Massimiliano Riverso
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Alessio Cerci, Federica Riccardi e la sindrome della First Lady

"Ce ne andiamo nel calcio che conta" è una delle frasi più misere che si possa pronunciare. Il talento di Cerci lo conosciamo tutti, ma senza il lavoro svolto prima dalla Roma e poi da Ventura, sarebbe rimasto nell'anonimato di un campionato di Eccellenza

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Da quando le wags tappezzano le prime pagine dei quotidiani online e dei tabloid platinati italiani nulla è più come prima. Dal boa di Fanny Neguesha agli autoscatti hot su twitter di pseudo-presentatrici alla ricerca di un tycoon o un calciatore famoso, per acquisire popolarità e magari spassarsela sulle spiagge di Miami con il pirla di turno.

Muscoli e ‘picciuli’ hanno da sempre attratto il gentil sesso, disposto a vendersi l’anima pur di finire sulle copertine di giornali divorati da affamati di ‘curve pericolose’. Gli amici della ‘Gazza‘ hanno deciso di uniformarsi al modello spagnolo di AS, sacrificando l’etica del quotidiano italiano più conosciuto nel mondo a discapito dell’erotismo. Una scelta marketing premiata con decine di migliaia di visite in più al giorno, un esito scontato frutto del binomio tutto italico tra ‘Donne & Pallone’.

Ma da qualche tempo si sta diffondendo a macchia d’olio “la sindrome della first lady“, che consiste in buona sostanza nello sputare sul piatto dove si è mangiato. L’ultima protagonista in ordine di tempo è Federica Riccardi, fidanzata di Alessio Cerci. Il mezzo di comunicazione, come di consueto, sono i social network in modo da enfatizzare un messaggio che non avrebbe avuto risalto mediatico ai tempi della prima Repubblica.

Essere il migliore esterno della Serie A  delle ultime due stagioni non basta. ..In Italia si va avanti solo con prestiti, vecchie glorie riciclate, stranieri, …giocatori che costano zero. I calciatori più forti se vogliono fare qualcosa di importante devono scappare via. Saluti Serie A noi ce ne andiamo nel calcio che conta“, ha dichiarato la Riccardi sul suo profilo facebook -. La stupenda Lady Cerci sferra un attacco (non troppo velato) al calcio italiano e al “Condor” Galliani, ma omette o probabilmente non è al corrente della storia di un club leggendario come il Torino e di cosa ha rappresentato il Milan dell’era Berlusconi nel calcio moderna.

Ce ne andiamo nel calcio che conta” è una delle frasi più misere che si possa pronunciare. Il talento di Cerci lo conosciamo tutti, ma senza il lavoro svolto prima dalla Roma e poi da Ventura, sarebbe rimasto nell’anonimato di un campionato di Eccellenza. Che senso ha gettare sterco sul calcio italiano, quando le casse delle nostre società non sono più piene come una volta. Che senso ha non salutare i tifosi e una società che ha reso Alessio Cerci un buon giocatore. Come menzionavo prima il potere da sempre affascina il gentil sesso, come la voglia di viaggiare sempre in prima fila, ma l’Atletico Madrid è solo da qualche anno nel calcio che conta. Il Grande Toro rimarrà per sempre leggenda.

@MassiRiverso

 

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