Simone Viscardi
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Giuseppe Rossi e Roberto Baggio, volontà di ferro e ginocchia di cristallo

Due campioni, due talenti indiscussi ma martoriati dagli infortuni. La seconda puntata di Ritorno al Futuro è dedicata a due giocatori più forti anche del destino

Giuseppe Rossi e Roberto Baggio, volontà di ferro e ginocchia di cristallo
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Immaginate di essere dentro ad una macchina del tempo, ma il tempo stesso non c’è, si è fermato. Due storie da raccontare, due campioni dello sport a confronto, il passato ed il presente si uniscono in un unico racconto. Tutto questo, e molto altro, in “Ritorno al futuro”, la nuova rubrica del mercoledì di SportCafe24.

Rompersi il legamento crociato, se nella vita si fa il calciatore, è uno dei momenti peggiori che possano capitare. Rompersi due volte lo stesso ginocchio invece è , nella stragrande maggioranza dei casi, una pietra tombale su ogni velleità di carriera agonistica. In pochi sono riusciti a tornare per due volte dall’inferno, e poche squadre hanno avuto la pazienza di aspettare il ritorno del loro sventurato. Una di queste società è la Fiorentina, che continua a riporre fiducia incondizionata sul suo pupillo Giuseppe Rossi, e che un quarto di secolo fa fece lo stesso con uno dei più grandi talenti della storia del nostro calcio, il cui codino ancora adesso fa rabbrividire i tifosi di ogni squadra, sua maestà Roberto Baggio.

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PEPITO, L’ULTIMO AMORE DI BEARZOT – Accostare Rossi a Baggio non è così sacrilego come può sembrare a prima vista, e i motivi sono molteplici. Entrambi sono figli dei loro tempi: di un calcio più lento e ragionato Roberto, in fondo sempre lo stesso ragazzo riservato di provincia; di uno muscolare e “nervoso” Giuseppe, figlio di emigranti cresciuto a due passi da New York. Fin dagli esordi nelle giovanili del Manchester United, Rossi è sempre stato considerato un predestinato, tanto che all’esordio in Serie A – in prestito al Parma – contribuì pesantemente alla salvezza dei Ducali allenati da Claudio Ranieri. La velocità nello stretto e il sinistro mortifero sono sempre stati il suo marchio di fabbrica, e lo dimostrò ancor di più con la maglia del Villarreal, dove esplose guadagnandosi la Nazionale e il soprannome di Pepito, coniato per lui dal Vecio Enzo Bearzot, che rivide nelle sue movenze l’esuberanza e il fiuto del suo vecchio amore Paolo Pablito Rossi. Il calvario per Pepito iniziò il 26 ottobre 2011, con l’infortunio al ginocchio che lo tenne fuori per quasi due anni. Solo una squadra credette in lui e nel suo possibile ritorno, la Fiorentina, che lo ingaggiò quando ancora non si sapeva se e quando avrebbe ricalcato un campo di calcio. Ancora un infortunio però l’ha frenato sul più bello, negandogli la gioia di disputare il Mondiale. Sono notizia di questi giorni gli ulteriori 5 mesi di stop che lo terranno lontano dal Franchi, dove tutti lo attendono per altre corse sotto la Fiesole.

UNA VITA DA DIVIN CODINO – Anche la gioventù di Roberto Baggio fu quella di uno destinato a fare grandissime cose, ma in pochi lo pensarono anche dopo il terribile infortunio occorso nell’ultima partita disputata con la maglia del Vicenza, poco prima di passare in viola. La società gigliata, pur potendo rescindere il contratto appena firmato, decise di tenere in organico il giovane credendo sul suo potenziale. L’attesa fu premiata dal debutto in Serie A, una gioia subito interrotta da una nuova delicatissima operazione. Solo un uomo dotato di una gran forza interiore sarebbe riuscito a rimettersi in piedi nuovamente, e Baggio, forte anche della fede buddhista (conosciuta e abbracciata nel 1989), è una persona di quello stampo. Da li in poi iniziò l’ascesa di uno dei più forti giocatori di ogni tempo del calcio italiano. Tre Mondiali disputati – conditi da 9 reti – un paio di scudetti e soprattutto il Pallone d’Oro 1993, in una carriera che lo ha visto indossare diverse maglie (Juve, Milan, Bologna, Inter e Brescia) senza mai dimenticare quella degli esordi, contro la quale si rifiutò anche di calciare un rigore. Perchè coloro i quali ti hanno aiutato nel momento del bisogno –  così come le cicatrici – non si possono scordare, aiutano a crescere e a ripartire da capo, più determinati e più forti di prima.

“Ritorno al futuro” tornerà tra sette giorni. Altre due storie si intrecceranno all’interno della nostra macchina del tempo. Chi vorreste vedere? Scrivetecelo su Twitter menzionando l’account @SportCafe24 e utilizzando l’hashtag #ritornoalfuturo.

Simone Viscardi (@simojack89)

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