Orazio Rotunno
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Juventus, lo dice il mercato, lo pensa la società: “Non vogliamo la Champions”

Acquisti discreti, panchina lunga, quantità e non qualità: l'intento della società sembra chiaro, di più non si può. O non si vuole?

Juventus, lo dice il mercato, lo pensa la società: “Non vogliamo la Champions”
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Champions? No, grazie. La caccia all’ennesimo scudetto (furbo modo di dire per evitare di schierarsi circa il numero effettivo di questi ultimi), è la strada perseguita da Agnelli, Marotta e Paratici. La questione è semplicemente una, alla base vi “La” domanda: la Juventus non può o non vuole fare di più? Non vengano a raccontarci che Romulo, Pereyra, il vecchio Evra e le promesse Morata e Coman siano proprio ciò che la società ha “voluto” per tentare la corsa alla Champions League. Meglio pensare che si tratti di ciò che si è “potuto” fare, piuttosto: quel cambio in panchina, poi, sembra aver abbassato più che alzato il livello della Juventus. Allegri o Conte..nti?

Juve Champions

Galatasaray Juve neve

VOLERE O POTERE, QUESTO E’IL DILEMMA: I TIFOSI MUGUGNANO – La Juve all’apice, quella di Vidal e Pogba, Tevez e LLorente, Barzagli e Chiellini, Pirlo e Buffon: questa Vecchia Signora, capitanata da Antonio Conte, è uscita prematuramente dall’Europa per ben due volte in un anno. Il precedente, ha centrato i quarti persi senza giocare col Bayern e centrati, forse,  solo grazie ad un sorteggio benevolo negli ottavi col Celtic visto quello che sarà il cammino della stagione a venire in Europa. Oggi i bianconeri hanno perso il loro condottiero, rischiano un legittimo appagamento e vedono dilatarsi il gap con le altre d’Europa: se la panchina si è senza dubbio allungata, fornendo ad Allegri più alternative di quante ne abbia avute Conte nei suoi 3 anni e due giorni da tecnico juventino, certo non si può pensare altrettanto della qualità della rosa. Barça, Real, City, Chelsea, Bayern, Psg con in seconda linea Atletico ed Arsenal: si sono rinforzate con nomi ben superiori rispetto a quelli giunti a Torino, relegando gli uomini di Allegri fuori dal “G8” del calcio. Il girone morbido sorteggiato a Nyon consentirà alla Juventus (tocchino ferro i tifosi visti i precedenti “agghiaccianti”) di accedere agli ottavi senza troppi affanni. Da capire con quale posizione, per determinare la difficoltà dell’accoppiamento: sulla propria strada l’Atletico. Ecco, i colchoneros: la dimostrazione vivente di come alle volte bastino Romulo (Mario Suarez), Pereyra (Raul Garcia) e Morata (Diego) per arrivare in fondo ad una competizione del genere ed arrivare davanti a Barça e Real nell’arco di 38 partite. Che la società bianconera abbia pensato a questo? In 3 anni, con gli introiti dello Juventus Stadium, partecipazioni fisse alla Champions e diritti tv fra Europa ed Italia da leader assoluti, non è mai arrivato il colpo da 30-35 milioni che dubitiamo non fosse nelle possibilità di Agnelli e company. Che piaccia o no, sarebbe stato ciò che serviva per iniziare a porre un primo tassello  di grande qualità utile a competere maggiormente nella coppa dalle grandi orecchie: un grande colpo piuttosto che 3-4 medi, in buona sostanza.

Ci si è illusi su Falcao, si è tentato Hernandez, è rimasto Giovinco: dei vari Sanchez, Di Maria e Lavezzi negli anni, è arrivato solo il nome sui giornali (uno in particolare). “Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta“. Forse non si è finito di ascoltare fino in fondo Boniperti, che avrebbe aggiunto “ovunque“. Non solo in Italia.

Orazio Rotunno

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