Orazio Rotunno
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Roger Federer immortale: 80 voglia di te

121 finali, 80 vittorie, 22 Masters, 8 finali nel 2014 e 4 consecutive negli ultimi 4 tornei giocati: a 33 anni, i numeri di Re Roger, fanno ancora paura

Roger Federer immortale: 80 voglia di te
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A volte i numeri dicono più di qualsiasi parola, sebbene raccontare Roger Federer tramite fredde cifre risulti riduttivo. Ma non se vengono aggiornati ripetutamente e nuovamente, a 33 anni suonati, allora sì che spulciare fra i record e le statistiche dello svizzero risulta non solo affascinante ma anche esplicativo della leggenda che ancora abbiamo l’onore di ammirare. Ieri si è disputata la finale più vecchia della storia di Cincinnati e ad onor del vero, merito anche dell’operaio della racchetta, David Ferrer, un esempio di umiltà, lavoro e dedizione come riconosciuto nel post-partita dallo stesso Roger. Che per la sesta volta, alza al cielo il trofeo di Cincinnati.

Roger Federer David Ferrer

Roger Federer vince il torneo n.80 della carriera

OGGI COME IERI E FORSE DOMANI: FEDERER E’ ANCORA IN CIMA – Le volte in cui è stato dato per finito sono tante quante quelle in cui ha dimostrato di poter ancore essere il n.1: è il miglior giocatore del 2014 per costanza, pur avendo mancato spesso l’acuto finale, ma è sempre arrivato in fondo. 8 finali sono una marea, soprattutto per un giovanotto di 33 primavere: Brisbane, Dubai, Montecarlo, Indian Wells, Halle, Wimbledon, Toronto e Cincinnati. A cui si aggiunge la semifinale agli Australian Open a condimento di un annata straordinaria: alzi la mano chi immaginava una rinascita simile dopo il pessimo 2013. A tratti una lezione di tennis, quella impartita a Cincinnati: Monfils, Murray, Raonic e Ferrer, 3 top 10 ed un tabellone superato perdendo un solo set. Il match con Ferrer si è concluso al terzo set, causa un calo mentale più che fisico, patito nel secondo parziale vinto dallo spagnolo per 6-1. 6-3, 6-2 in favore di Federer il primo e terzo set, in cui l’elvetico ha fatto capire il perchè i precedenti fra i due dicono 16-0 in proprio favore. Tanto di cappello per l’iberico, indomabile lottatore, capace di lasciare lo svizzero più di una volta senza difese e regalando il primo set solo per una leggerezza (due doppi falli) costati cari in occasione del break decisivo. Di più era impossibile fare, come ammetterà lo stesso Ferrer nel post-match, con una battuta fra l’ilarità dei presenti: “Ci ho provato ma per me Federer è troppo forte…”. Lo stesso Federer ribadirà la sincera stima per il n.6 al mondo, della quale “posso parlare a nome di tutti i miei colleghi“. E’ il sesto titolo a Cincinnati, il ritorno alla vittoria di un Masters 1000 esattamente 2 anni dopo il trionfo con John Isner: era la finale n.121 per Federer, la vittoria n.80, la n.22 in un Masters.

Tra una settimana gli Us Open, fosse 2 set su 3 partirebbe senza dubbio come favorito: la pessisma forma di Djokovic e Murray, le condizioni di Nadal e la partecipazione ancora in dubbio, portano a New York un mare di incertezza ed imprevedibilità nella quale anche lo svizzero può dire la sua, come dimostrato a Wimbledon e Melbourne arrivando sino in fondo ai tornei del Grande Slam 3 su 5.

Orazio Rotunno

 

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