanto di pube depilato en plein air. Roba davvero rovente, insomma, e tuttavia appena appena tiepida se paragonata alle polemiche che ha scatenato. “Che tristezza il nudelook della Colombia” titolava Tuttobiciweb sabato scorso, e al coro di critiche più o meno indignate si sono ora associati anche il presidente dell’Unione ciclistica internazionale Brian Cookson (che considera la divisa delle ragazze colombiane “inaccettabile per ogni standard di decenza”) e l’ex ciclista gallese Nicole Cooke: “Questa cosa – twitta furibonda la vincitrice della medaglia d’oro a Pechino 2008 – ha trasformato lo sport in una barzelletta. Ragazze, combattete per voi stesse: dite no“.

Brian Cookson, presidente dell'Uci

Brian Cookson, presidente dell’Uci

FRA GUELFI E GHIBELLINI – Naturalmente, accanto ai molti che disapprovano e censurano (“Davanti ad una trovata così stupida, volgare, offensiva, ridicola – scrive un lettore della Gazzetta dello Sport riassumendo efficamente i motivi della diffusa indignazione – ogni parola di condanna è legittima. Se vogliono mostrarsi veramente trovino altri ambienti. Se qualcuno è favorevole pensi all’effetto che avrebbe su bambini e bambine”) ve ne sono altri che guardano con simpatia al pube new-look – ricordate le lussureggianti “foreste equatoriali” dei mitici anni ’70? Rase al suolo… – delle colombiane: “Quando usciremo da questa mentalità bigotta e ipocrita? – tuona, sempre sulla Rosea, il lettore-portavoce degli “innocentisti” – Che han fatto di male? Erano per caso veramente nude? E allora smettiamola di nasconderci dietro al dito del finto perbenismo”.

MORALITA’ USA E GETTA – Ora, è chiaro che le ragioni degli indignados sono tutt’altro che campate in aria, e che la brillante operazione di marketing (peraltro non originalissima) della squadra di Bogotà è a dir poco “border-line”. In tutta questa vicenda, però, e al di là di ogni opinione, c’è un aspetto che merita di non passare inosservato, e che la dice lunga sulla società un po’ schizofrenica che ci circonda. Finto nude-looK? Apriti cielo! Vero quasi-nudo? Embè, che c’è di male (giustamente…)? Anzi, di più: tanta roba, e mutismo collettivo!

ANATEMA SU DI VOIFemminismo a corrente alternata, quindi, un atteggiamento ondivago e incoerente che inevitabilmente conduce a esiti tanto “strillati” quanto “imbarazzanti”. “La trovata che doveva essere pubblicitaria – scrivevano domenica scorsa alcuni quotidiani on line copia-incollandosi a vicenda – si è rivelata un boomerang: il mondo dello sport si è immediatamente schierato contro questa decisione. Le donne non sono merce da mettere in mostra, in nessun campo e in nessun caso“.

E già, belle parole. Peccato, però, che al contrario della riprovevole “trovata pubblicitaria” queste abbiano davvero il difetto di tornare al mittente volando basso. Dove sono, infatti, i benpensanti del mondo dello sport in altre e ben più realistiche (e ghiotte, diciamolo) circostanze? Sono forse a mugolare a bordocampo durante i match delle pallavoliste? Oppure sono incollati davanti alla tv mentre le telecamere indugiano sulla “mercanzia” messa in mostra dalle dive del tennis, dell’atletica o del beach? E’ per questo che tacciono? Salivazione azzerata?

Enrico Steidler

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