Enrico Steidler
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Morte di Ciro Esposito, gli ultrà della Roma perdono un’ottima occasione per stare zitti

Con un lungo comunicato pubblicato sul sito "laroma24.it", i curvaioli giallorossi tornano sui tragici fatti della finale di Coppa Italia dello scorso maggio per "fissare un punto zero e ricominciare". Obiettivo raggiunto. Ma a zero ci stavano già.

Morte di Ciro Esposito, gli ultrà della Roma perdono un’ottima occasione per stare zitti
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“Un gesto distensivo e senza precedenti” scrive il Tempo presentando il comunicato degli ultrà giallorossi reso noto ieri a poche ore dall’inizio di Roma-Fiorentina, un vero e proprio mea culpa secondo gli altri mass media. Sintesi giornalistiche, si dirà. Ma allora, se è così, ce n’è una che rende meglio l’idea: il lungo J’accuse firmato dagli “ultras della Roma” è un autentico delirio. Surreale, grottesco, a suo modo esemplare.

Daniele De Santis

Daniele De Santis, l’ultrà che non rispettò le “regole d’ingaggio”

CINQUE PASSI NELLA TRAGICOMICAParte 1: Nuove leve e regole d’ingaggio. “Assurde leggi liberticide, mitomani da tastiera, spirali di violenza fomentate dai soliti burattinai. E’ arrivato il momento, per noi ultras della Roma, di fissare un punto zero e ricominciare. E’ arrivato il momento di ammettere le proprie responsabilità (…) soprattutto per la crescita delle nuove generazioni che riempiranno le curve nei prossimi anni. Finale di Coppa Italia. La morte di Ciro Esposito è per noi una tragedia abnorme, che però, per come è avvenuta, esula dal mondo ultras. E’ una vicenda disgraziata e dolorosa che ha distrutto la vita di due famiglie, portando alla morte assurda di un giovane ed alla quasi sicura amputazione della gamba di un altro. Si sono oltrepassate, di molto, le regole di ingaggio tipiche dello scontro tra tifoserie“.

Parte 2: “Puncicate” e pennivendoli. Responsabilità. “Se il governo vara leggi liberticide per nascondere il fallimento della tessera del tifoso, è soprattutto colpa di tutto il mondo ultras. (…) La Curva Sud non ha retto al ricambio generazionale” e ha perso il “controllo dei ragazzi più giovani che si sono avvicinati alla curva; abbiamo permesso che improvvisati capitani di ventura si ergessero a leader, dettando comportamenti difformi da quello che è stato (e dovrà tornare ad essere) il nostro stile. (…) Le “puncicate” – le “toccatine”, si legge su asroma.ultra.org, cioè piccole coltellate superficiali, ndr – date ad ignari sessantenni ed a studenti fuori sede, tanto per capirci, non sono assolutamente gesti ultras ma azioni vili che noi abbiamo la colpa di non aver arginato. Questa è sicuramente la nostra responsabilità principale. (…) Ogni volta che, prima di una partita “calda”, la grancassa dei pennivendoli ha pompato per tutta la settimana il pericolo di incidenti tra opposte tifoserie, noi ci siamo caduti in pieno. (…) Un problema da affrontare con energia e sbattere in prima pagina, magari per coprire qualche provvedimento impopolare da far passare sotto silenzio. La tessera del tifoso ha fallito? Anziché ammettere i proprio errori il governo ha preferito varare nuove ed assurde leggi liberticide. Chi gli ha dato il pretesto? Noi“.

Parte 3: Nobili ideali. Social Network (…) “Con la diffusione dei social network si è data a tutti la possibilità di diventare eroi da tastiera e di parlare a nome e per conto di altri, nel più perfetto anonimato. (…) Noi, ultras della Roma, siamo soliti mettere la faccia in quello che facciamo, nel bene e nel male. Preferiamo un incontro “vecchie maniere” con le tifoserie avversarie piuttosto che dilungarci con insulti sul web (…) e per noi “è inconcepibile divulgare foto, filmati e quant’altro possa agevolare il lavoro delle forze del disordine o quello dei burattinai dell’informazione. Sia chiaro a tutti, quindi, che le posizioni degli ultras della Roma non saranno mai lette sui profili social di nessuno”.

Parte 4: Il potere ci teme. Politica allo stadio (…) “Ognuno ha le proprie convinzioni politiche ma, quando si è allo stadio, si è accomunati solamente dal modo di vivere la passione nei confronti della propria squadra di calcio. (…) La curva è uno degli ultimi avamposti aggregativi di giovani presenti nella società odierna: è questa la realtà che spaventa il sistema. Ed è per questo motivo che viene tentata in ogni modo qualsiasi cosa possa portare ad una demonizzazione del fenomeno”.

Parte 5: Ieri, oggi e domani. “Puncicate” A Roma, l’uso del coltello per dirimere controversie è un fatto tradizionale. (…) Questa tradizione si è tramandata fino ai giorni nostri entrando fin dentro lo stadio. Siamo considerati tra le tifose italiane come accoltellatori. Un giudizio sommario che certo non ci fa piacere, tanto più che le “puncicate” che ci vengono addebitate sono inferte da giovani cani sciolti ai danni di ignari tifosi ospiti inermi. Questo fenomeno deve essere arginato, non possiamo permettere che il giudizio sulla nostra curva sia formulato sulla base di azioni di vigliacchi (…). Dobbiamo cercare di ripristinare all’interno della nostra curva, quelle regole di ingaggio non scritte, che disciplinano gli “incontri” tra opposte tifoserie. In base a tutte queste considerazioni, comunichiamo che, dalla prossima stagione calcistica gli ultras della Roma si riuniranno come sempre in Curva Sud per cercare di gettare le fondamenta per la ricostruzione di una curva che, in virtù della sua storia, deve necessariamente brillare di luce propria. GLI ULTRAS DELLA ROMA”.

MAMMA, HO PERSO I NEURONI – In sintesi, il succo dell’edificante “mea culpa” curvaiolo è questo: non è colpa nostra, ma:
1) – di quella parte di noi – la più giovane e inconsapevole degli “antichi valori” – che è sfuggita al controllo: ecco la nostra unica responsabilità (o, meglio, il misero pretesto per delirare a briglia sciolta);
2) – dei soliti maledetti pennivendoli;
3) – delle forze del disordine;
4) – degli eroi da tastiera che tramano nell’ombra e
5) – del Potere ostile agli “avamposti aggregativi“.
Roba da trattato di sociologia, insomma, o di psichiatria, ed è davvero curioso rilevare, a tale riguardo, che i burattinai dell’informazione presentano tutto ciò come se fosse qualcosa di “importante”, qualcosa di “serio”, e non per quello che è: un autentico sproloquio. Delirante, grottesco, a suo modo memorabile.

Enrico Steidler

P.S. Povere anime belle della curva, non lo sapevate che chi semina vento raccoglie tempesta?

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