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Spagna-Italia: Furie Rosse sul tetto d’Europa, Azzurri umiliati. Prandelli, che hai combinato? L’analisi tattica

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Live Spagna Italia

KIEV, 2 LUGLIO – Il calcio, a volte, è un po’ come il cinema: lo spettatore apprezza o odia la trama, gli attori, i personaggi o le scenografia, ma spesso il suo giudizio sul film appena visto sarà basato, in larga parte, sul finale, sugli ultimi minuti, sull’ultima scena, sull’ultimo bacio o l’ultima esplosione. Noi dobbiamo sforzarci, questa volta, di non cadere nella trappola del finale per poter giudicare razionalmente la prestazione italiana durante tutto il Campionato Europeo. Certo, il finale è stato proprio tragico: improponibile la sceneggiatura, irriconoscibili gli attori e orribile il risultato finale, ma ricordiamoci che 90′ di crollo fisico e nervoso non possono cancellare un mese davvero fuori dalla norma. Questa Nazionale ci ha regalato emozioni davvero insperate, noi non possiamo far altro che ringraziarla e ricominciare a credere nel futuro, a sperare nel sogno del Mondiale brasiliano che ci giocheremo fra 2 anni.

ONESTA SINCERITA’ – Detto questo, davvero premessa imprescindibile, abbiamo l’obbligo “professionale” di analizzare le ragioni di una sconfitta davvero pesante e sconfortante, tentando di squarciare il velo di melassa cosparso dai giornalisti della grande informazione sportiva – televisiva in particolare- sugli errori del nostro tecnico e sulle molteplici problematiche emerse durante questa gara così sfortunata. Prandelli, secondo noi, è un grande commissario tecnico: ereditare il gruppo proveniente dalla debacle sudafricana e portarlo fino alla finale di un Europeo in soltanto due anni è un risultato che, da solo, ci indica il valore di questo straordinario allenatore. Nessuno, compresi coloro che oggi, sprezzanti, ne chiedono già la testa, avrebbe esitato un sol secondo dal firmare col sangue il 7 giugno la certezza di arrivare anche solo alle semifinali di questa competizione. Le sconfitte, soprattutto quando così brutte, lasciano una profonda amarezza, ma ricordiamoci sempre il nostro passato recente e non dimentichiamo che siamo qui a dibattere intorno alla finale italiana solo e soltanto grazie a Cesare Prandelli che, nonostante un campionato nazionale che di spunti ne suggerisce ben pochi, ha saputo creare un modello di gioco innovativo, divertente ed ambiziosamente concreto.

CONFUSIONE FINALE – Purtroppo, ahinoi, tutto, in questa triste serata, è andato storto: Cesare ha deciso di affidarsi, nonostante gli acciacchi, al gruppo capace di questa incredibile cavalcata, rilanciando Chiellini e Abate sugli esterni e confermando in blocco il centrocampo capace di dominare Inghilterra e Germania. Abbiamo così mandato sul terreno di gioco una squadra già in partenza alla frutta sotto il profilo atletico, consapevoli che, prima o poi, sarebbe implosa fra risentimenti e crampi. Nessuno, però, si sarebbe immaginato così drammaticamente presto. Alla pessima condizione atletica si è aggiunta una variabile imprevista: i ragazzi, sulle gambe e impauriti dal mito spagnolo, hanno giocato una partita tatticamente orribile sotto tutti i punti di vista.

PRIMO TEMPO DI DOLORE – Prandelli sceglie di schierare contro i maghi del palleggio spagnoli una formazione eclettica ed in continuo cambiamento: nei soli primi 15′ mutiamo una decina di impostazioni difensive e un numero imprecisato di strategie di transizione offensiva. Con un’unica costante: nulla va come dovrebbe andare. I primi minuti giochiamo con una difesa a 4 classica, protetta dai nostri 3 centrocampisti e da Montolivo in costante pressione sul portatore. Risultato: Chiellini si addormenta a ripetizione, finendo spesso oltre la linea di Bonucci e Barzagli, senza contestualmente essere in grado di spingere sulla fascia. Infatti i problemi maggiori nascono dalla costruzione: Pirlo parte molto basso, ma non trova mai linee di passaggio soddisfacenti -Chiellini rimane troppo basso, mentre Abate è chiuso da Iniesta – ed è spesso costretto a vagare per il campo con il pallone al piede prima di trovare un compagno libero. Contestualmente, De Rossi viene relegato all’estrema sinistra del terreno di gioco, in una posizione incomprensibile poichè il romanista non possiede nessuna caratteristica tipica dell’ala, ma anzi, ricevuto il pallone non riesce a trovare sbocchi di gioco, finendo per lanciare lungo verso la salda presa di Iker Casillas.

TRE, QUATTRO, DUE, TRE: TOMBOLA! – Il motore italiano non dà segni di vita, mentre quello iberico viaggia a tutta velocità: la Spagna attacca sistematicamente con 7/8 elementi schierati in 3 linee parallele che danno vita a triangoli e quadrilateri rappresentanti le innumerevoli possibilità di passaggio offerte ad ogni portatore di palla. La manovra fugge via serena ma inerme, bloccata dalla mancanza di profondità: senza Messi, Sanchez, Villa o Pedro a creare superiorità l’unica chance sembra la meta di stampo rugbistica. Gli azzurri provano a modificare il proprio assetto, trasformando la retroguardia in una linea a 3 e il centrocampo in un essere spietatamente amorfo. La tecnica potrebbe essere quella del disorientamento dell’avversario, intontito dalla presenza di De Rossi in posizione di terzino fluidificante e dal nascondino praticato dal milanista Abate. Tutto inutile: gli Spagnoli non ci cascano e si prendono beffe dei nostri astrusi tentativi tattici. Tentiamo l’impossibile, alternando moduli difficili anche solo da esemplificare: 3-2-3-2, 3-1-4-2, 4-1-3-2. Niente da fare, gli spagnoli reggono l’impatto psicologico delle nostre follie.

UNO-DUE-TUTTI A CASA – Se la fase di possesso risulta un po’ complicata, meglio non si può dire di quella difensiva: mentre Paulo Bento è riuscito a frenare completamente il possesso spagnolo, costringendolo, grazie alla presenza di 3 centrocampisti bravi ad interdire e rilanciare, 20 metri più indietro e rendendolo quindi inoffensivo, gli azzurri decidono -col parere contrario di Prandelli, che prova in ogni modo ad offrire i suoi gentili consigli- di chiudersi in 7 nei 5 metri antistanti la nostra area di rigore. Una scelta azzardata, potrebbe dire qualcuno. Insensata, qualcun altro. Certamente risulta impossibile credere come posizionandoci in 5 metri di campo riusciamo a trovarci sempre con De Rossi, Pirlo e Marchisio oltre la linea della palla. Il loro vantaggio nasce proprio da qui: Iniesta si ritrova, inspiegabilmente, da solo fra le linee italiane e, da grande campione bisogna ammettere, regala una palla tagliata in profondità a Fabregas sulla sinistra del nostro schieramento difensivo. Chiellini, in netto vantaggio e condizione fisica eccezionalmente ignobile, riesce nell’arduo compito di farsi recuperare, sorpassare, dribblare e ridicolizzare dal folletto catalano, che appoggia meravigliosamente per l’altro folletto d’Oltremanica David Silva.
1-0, palla al centro. Ancora 20′ di confusione disorganizzata e su capovolgimento di fronte il neo-acquisto del Barca Jordi Alba tagli a fette la difesa italiana, raccogliendo un lancio in profondità ed insaccando il più semplice dei goal. 2-0, tutti a casa.

ARMATA ROSSA – Il secondo tempo regalerà colpi di scena? L’infortunio di Chiellini riorganizza la retroguardia azzurra grazie all’innesto di Balzaretti, caotico, ma efficace nel proporsi e nel difendere con le unghie e con i denti, mentre Di Natale prende il posto di un distrutto Cassano alla ricerca della profondità perduta. Dieci minuti discreti e poi la commedia dell’assurdo ha inizio: al 55′ entra Thiago Motta ed esce Montolivo. Prandelli, sotto di due goal, decide di utilizzare il terzo ed ultimo cambio per inserire un centrocampista stanco, fuori forma e compassato come l’italo-brasiliano. In panchina siedono -in rigoroso ordine alfabetico- Borini, Diamanti e Giovinco. Non male come cambio, pensano alcuni. Ma la beffa arriva dopo appena 5′ (cinque): Motta allunga e si stira. Italia in 10 per mezzora buona. Peggio di così è difficile, pensano alcuni. No, perchè gli spagnoli si ricordano di tutte i vecchi conti in sospeso e continuano a massacrare il nostro corpicino agonizzante. 4-0, che umiliazione.

MEZZO PIENO O MEZZO VUOTO? – Questa Spagna non era di certo squadra imbattibile. Noi l’abbiamo fermata, il Portogallo l’ha fermata e la Croazia non le ha concesso praticamente nulla. Questa Spagna è una squadra orfana della profondità e della corsa senza palla, ma che, dotata dei centrocampisti più forti del mondo, riesce comunque a vincere. Ma soprattutto, questa Spagna, oggi, entra di diritto nella leggenda del calcio. La più forte squadra della storia, diranno alcuni. La sconfitta, in fondo, a questo punto ci può anche stare. Dà fastidio solamente sia arrivata in questo modo, per colpa di una stanchezza comprensibile, ma ovviabile con un po’ di sani cambi in corsa. Prandelli paga l’essere, forse, stato troppo legato a schemi e gerarchie: perchè Thiago Motta ha messo il piede in campo in quasi tutte le gare, sbagliandole tutte, mentre Nocerino ha toccato il campo una volta, segnando un goal in fuorigioco millimetrico e rischiandone un altro? Domande senza risposta. Perchè Chiellini? Non in forma e evidentemente inadeguato? Perchè fuori Balzaretti, uno dei migliori in assoluto nelle sue apparizioni sul terreno di gioco?

La realtà è che noi da Prandelli ci aspettiamo un vigoroso cambiamento, un salto in avanti che sappia renderci una squadra davvero competitiva a livello internazionale, senza paure o tabù. E se siamo critici con lui è soltanto perchè lo stiamiamo davvero: lui è l’uomo giusto per questa squadra, ma deve assolutamente studiare ancora e migliorarsi per poter migliorare il suo gruppo. Noi ci contiamo e aspettiamo con trepidazione la prossima estate per poter tornare ad emozionarci per quel colore azzurro e quella bandiera tricolore. E chissenefrega se sarà solo Confederation Cup, la nostra è fame insaziabile.

A cura di Angelo Chilla

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