Enrico Steidler
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“Le Malvine sono argentine”. E Maradona è…il solito Maradona

Il Pibe de Oro partecipa alla lotta contro la Sla indossando una maglietta "nazionalista"

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Compaio, ergo sum. L’Ice Bucket Challenge, la sfida della secchiata d’acqua gelida in testa promossa per raccogliere fondi contro la sclerosi laterale amiotrofica, è ormai diventata uno status symbol da esibire come il Rolex o la supercar, e per i vip di tutto il mondo la partecipazione alla catena di sant’Antonio più trendy del momento equivale a un certificato di “esistenza in vita”. Ti sei fatto “lavare”? Allora esisti. Nessuno ti ha “nominato”?…E chi sei?

Diego Armando Maradona

Diego Armando Maradona

BENVENUTI A BORDO – Come tante piccole scenette da un Titanic ormai in rotta di collisione contro l’iceberg, i video virali dell’Ice Bucket Challenge la dicono lunga sulla società che ci circonda, i suoi media (Corey Griffin, il 27enne americano tragicamente scomparso tre giorni fa non era l’inventore della “Sfida del secolo” come scritto da quasi tutti i giornali, ma gallina finta fa comunque buon brodo…) e la sua dorata élite. Anche tu hai un’anima, falla vedere! Ecco il messaggio subliminale – ma anche no – della bella e astuta iniziativa partita dalla “base” (milioni di persone qualunque che si sono postate sui social mentre si sottopongono alla gelida secchiata) con la speranza di arrivare alvertice“. Anche le celebrità, infatti, hanno un cuore che pulsa sotto la camicia di seta o il reggiseno mozzafiato, e se la patente di “creatura sensibile e generosa” è offerta a un prezzo ragionevole – la libera donazione alla ricerca scientifica – allora il gioco mediatico è fatto. A guadagnarci sono tutti, in fondo, nobile causa in primis.

UNO A CASO – Purtroppo, però, anche nel coro più numeroso, “vipputo” e ben orchestrato di tutti i tempi c’è sempre qualcuno che stecca. E’ il caso, guarda caso, di Diego Armando Maradona, che si sottopone al rito della secchiata indossando una maglietta con la scritta “Las Malvinas son Argentinas”, le Malvine – nome spagnolo delle britanniche isole Falkland – sono argentine. Ora, nessuno, almeno fin qui e a quanto ci risulta, aveva approfittato del prestigioso palcoscenico per inquinarlo con la politica, e solo il Pibe de Oro poteva riuscire a oltraggiarlo con un messaggio così stupidamente “militarista“. Il pensiero di tutti, infatti, vola immediatamente al conflitto scatenato nel 1982 dalla giunta militare del Paese sudamericano invadendo le isole Falkland (remoti lembi di terra sub-polare rivendicati dall’Argentina e appartenenti alla corona britannica), una guerra assurda conclusa con la rapida sconfitta degli aggressori e la caduta del loro sanguinario regime.

Cosa c’entra tutto ciò con la lotta alla Sla è chiaro solo a Maradona, e l’ostentazione dello slogan nazionalista, a dir poco infelice, lo è ancor di più in un momento così difficile e doloroso per l’intero pianeta (dall’Iraq alla Striscia di Gaza, dalla Libia all’Ucraina…). Ecco, ci mancavano solo Diego e le sue rivendicazioninostalgiche“. D’altra parte, che volete farci? L’hombre è fatto così: la mano – quella che inflisse il “giusto” castigo agli inglesi ai mondiali dell’86 – è quella de Dios, forse, ma il cervello è di sicuro quello di Maradona. In video veritas.

Enrico Steidler

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3 Responses to “Le Malvine sono argentine”. E Maradona è…il solito Maradona

  1. pierluigi 26 agosto 2014 at 7:52

    Maradona è quello che è;
    in testa i vip si dovrebbero dare una secchiata, ma senza acqua;
    ma sopra ogni cosa, le MALVINAS SONO ARGENTINE. E’ SEMPRE il caso di ricordarlo. Gli inglesi, come in Australia, Canada, Giamaica, Nuova Zelanda, sono nient’altro che occupanti sgraditi.

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  2. Monica 27 agosto 2014 at 18:54

    E cosa c’è di tanto sbagliato nell’indossare quella maglietta. Maradona e’ unico e per fortuna anche la testa, le mani e soprattutto i piedi. Quest’articolo e’ molto di parte e poco oggettivo. Una cosa e’ certa Diego il suo mestiere lo faceva alla grande, al contrario di chi ha scritto quest’articolo che di giornalismo ha ben poco

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  3. Enrico Steidler 27 agosto 2014 at 22:37

    Gentile Pierluigi e gentilissima Monica, rispondo a entrambi nello stesso momento perchè le vostre osservazioni, benchè diverse nella forma, sono abbastanza simili nella sostanza. In sintesi: sulla “reale” nazionalità delle isole Falkland (sia essa argentina o britannica, oppure cilena o spagnola…) si può discutere all’infinito senza probabilmente giungere ad alcunchè di assodato. Sta di fatto, comunque, che questi remoti territori appartengono al Regno Unito, e che l’Argentina li invase nel più assoluto disprezzo del diritto internazionale e delle norme che regolano la pacifica convivenza fra i popoli. Se anche avesse avuto tutte le ragioni del mondo (e non le ha), il sanguinoso torto di cui si è macchiata dovrebbe lasciare più spazio alle scuse che alle rivendicazioni.
    Ad ogni modo, è chiaro che nell’indossare una maglietta con la scritta “Le Malvine sono argentine” non c’è nulla di male. In fondo, è come andare in giro con lo slogan “L’Istria è italiana” – sono triestino, avrei parecchi motivi per farlo e tuttavia non lo farei mai – o “Il Sud-Tirolo è austriaco”. Fate pure, se credete, ma per quanto mi riguarda trovo che sia più ragionevole accettare il responso della Storia, giusto o sbagliato che sia, e andare “oltre”, se non altro per rispetto di tutti quegli uomini e quelle donne che hanno dato la loro vita per questa “pace” che noi ci ritroviamo senza averla guadagnata e che a volte sembra “puzzarci” un po’. Questo pianeta, in fondo, è tutto tranne che immutabile, e non è certo con i carri armati e le invasioni che lo si cambia in meglio.
    Detto questo, c’è un tempo per ogni cosa. Esibire una simile maglietta durante una gara di solidarietà come l’Ice Bucket Challenge significa farla fuori dal vaso e approfittarsene nel modo peggiore. Questione di buon senso, naturalmente, di buona educazione e di buon gusto, tutte qualità che Maradona ha dimostrato raramente di possedere. Troppo raramente.

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