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Dieci motivi per scegliere Conte come ct della Nazionale

Dopo l'elezione di Tavecchio ritenuta da molti antisportiva, non resta che sperare in un C.T. che dia un nuovo volto al calcio Italiano

Dieci motivi per scegliere Conte come ct della Nazionale
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Antonio Conte

Antonio Conte, papabile allenatore della Nazionale

Dopo l’elezione di Carlo Tavecchio come Presidente della F.I.G.C., ritenuta da molti antisportiva e umiliante soprattutto agli occhi delle Istituzioni Calcistiche Mondiali, il 18 agosto il nuovo presidente della Figc dovrà decretare il nuovo C.T. della Nazionale. Le preferenze mostrate da quest’ultimo riportano ad Alberto Zaccheroni che, dopo un mondiale poco felice con il suo Giappone, sarebbe per noi tifosi e per il nostro calcio un “ritorno al passato”. Al momento però ci sono anche altri due nomi che potrebbero ridare al nostro calcio un po’ di gloria, questi sono Antonio Conte e Roberto Mancini. Quest’oggi ci soffermeremo sul primo e sui motivi che indurrebbero Tavecchio a scegliere il tre volte campione d’Italia.

10 motivi per scegliere CONTE

 L’età.  L’ex tecnico bianconero, infatti, ha solo 45 anni, e con lui alla guida della Nazionale si potrebbe aspirare ad un progetto molto più a lungo  termine rispetto ai due anni inizialmente suggeriti dal Presidente Tavecchio.

2° Le Vittorie. Conte è abituato al sapore della vittoria, ha già vinto tre scudetti con la stessa squadra: obiettivo arduo anche per allenatori molto esperti ed affermati a livello internazionale. Ha vinto anche due Supercoppe Italiane.

 La Nazionale. Antonio Conte vanta anche l’esperienza in nazionale da giocatore, con cui ha conquistato una finale mondiale negli Stati Uniti nel 1994 e una nell’europeo nel 2000, dove ha segnato anche un gol contro la Turchia.

 La Grinta. E come ben sappiamo, Conte ne ha da vendere. Quando c’è da imporsi ed affrontare dei cambiamenti o affermare nuove idee anche rivoluzionare, lui sà come si fà.

La Disciplina. Il nostro calcio è uno dei più scalmanati, se così possiamo dire, dovuto al fatto che per noi tifosi italiani il calcio non è un gioco, ma qualcosa di più. E in un momento come questo, dove l’atmosfera è quasi soffocante, chi meglio di Conte potrebbe gestire la Nazionale e lo spogliatoio. Proprio lui che ha sempre tenuto unita una squadra nel bel mezzo delle polemiche.

Antonio Conte

Antonio Conte, sarà lui il ct della Nazionale?

 Calcio Giocato. Conte debutta nel Lecce, in serie A, nel 1986. Nel 1991 viene acquistato dalla Juventus, con cui vince una Coppa Uefa (attuale Europa League), 5 scudetti, una Champions League, una Coppa Intercontinentale e una Supercoppa Europea.

L’esperienza. Comincia la sua avventura da vice allenatore col Siena, poi Arezzo e Bari con cui ottiene la salvezza anticipata, e l’anno successivo la promozione in serie A. Subito dopo ritorna al Siena con cui ottiene la promozione nella massima serie ed infine Agnelli lo sceglie per tornare alla Juventus, dove tutti sappiamo quello che ha fatto.

Carisma. Come detto prima Conte ha grinta da vendere, ma sa anche come trattare i giocatori. Lui è uno a cui non interessano le gerarchie, anzi. Gioca solo chi merita, gioca solo chi ha volontà di dimostrare il proprio valore e gioca solo chi ha una buona dose di educazione. Non ci sono giovani e non ci sono vecchi, ma solo giocatori che hanno lo stesso obiettivo. Quindi addio egoismi e/o individualismi.

Selezionatore. Potrebbe ricoprire il ruolo di supervisore di tutte le nazionali italiane, così da essere impegnato tutto l’anno e convogliare il lavoro di più persone nelle  mani di un solo individuo. Così anche da tagliare qualche stipendio nelle nazionali giovanili. Perchè risparmiare qualche soldo al giorno d’oggi non guasta mai.

10° Cambiamento. Perchè forse Antonio Conte rappresenta l’unica possibilità per poter cambiare registro, veramente. Intraprendendo un nuovo ciclo, che può essere o non essere vincente, ma che quantomeno sia diverso, dove non ci sia spazio per violenze e intolleranze inutili, che dividono invece di unire.

D’altronde il Calcio non è solo un gioco. Ma qualcosa di più.

Salvatore Schifani

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