Enrico Steidler
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Cicliste nude-look, anche l’Uci partecipa al linciaggio. Tutto giusto…o no?

Le ragazze del Bogotà Humana San Mateo Solgar fanno scalpore presentandosi al giro di Toscana con una tutina che sembra disegnata da Rocco Siffredi, ma quasi tutte le critiche che sono piovute addosso al team colombiano sanno di moralità usa e getta e di femminismo a corrente alternata. Qui urge una foglia di fico. Per per coprire la bocca, naturalmente

Cicliste nude-look, anche l’Uci partecipa al linciaggio. Tutto giusto…o no?
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Sono giorni, questi, dai forti contenuti hot. No, non stiamo parlando del solito “pane quotidiano” (wags, arrampicatrici sociali in calore e altre seminude protagoniste del jet set pallonaro), ovviamente, ma di qualcosa di molto più insolito: le divise “nude-look” indossate dalle cicliste colombiane al Giro di Toscana con tanto di pube depilato en plein air. Roba davvero rovente, insomma, e tuttavia appena appena tiepida se paragonata alle polemiche che ha scatenato. “Che tristezza il nudelook della Colombia” titolava Tuttobiciweb sabato scorso, e al coro di critiche più o meno indignate si sono ora associati anche il presidente dell’Unione ciclistica internazionale Brian Cookson (che considera la divisa delle ragazze colombiane “inaccettabile per ogni standard di decenza”) e l’ex ciclista gallese Nicole Cooke: “Questa cosa – twitta furibonda la vincitrice della medaglia d’oro a Pechino 2008 – ha trasformato lo sport in una barzelletta. Ragazze, combattete per voi stesse: dite no“.

Brian Cookson, presidente dell'Uci

Brian Cookson, presidente dell’Uci

FRA GUELFI E GHIBELLINI – Naturalmente, accanto ai molti che disapprovano e censurano (“Davanti ad una trovata così stupida, volgare, offensiva, ridicola – scrive un lettore della Gazzetta dello Sport riassumendo efficamente i motivi della diffusa indignazione – ogni parola di condanna è legittima. Se vogliono mostrarsi veramente trovino altri ambienti. Se qualcuno è favorevole pensi all’effetto che avrebbe su bambini e bambine”) ve ne sono altri che guardano con simpatia al pube new-look – ricordate le lussureggianti “foreste equatoriali” dei mitici anni ’70? Rase al suolo… – delle colombiane: “Quando usciremo da questa mentalità bigotta e ipocrita? – tuona, sempre sulla Rosea, il lettore-portavoce degli “innocentisti” – Che han fatto di male? Erano per caso veramente nude? E allora smettiamola di nasconderci dietro al dito del finto perbenismo”.

MORALITA’ USA E GETTA – Ora, è chiaro che le ragioni degli indignados sono tutt’altro che campate in aria, e che la brillante operazione di marketing (peraltro non originalissima) della squadra di Bogotà è a dir poco “border-line”. In tutta questa vicenda, però, e al di là di ogni opinione, c’è un aspetto che merita di non passare inosservato, e che la dice lunga sulla società un po’ schizofrenica che ci circonda. Finto nude-looK? Apriti cielo! Vero quasi-nudo? Embè, che c’è di male (giustamente…)? Anzi, di più: tanta roba, e mutismo collettivo!

ANATEMA SU DI VOIFemminismo a corrente alternata, quindi, un atteggiamento ondivago e incoerente che inevitabilmente conduce a esiti tanto “strillati” quanto “imbarazzanti”. “La trovata che doveva essere pubblicitaria – scrivevano domenica scorsa alcuni quotidiani on line copia-incollandosi a vicenda – si è rivelata un boomerang: il mondo dello sport si è immediatamente schierato contro questa decisione. Le donne non sono merce da mettere in mostra, in nessun campo e in nessun caso“.

E già, belle parole. Peccato, però, che al contrario della riprovevole “trovata pubblicitaria” queste abbiano davvero il difetto di tornare al mittente volando basso. Dove sono, infatti, i benpensanti del mondo dello sport in altre e ben più realistiche (e ghiotte, diciamolo) circostanze? Sono forse a mugolare a bordocampo durante i match delle pallavoliste? Oppure sono incollati davanti alla tv mentre le telecamere indugiano sulla “mercanzia” messa in mostra dalle dive del tennis, dell’atletica o del beach? E’ per questo che tacciono? Salivazione azzerata?

Enrico Steidler

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