Enrico Steidler
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La polemica su Del Piero e i marò: cara Meloni, ora tocca alla Fiat, vero?

Fare appelli a Del Piero (e usarlo come cassa di risonanza) giova alla causa...di Fratelli d'Italia

La polemica su Del Piero e i marò: cara Meloni, ora tocca alla Fiat, vero?
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La vicenda è nota. A poche ore dall’annuncio ufficiale di una notizia già data per certa – Alessandro Del Piero vestirà la maglia del Delhi Dynamos, una delle 8 squadre dell’Indian Super League – il presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni posta su Facebook la seguente, accorata invocazione: “Rivolgo un appello ad Alex Del Piero affinché rifiuti l’offerta di giocare in India fin quando i nostri marò non torneranno in Italia. Del Piero non ha bisogno nè di soldi nè di fama visto che è un simbolo indiscusso del calcio italiano e un’icona mondiale di questo sport. Una simile presa di posizione da parte sua – incalza l’ex ministro della Gioventù nel quarto governo Berlusconi – sicuramente non passerebbe inosservata e potrebbe essere un importante segnale nei confronti del governo indiano e della comunità internazionale. Mi si dirà che non spetta a un calciatore fare quello che la politica non sa fare: nessuno più di noi è critico verso l’inerzia degli ultimi governi ma riteniamo che sia tutta l’Italia a doversi mobilitare, a partire dai suoi simboli più conosciuti”.

Alessandro Del Piero

Alessandro Del Piero

“Sono felice di comunicare che da oggi sono un giocatore del Delhi Dynamos e ambasciatore della nuova Indian Super League”, annuncia di lì a poco il fuoriclasse giramondo sul suo profilo Twitter. Il polverone mediatico sollevato dalla Meloni, però, si vede a migliaia di chilometri di distanza, e Del Piero non può fingere di ignorarlo: “So che la mia scelta di andare a giocare in India – scrive poi su Facebook l’ex bianconero gettando acqua sul fuoco – ha sollevato qualche perplessità in merito ai rapporti tra Italia e India, legati alla vicenda dei due marò detenuti là. Detto che non credo di essere l’unico italiano che intrattiene relazioni con l’India per motivi professionali, so bene però che quello che faccio io ha un impatto mediatico più ampio: accetto volentieri le responsabilità che il mio ruolo comporta”.

LA BLACK LIST DELLA PASIONARIA – Ora, al di là di ogni considerazione sullo scottante caso dei marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, una storia fatta a immagine e somiglianza dei Paesi che vi sono coinvolti, una cosa pare evidente: se è tutta l’Italia, e non solo Del Piero, adoversi mobilitare per la liberazione dei fucilieri di marina tenuti “in ostaggio” in India, allora quello rivolto a Pinturicchio è solo il primo di una lunga serie di vibranti appelli. Vero Meloni? Sì, è vero, è così, e potete stare certi che la battagliera pasionaria – 348.700 preferenze alle ultime elezioni europee, la candidatura più votata d’Italia – è ora piegata sul suo pc mentre indirizza parole altrettanto cariche di pathos ai numerosi connazionali che fanno affari col “nemico”. Gìà. Ma chi?

TANTI APPELLI, TANTO ONORE“Tra i grandi gruppi italiani presenti in India – leggiamo su infoMercatiEsteri, il sito della Farnesina – si segnalano: Fiat (oltre alla casa automobilistica, anche New Holland e Magneti Marelli), Carraro, Maschio Gaspardo, Piaggio, Prysmian, Maire Tecnimont, Techint, Luxottica, Danieli, Ansaldo Energia, Saipem, Brembo, StMicroelectronis, Salini Impregilo, CMC di Ravenna, Bonfiglioli, Mapei, Italcementi, Maccaferri, Ferrero, Bauli, Perfetti Van Melle, Tessitura Monti, Benetton, Gruppo Coin, etc. La presenza di grandi gruppi industriali italiani certamente funge da traino per le nostre PMI. Sono inoltre operative in India numerose case italiane del design d’interni, moda e segmento lusso (tra cui Artemide, Natuzzi, Zegna, Armani, Cavalli, Damiani, ecc.), se pure con un numero di punti vendita ancora limitato. Particolarmente attente al mercato indiano sono le aziende del settore difesa, tra cui certamente il Gruppo Finmeccanica, Beretta, Elettronica, Fincantieri. Quanto al segmento finanziario, oltre al Gruppo Assicurazioni Generali, sono presenti in India con uffici di rappresentanza una dozzina di banche italiane.

ARMIAMOCI E PARTITE – Tutte queste aziende, naturalmente, sono solo le più importanti, e la mobilitazione non può certo fermarsi a loro. Giusto?….O no?…E se, invece, fosse solo una sceneggiata, e sotto Del Piero niente? Una boutade pubblicitaria per rivitalizzare un partito-ectoplasma? O una furbesca captatio benevolentiae rivolta allo “zoccolo duro”? Mah, chissà. Forse, più semplicemente, dietro all’accorato richiamo ai destini dei due “ostaggi” c’è solo una banale (ma comunque azzeccata) provocazione. In tal caso, c’è una domanda che vorrei rivolgere alla bionda pasionaria: cara Meloni, se la pensa così, perchè si ostina a intrattenere rapporti col Parlamento italiano? Non lo sa che tiene in ostaggio un intero Paese?

Enrico Steidler

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One Response to La polemica su Del Piero e i marò: cara Meloni, ora tocca alla Fiat, vero?

  1. ANDREA 30 agosto 2014 at 23:07

    Forse la M. non doveva essere così diretta ma tutta la mia stima in un giocatore come D.P. è crollata in quanto non credo alla storia dell’ambasciatore ma ai soldi e alla fama che guadagnerà nonostante la sua ricchezza e ha manifestasto tutti i comportamenti tipici della maggioranza dei giocatori che si cullano beatamente nei milioni di euro che gli vengono elargiti.
    Colgo l’occasione che non verrà mai presa in considerazione, di proporre di pagare tutti questi “semidei” solo a cottimo.
    Veniamo alle aziende citate: vi siete chiesti a chi pagano la stragrande maggioranza delle imposte queste aziende? All’India e non certo all’Italia.
    E le centinaia di posti di lavoro spariti in Italia chi li considera? In sintesi le PMI godono solo in modo del tutto parziale di questo bengodi. Da notare che molte di queste aziende lavorano in India con nome spesso indiano.
    In sintesi chi ci guadagnano sono solo le aziende indicate perché oltre a pagare le imposte all’India ne pagano meno.
    Tali aziende comunque erano già in India da tempo e avevano già sedi e macchinari prima del 2012 ma un segno di un giocatore di questa “levatura” avrebbe giovato di più di tutte le timide manifestazioni di dissenso dei nostri politici sulla faccenda marò.
    Da evidenziare poi che quache tempo prima dei marinai militari indiani avevano massacrato 15 innocui e disarmati pescatori thailandesi ma non sono mai stati processati perché gli errori di scambio pescatori per pirati si possono sempre commettere. I loro possono e i nostri , se successo, NO? Perché?
    Comunque ognuno, nell’ambito della legalità, è libero di vivere come vuole e lo stesso D.P. ha deciso quello che gli conveniva di più, e, anche se la stima e l’affetto che potevo avere si sono dissolti, gli auguro un buono e proficuo soggiorno.

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