Luca Porfido
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Serie A: quando al buon senso preferiamo obblighi e divieti

La questione dei troppi stranieri ha portato la FIGC a dover pensare ad un piano straordinario: ma la ragionevolezza dei club di Serie A dov'è finita?

Serie A: quando al buon senso preferiamo obblighi e divieti
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L’emergenza insegna a pregare, si dice: per impararlo si vada in Italia! Lo straniero vi trova emergenza di certo” scrivevano Goethe e Schiller nelle Xenie, una raccolta di epigrammi dei 2 tedeschi, che in pieno spirito teutonico già ironizzavano nel 1796 su una nazione che ancora non aveva neanche visto l’unità.

Tavecchio stranieri Serie A

Tavecchio propone il numero minimo di calciatori italiani nei club di Serie A

AAA CERCASI CAMPIONI – Dopo più di 2 secoli le cose non sono cambiate, e con l’immigrazione che sta raggiungendo flussi estenuanti, vuoi anche per la posizione geografica al centro del mediterraneo, scatenando dibattiti ovunque, sembra quasi un ossimoro che il calcio italico abbia problemi proprio perché i giocatori italiani stanno diventando la minoranza, lodando quasi al miracolo e al miraggio quando si riesce a scovare qualche calciatore con ottime potenzialità, come chi spalanca gli occhi brillanti scoprendo un’oasi nel deserto. E cosi decidiamo di prendercela col Balotelli di turno quando le cose non girano per il verso giusto, perché da un top player (?) come lui ci si aspetta il botto, anche se probabilmente non avrebbe neanche visto l’azzurro in una squadra come quella del Mondiale 2006.

L’ERBA DEL VICINO – Gli avvertimenti arrivano da anni, ma si è sempre pensato bene di tapparsi un orecchio, o forse tutti e 2, perché appariva come la migliore soluzione nel breve periodo, pensando che il futuro fosse solo un qualcosa di indefinito nello spazio-tempo.
Così alla prima giornata di Serie A ci si è trovati di fronte ad uno di quei numeri, come quelli dell’evasione fiscale e del debito pubblico che tanto piace citare al politico di turno, che ha fatto tremare il mondo del calcio: il 55% dei giocatori schierati titolari erano stranieri. Percentuale che sale considerando i 6 club impegnati in Europa, ovvero 73%. Inoltre l’Italia si piazza al 31° posto su 31 Paesi europei per l’impiego di giocatori dai vivai, tenuto conto che dai vivai possono arrivare anche giocatori stranieri, non per forza italiani.
Sintesi secca: le squadre preferiscono comprare giocatori all’estero invece di valorizzare quelli provenienti dai settori giovanili, di qualunque nazionalità essi siano (come il recente Van Ginkel – Cristante). Allora ci si chiede anche perché esistano questi vivai, e se non sarebbe meglio farne a meno, trasformandoli magari in allevamenti come quelli dei cani dove il club di turno va a comprare il giocatore che più gli aggrada.

Di soluzioni ce ne sono tante, ma a noi italiani il facile e il logico non piace, meglio lavorare di fantasia e allora cosa fare? Semplice, varare un divieto, perché a noi piacciono i divieti: vietato schierare non meno di tot giocatori italiani, diminuire le rose per favorire gli italiani (anche se non si capisce perché diminuire il numero dei giocatori porti ad ottenere qualcosa dato il numero dei “titolari stranieri”) e fare controlli sugli extracomunitari, perché la colpa non è mica dei club che decidono di puntare su di loro facendoli venire in Italia?

Come dire “Il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune

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