Elisa Belotti
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Boyhood: quando il tempo del cinema e quello della vita si sincronizzano

Il nuovo film di Richard Linklater nelle sale italiane a ottobre: quello che non era mai stato fatto al cinema

Boyhood: quando il tempo del cinema e quello della vita si sincronizzano
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Tutte le età di Mason

Boyhood: tutte le età di Mason

QUANT’È BELLA GIOVINEZZA- «(…) del doman non c’è certezza». Tutti noi ci ricordiamo questi due famosi versi di Lorenzo De’ Medici, quanto meno perché quella rompiscatole della professoressa di italiano ce li ha fatti studiare a memoria, una volta. Non che c’entri davvero qualcosa, ma queste due frasi sottolineano due punti fondamentali del nuovo film di Richard Linklater (quello di School of rock e della trilogia Before, per intenderci). Che si parli di “giovinezza” ce lo suggerisce già il titolo. Il film ci mostra la vita di Mason (Ellar Coltrane) dagli otto ai vent’anni, passando ovviamente attraverso quelle che si possono considerare le tappe fondamentali della formazione di un ragazzo occidentale (divorzio dei genitori, rapporto con la sorella, traslochi…). La certezza del domani è il rischio che questo folle regista si è assunto: il film è stato girato nell’arco di dodici anni. Ogni anno, Linklater riuniva il cast pronto per girare qualche scena. Una scelta indubbiamente rischiosa: del doman non c’è certezza. Ma non è forse questa la sfida suprema del cinema? Restituirci la vita sullo schermo con quella variante alla staticità del dipinto o della fotografia che è lo scorrere del tempo? Qualcosa di simile l’aveva fatto anche Bellocchio con Sorelle MaiIl film racconta la crescita di una ragazza e la trasformazione dell’ambiente intorno a lei. (…) è il tempo il vero protagonista del film, ciò che ne regge l’intero senso, al di là di ogni valutazione estetica che gli si può dare.» ci spiegava il regista piacentino). Le critiche che ci vengono da chi ha già visto il film – oltreoceano, chiaramente – parlano di una fotografia sopraffina ( i direttori della fotografia sono Lee Daniel e Shane F. Kelly) e di un lavoro enorme e riuscitissimo di  Sandra Adair al montaggio.

QUELL’ISTANTE, PER SEMPRE ETERNO- Ed è così: come quando tra amici o parenti – qualche anno fa lo si faceva ancora – ci si ritrova tutti nel soggiorno di qualcuno a guardare, fino a singhiozzare dalle risa, le diapositive di una vita (tu con quel costume ridicolo, dieci anni fa, in spiaggia, che mangi un ghiacciolo) o i filmini registrati durante gli anni. In questo lungometraggio si racconta la quotidianità di una bambino che diventa un ragazzo, si raccontano le cose vere, anche banali, ma vestite di quella vita che conosciamo tutti così bene. E sullo sfondo resta il vero scorrere del tempo: Bush e poi Obama, l’avvento della Apple e la sua pervasività. Le feste, i primi baci, quel compleanno in cui Mason riceve come regalo quelli che si potrebbero ritenersi l’emblema dell’ipocrisia e del vivere negli Stati Uniti d’America: una Bibbia e un fucile. Così il cinema compie un nuovo passo in direzione della vita e verso il vero scopo dell’arte: eternare l’attimo. Rendere immortale quel battito di ciglia che sembra durare così poco, ma che si espande fino alla fine dei giorni: immortalato lì, dove possiamo vederlo accadere perpetuamente. Se l’intento sia riuscito o meno ce lo diremo ad ottobre. Humphrey Bogart diceva: «La differenza tra la vita e un copione cinematografico è che il copione deve avere un senso.» per tutto il resto, ci siamo quasi.

Elisa Belotti

 

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