Jacopo Bertone
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Basket: Metta World Peace…ancora per poco!

L'ex giocatore di New York, Houston e Los Angeles medita un nuovo roboante cambio di nome in onore del suo arrivo in Cina.

Basket: Metta World Peace…ancora per poco!
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Metta World Peace, controverso e pittoresco anche in fatto di look

Metta World Peace, controverso e pittoresco anche in fatto di look

Arrivato da poco nella gloriosa formazione cinese dei “Sichuan Blue Whales“, Metta World Peace, nato Ron Artest, ha voluto dare ancora una volta prova del fatto che magari di genio non ne avrà molto, ma se ne facciamo un discorso di sregolatezza è ancora imprendibile per chiunque.

L’IDEONA – Sentitosi in bisogno di manifestare riconoscenza verso il suo nuovo popolo, il nativo del Queens ha ritenuto opportuno cambiare ancora una volta il proprio nome e sta avviando le pratiche per farsi chiamare “Panda Friend“, in onore dell’animale più rappresentativo del paese asiatico. La notizia è stata resa nota da Metta stesso che ha twittato : “E’ in arrivo il nuovo nome cinese, ragazzi lo amerete sicuramente!“, ecco Ron, su questo non metterei la proverbiale mano sul fuoco, ma certo è che quando si tratta di stupire sei veramente un “animale” raro…un po’ come il panda!

I PRECEDENTI – L’ex Artest ha abituato nel corso degli anni a mostrare al mondo le proprie contraddizioni: famosissimi i fatti del Palace of Auburn Hills di Detroit, dove pensò bene di innescare una mega rissa coinvolgendo Ben Wallace ma anche diversi membri del pubblico, rimediando una pacata squalifica di 73 partite; Nel corso di varie interviste, il giocatore ha ammesso di avere gravi problemi di natura psichica che sta affrontando ancora adesso con la sua psicologa personale, inoltre ha devoluto l’incasso della vendita del suo unico anello Nba (SI, dopo averlo rincorso per anni l’ha venduto) ad alcuni istituti di ricerca per la salute mentale; Immortale, infine, la ragione che gli impedì di partecipare ai fondamentali meeting prestagionali durante la sua prima annata da professionista, l’ex alunno dell’università di St. John si trovava infatti in una camera d’albergo, con uno scenario stile “Una notte da leoni” intorno a sè, a dormire beatamente per recuperare da una notte che ci limiteremo per decenza a definire “di fuoco“.

Ladies & Gentleman, ieri, oggi e sicuramente ancora domani, rocambolescamente, selvaggiamente e genuinamente: Ron Artest.

Jacopo Bertone (@JackSpartan92)

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