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Italia, adesso impara dalla Spagna: bisogna ripartire dai giovani

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Insigne, Immobile e Verratti, le ultime "creature" di Zeman

ROMA, 2 LUGLIO 2012 – A poche ore dalla sconfitta nella finale di Euro 2012 contro la Spagna, si comincia subito a pensare a come ripartire e rilanciare il calcio italiano a livello nazionale, europeo e a livello mondiale.

DENTRO I GIOVANI – È un dato di fatto, in Italia il processo d’inserimento dei ragazzi provenienti dai vari settori giovanili all’interno della prima squadra è molto complesso e tale complessità è provocata da diversi fattori. Le squadre italiane preferiscono comprare giovani talenti all’estero a poco prezzo piuttosto che investire nel settori giovanili, ma il problema principale è dato dalla paura dei vari tecnici di utilizzare i giovani perché “colpevoli” di non avere l’esperienza necessaria per poter affrontare un campionato come quello italiano. Negli ultimi due anni stiamo assistendo ad un aumento graduale di giovani mandati in prestito nelle serie minori o in squadre di rango minore a “farsi le ossa”, come i vari Insigne, Immobile, Caprari, Bertolacci, Verratti che hanno ben figurato nell’ultimo campionato tanto da essere subito riportati alla casa madre perché ritenuti pronti per il grande salto. È importante che questo processo diventi pian piano più fluido, fino al punto di poter far esordire i talenti direttamente in prima squadra e in partite importanti come ormai il Barcellona fa da anni con grande successo.

PIÙ ITALIANI – Al momento, l’unica squadra che sembra intenzionata a puntare molto sui giovani italiani è sicuramente la Juventus e l’acquisto di Giovinco, insieme all’alta presenza bianconera in nazionale, ne è la conferma, ma è preoccupante la scarsa presenza di italiani in tutta la Serie A nel suo complesso. Nel nostro campionato, infatti, il 52% dei tesserati è costituito da stranieri. L’utilizzo più frequente di giovani italiani nelle squadre del nostro massimo campionato potrebbe portare ad un aumento esponenziale di giocatori convocabili sia per la Nazionale maggiore che per l’Under 21, senza contare che sarebbe anche molto più bello avere campioni italiani nei nostri grandi club piuttosto che spendere fior di milioni per giocatori stranieri che potrebbero sembrare più forti solo perché messi in condizioni di far bene e di esprimersi al meglio. Le uniche strade percorribili per il nostro calcio nei prossimi due anni sono il coraggio di lanciare i nostri giovani e la programmazione. Il Mondiale brasiliano è più vicino di quanto si possa pensare.

a cura di Sebastian Mongelli

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