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Portogallo-Spagna: vince la noia e ai rigori la Roja. Questa Spagna non ci fa paura! L’analisi tattica

Portogallo-Spagna: vince la noia e ai rigori la Roja. Questa Spagna non ci fa paura! L’analisi tattica
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DONETSK, 28 GIUGNO – Noi l’avevamo detto. Questa Spagna non è imbattibile. Altroché, questa Spagna non ha nulla di eccezionale sotto l’aspetto tattico. E se vincerà ancora sarà tutto merito di quei campioni straordinari che popolano la sua rosa ed in particolare il suo centrocampo. Certo è che se questa squadra approda in finale anche giocando in questo modo, sono dolori per tutti. E chissà che il profumo di leggenda non risvegli gli animi assonnati di un gruppo forse troppo appagato dall’aver vinto tutto ciò che è possibile vincere. Il Portogallo torna a casa nonostante sia stato in grado per almeno 90 minuti di bloccare tutti i canali di gioco spagnoli, ma, c’è poco da fare, con 0 tiri in porta in 120 minuti difficilmente si porta a casa una vittoria.

DOMINIO TATTICO – Il primo tempo della sfida tutta iberica si risolve con la strana sensazione che l’allievo Paulo Bento abbia stritolato il maestro Del Bosque, riducendo la strabiliante Spagna ad uno sterile possesso palla a ridosso della propria metà campo, condito da inediti errori nei fondamentali e nelle scelte di gioco. Per l’ennesima volta il tecnico delle furie rosse cambia tutto stravolgendo nuovamente il suo attacco, e così, il ballottaggio fra Torres e Fabregas viene vinto dall’outsider Negredo. Ma il risultato non è quello sperato. Paulo Bento ha preparato al meglio il match costruendo una linea difensiva compatta in fase di non possesso, protetta da un centrocampo di estrema densità, dove spicca la costante presenza del talentuoso esterno Nani e l’apporto speciale del mostro sacro, Cristiano Ronaldo. Nani protegge le discese di un ispirato Jordi Alba, mentre i 3 centrali non permettono ai giocolieri Campioni del Mondo di gestire la palla sulla trequarti avversaria, costringendoli 20 metri più indietro e rendendoli così assolutamente inoffensivi.

ANDAMENTO LENTO – Il secondo tempo scorre via sulla falsariga del primo, fiaccato dalla resistenza strenua dei lusitani e dall’incapacità spagnola di ribaltare l’ordine tattico del match. I ragazzi di Bento tentano anche di sorprendere in contropiede gli avversari, ma le conclusioni del volitivo Hugo Almeida sembrano testimoniare la presenza in tribuna di qualche conoscente a cui desiderava ardentemente passare il pallone. Anche Ronaldo spreca un 4 contro 2 preziosissimo con l’ennesima conclusione in curva. Alla distanza i portoghesi soffrono l’estremo sforzo fisico in fase di pressing imposto dallo schema tattico predisposto da Bento e i palleggiatori spagnoli trovano, a sprazzi, spazi, concretizzati nella pericolosissima conclusione di Iniesta parata da Rui Patricio. La cartolina della gara è la sostituzione che mai ti saresti aspettato dalla Spagna: esce Xavi ed entra il compagno di club Pedro. E se Del Bosque è costretto a sostituire l’ombra del più forte centrocampista del mondo, significa che qualcosa, realmente, non funziona. I supplementari diventano quindi un dominio della Roja che si rende pericolosa proprio con l’esterno offensivo del Barca.

TUTTO IL RESTO E’ NOIA – Dobbiamo proprio essere sinceri: straordinaria la mossa tattica del giovane tecnico portoghese, ma è indubbio che la noia abbia rapito tutti, tanto che la tentazione dello zapping stasera è stata quanto mai forte. Tutto ciò, in una semifinale di Campionato Europeo, non è proprio ammissibile. Quattro tiri in porta in 120 minuti sono un bottino indegno, soprattutto se tale bottino viene prodotto da 2 squadre armate di frecce offensive eccezionali. CR7 è l’ombra di se stesso, incapace in 120 minuti di centrare lo specchio, incapace di caricarsi la sua squadra sulle spalle per correre con tutta la sua energia verso il Pallone d’Oro. Un Pallone d’Oro che forse gli sfugge oggi, per l’ennesima volta, spazzato via dalla rabbia di quell’ultimo rigore nemmeno calciato. Voleva essere il simbolo della vittoria, voleva urlare con tutta l’aria che ha nei polmoni di essere il migliore, ed invece si è ritrovato a guardare il cielo e mormorare ripetutamente un amaro: “E’ un’ingiustizia”.

VENTICELLO ROSSO – La Furia Rossa sembra essersi sopita dopo un lustro di dominio totale. Non c’è più trance agonistica nè quel movimento incessante che aveva caratterizzato le grandi vittorie spagnole. Manca Villa. Manca come l’aria ad una squadra che aveva trasformato il suo goleador nel suo personale Lionel Messi, affidandogli il compito di spaccare le partite, segnando e creando spazi per i suoi compagni di club e nazionale. Silva, direttamente dal City campione d’Inghilterra, avrebbe dovuto essere il volto nuovo di questa Spagna, il simbolo di una squadra che si rinnova e vince sempre, ma in realtà il rapido trequartista non smette mai di correre come un forsennato in orizzontale, producendo tanti pericoli quanti un un killer sedato e legato alla spalliera del letto. E nonostante questo, la Spagna di Del Bosque è ancora una volta in finale. Pronta a riaprire il suo ciclo con un trionfo che le garantisca nuova linfa e motivazioni. L’unica vera sfida è quella con la storia. La Germania e l’Italia proveranno ad interrompere questa storia e, dopo la prematura eliminazione del Barca dalla Champions e l’addio di Guardiola, la sconfitta Europea potrebbe davvero rivelarsi un duro colpo per l’ego calcistico iberico.

A cura di Angelo Chilla

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