Manlio Mattaccini
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Catania: via Pellegrino, arriva Sannino. Ma cambierà qualcosa?

Dura soltanto tre partite l'avventura in B del tecnico siracusano, accusato di essere il principale artefice della partenza a rallentatore: le colpe sono soltanto sue?

Catania: via Pellegrino, arriva Sannino. Ma cambierà qualcosa?
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L’incubo, in casa Catania, non è ancora terminato. La velenosa retrocessione dello scorso maggio, con l’ampio dibattito sulle cause, sportive e non, legate ad essa, non ha affatto azzerato il clima pesante che avvolge la società etnea. La rivoluzione, difatti, non c’è stata: come non c’è stata, in sostanza, la partenza della squadra, relegata dopo tre partite in coda al gruppo con un solo punto in classifica. La stagione della rinascita, del purgatorio, di un percorso da vivere insieme al caldo tifo rossazzurro, già a metà settembre è messa in seria discussione. Ciò che sembrava indispensabile e adatto in estate, nel ritiro vissuto a Torre Del Grifo, adesso sembra di troppo, e soprattutto incapace a ricoprire il ruolo in cadetteria. Pellegrino, il tecnico che era subentrato a fine stagione scorsa, ridando un minimo di dignità alla squadra, paga per tutti e al suo posto entra Sannino, con un passato (non troppo felice) sulla panca del Palermo. Era davvero soltanto colpa sua?

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Pellegrino è giunto al capolinea

MODULO SBAGLIATO E ROSINA FUORI RUOLO – Sono i giocatori ad adattarsi al ruolo è il ruolo a cambiare in base alle caratteristiche degli uomini? In questo eterno dibattito, Pellegrino inevitabilmente ne è uscito perdente. Il Catania, fino alla deludente prova di Perugia, non aveva incantato ma aveva dimostrato quantomeno di trovare la via del gol. Contro il Lanciano, gara d’esordio, il 4-3-3 aveva lasciato ballare la retroguardia, ma Calaiò e Rosina, schierato come supporto alla punta, avevano seminato e raccolto a dovere. Le due trasferte successive hanno dato zero punti e tanti dubbi: l’utilizzo del 4-2-3-1 ha praticamente annientato il potenziale offensivo etneo, con un Calaiò troppo solo e una schiera di “falsi trequartisti” (Leto, Martinho, Castro e lo stesso Rosina) incapaci di dialogare a dovere e creare situazioni pericolose. E’ anche vero che se mancano i frangiflutti in mezzo al campo (vedi Rinaudo), diventa difficile azzardare un centrocampo numeroso. Qui, infatti, finiscono le “colpe” di Pellegrino.

MERCATO A META? – Cosentino, nella città etnea, è sempre apparso come un oggetto misterioso, una “risorsa” di cui nessuno conosceva il suo reale valore. Adesso, la sua popolarità è ridotta ai minimi termini. La rosa etnea è considerata, a non a torto, tra le più competitive (se non la più competitiva) di tutta la B. Forse, continua ad esserlo. I nomi, però, non fanno vincere sempre le partite. La conferma di quasi tutta la difesa con l’inserimento di Sauro, l’acquisto di Calello e il giovane Chrapek e soprattutto l’arrivo dei quotati Rosina e Calaiò, non dimenticando quel Martinho protagonista con l’Hellas, poteva essere una garanzia. A mercato finito, però, l’assenza di un calciatore determinante per quantità come Izco inizia a pesare e non poco, così come un’alternativa in attacco all'”arciere”.

ATTEGGIAMENTO INADEGUATO – Sannino dovrà lavorare tantissimo. Non è retorica, è la dura verità. E più facile far camminare un zoppo, che far scendere dal piedistallo un principe. Più di ogni altra cosa, è l’atteggiamento mentale di molti giocatori a dar fastidio al tifo rossazzurro. La squadra appare nervosa, incapace di trovare il ritmo ma soprattutto svogliata. Tutti i capi d’accusa trovati nella scorsa stagione, con l’aggravante della recidiva. Nel calderone degli imputati è finito Ventrone, reo di una preparazione atletica troppo pesante. La verità è che Sannino dovrà calarsi nei panni del buon psicologo: il tempo per recuperare c’è, la pazienza dei catanesi sta per finire.

Manlio Mattaccini

 

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