Jacopo Bertone
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La Top 11 di chi ha detto addio alla Nazionale, ma non al Football

Abbiamo raccolto i nomi degli 11 guerrieri che hanno deciso di abbandonare la nazionale ma di continuare le loro battaglie sul rettangolo verde

La Top 11 di chi ha detto addio alla Nazionale, ma non al Football
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La top 11 dei giocatori che hanno dato l'addio alla nazionale

La top 11 dei giocatori che hanno dato l’addio alla nazionale

La carriera di calciatore professionista garantisce fama, denaro e successi, ma comporta anche un logorio fisico e mentale non indifferente che porta molti giocatori in là con gli anni a decidere di abbandonare la propria nazionale per potersi meglio preservare e concentrare sul loro Club: Sportcafe24 ha raccolto gli 11 migliori veterani che hanno fatto spazio ai giovani ma che si divertono ancora a rincorrere un pallone.

MORGAN DE SANCTIS – Le sue uscite plastiche da portiere di subbuteo sono il marchio di fabbrica di questo estremo difensore classe ’77, attualmente in forza alla Roma. Ha detto addio alla nazionale nel 2013, un anno dopo aver conquistato il secondo posto all’Europeo con gli azzurri di Prandelli, ma i suoi capelli rosso fuoco e le grandi paratone a cui ormai ha abituato tutti quanti saranno ancora visibili almeno per un altro anno sui campi di Serie A, nella speranza di portare i suoi lupacchiotti ancora più lontano della stagione scorsa.

PHILIPP LAHM – Questa piccola quercia delle foreste della Baviera ha fatto una scelta che in moltissimi gli invidieranno: andarsene da vincente. 24 ore dopo la conquista del Mondiale ai danni dell’Argentina, con una lucidità disarmante, Lahm ha detto basta con la nazionale tedesca per far largo ai giovani, lui, fresco trentunenne. Da ragazzino era talmente forte che pur di farlo giocare lo schieravano fuori ruolo, ma siccome anche così il biondino era troppo più bravo degli altri si sono finalmente decisi di metterlo nel suo ufficio, la fascia destra. Dotato della progressione di un’auto sportiva ma con la carrozzeria di un SUV, Lahm è in possesso di una tecnica individuale sopraffina che gli permette anche di essere impiegato come mediano di fronte alla difesa, ancora una volta fuori ruolo, ma nulla è impossibile se la palla è tra i piedi del numero 21 del Bayern Monaco.

RIO FERDINAND – Ritiratosi anche lui nel 2013, Ferdinand porta ancora a spasso per i migliori campi d’Inghilterra i suoi 189 cm di muscoli anglo-caraibici , con risultati sempre eccellenti! 6 Campionati, 1 Champions League e svariati titoli dopo il suo esordio all’Old Trafford, Rio ha detto addio allo United per firmare un contratto con l’ambizioso QPR: sarà strano non vederlo torreggiare nell’area del Manchester, ma non è la prima sfida che il classe ’78 accetta e guai a scommettere contro di lui.

JOHN TERRY – Ultimamente ci si ricorda di lui più per gli scandali rosa e i guai giudiziari in cui è incappato, ma non bisogna dimenticare che forse non stiamo sempre parlando di uno stinco di santo, ma di uno dei più grandi centrali difensivi del calcio moderno SI. Ciò che il fato gli ha tolto con quella scivolata stile “Stanlio & Ollio” nella maledetta finale di Mosca del 2008, glielo ha restituito nel 2012 quando con una serie di congiunzioni astrali veramente incredibile il Chelsea ha alzato al cielo la sua prima Champions League, fiore all’occhiello della carriera di John (che per altro in quell’occasione era infortunato, mai banale JT). Ha detto basta con la nazionale di Sua Maestà nel 2012, per motivi che col calcio hanno poco a che fare, ma a noi piace ricordarcelo con la sua casacca numero 26 sulle spalle, non al cospetto di un giudice.

ASHLEY COLE – Un altro inglese, un altro vincitore della finale 2012, un altro che la Domenica non faceva il chirichetto in chiesa. Il neo-acquisto della Roma è stato per più di dieci anni una delle più grandi frecce delle fasce laterali britanniche disputando anche 107 presenze con la Nazionale, abbandonata dopo l’ultimo (orribile) mondiale brasiliano. Giunto in una squadra giovane ma già molto forte, dovrà impegnarsi molto per dimostrare a Garcia di non essere arrivato solo per dare qualche pacca sulla spalla ai più inesperti, ma per portare la Roma lontano, da protagonista.

XAVI – Basterebbe citarne il soprannome: “La Calculadora” (La Calcolatrice). Docente di matematica e fisica quantistica prestato al mondo del calcio, Xavier Hernandez Creus “E’ IL BARCELLONA” da più di 16 anni e anche se quella che verrà sarà con ogni probabilità la sua ultima stagione tra le Ramblas, è impossibile dimenticare le miriadi di trofei che questo grandissimo regista ha contribuito a portare ai blaugrana. Più di 700 partite con il proprio club, alle quali vanno sommate le 133 con la Spagna, abbandonata a malincuore dopo il Mondiale 2014. Il sodalizio di ferro con Iniesta, l’intelligenza al servizio dei muscoli, la cultura della vittoria portata a un altro livello, la capacità di essere leader anche nella squadra di Messi: c’è tutto questo ma anche molto di più in Xavi Hernandez, “Mes que un jugador“.

FRANK LAMPARD – Dopo tredici anni l’addio al Chelsea, il Mondiale disastroso, l’abbandono alla nazionale, la firma con la squadra di New York e infine l’arrivo (part time) al Manchester City: questi sono stati gli ultimi roboanti mesi di Frankie Lampard, non poco movimento per uno che ha fatto della calma la virtù fondamentale del suo gioco. Cugino, nipote e figlio d’arte, il ragazzo di Romford ha fatto tanta strada da quando era solo un bambino che sognava di esordire con la maglia del West Ham; Il bisogno di stimoli e tanti (tantissimi!) pezzi in verde lo hanno portato oltreoceano, anche se prima ci sarebbe questo curioso “parcheggio” al Manchester City, sarà interessante vedere come la leggenda dei Blues si cimenterà in questa nuova esperienza.

STEVEN GERRARD – La controparte rosso fiammante di Lampard, con in più lo spirito operaio tipico degli uomini di Liverpool. 669 presenze con la maglia dei “Reds” non sono bastate a Steven Gerrard, ne vuole ancora, addirittura ha rinunciato a difendere i colori dell’Inghilterra per concentrarsi ancora di più sul proprio finale di carriera, che sicuramente riserverà ancora qualche sorpresa. Il canto della Kop è ormai diventato una dipendenza per l’immortale numero 8, centrocampista brillante capace sia di far legna sia di impostare l’azione con i suoi proverbiali lanci lunghi e le sue accellerazioni, proprio come il suo “gemello” ex-Chelsea. L’anno scorso, sul più bello, ha commesso una leggerezza che probabilmente gli è costata il campionato, ma questo non è altro che uno stimolo in più per Gerrard, voglioso più che mai di riportare un titolo nazionale a Liverpool dopo più di 20 anni.

DAVID VILLA – Asturiano dal capello sbarazzino e dal grande fiuto per il goal, David Villa ha costituito una sicurezza nel ruolo di prima punta per più di 8 anni, prima di abbandonare anche lui il calcio che conta per le luci della MLS. Un’ultima stagione con la maglia dell’Atletico Madrid, con la conquista di un altro titolo nazionale e quella finale con le “Merengues” persa per un soffio, alla quale è susseguita la delusione brasiliana e il successivo addio alla nazionale (con 1 Europeo e 1 Mondiale già in bacheca), prima di firmare con la squadra di New York ed essere girato in prestito in Australia, per segnare ancora, in ognuno dei 5 continenti.

FRANCESCO TOTTI – Leggenda della Roma e di Roma, Totti si è congedato dalla nazionale da vincente con la famosa dichiarazione :” Le emozioni del mondiale? mai paragonabili a quelle dello scudetto con la Magica“, parole da romano, da capitano, da “Pupone“. Cresciuto nel mito del “principe” Giannini, Francesco è riuscito nell’impresa di superare il maestro, rivelandosi il più grande calciatore italiano degli ultimi 20 anni, per talento puro uno dei primissimi del mondo. E’ difficile resistere alle sirene delle più grandi d’Europa quando la tua squadra a stento arriva a metà classifica, ma nel corso degli anni Francesco ha sempre messo la Roma davanti a tutto e tutti, e così sarà sempre fino alla fine (vicina?) della sua fantastica carriera, non  prima però di vincere un altro scudetto agli ordini di mister Garcia, che con una Juventus un po’ appannata e un Napoli che non sembra attrezzato a dovere potrebbe non essere impossibile…

MIROSLAV KLOSE – Questo polacco dato in prestito alla Germania è semplicemente il miglior bomber della storia dei Mondiali e fresco vincitore della Coppa in Brasile, quasi un atto dovuto da parte degli Dei del calcio. Cresciuto in una famiglia di sportivi, Miro non sembrava destinato a una grande carriera fino al Mondiale del 2002 dove incantò e segnò a raffica, eppure le grandi non puntarono su di lui fino a quando arrivò il Bayern Monaco che finalmente lo portò ai livelli che gli competono. Il presidente Lotito, astuto e mefistofelico quant’altri mai, se l’è accaparrato a costo zero e ancora oggi, a 36 anni, Klose è l’uomo simbolo di questa Lazio, vogliosa di ripartire tanto quanto il suo centravanti, con la Germania nel passato, i biancocelesti nel presente e altri successi (si spera) ad attenderlo.

Questo è quanto, ci siamo dimenticati qualcuno?

Jacopo Bertone (@JackSpartan92)

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