Elisa Belotti
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Una Donna Per Cui Uccidere: il grande ritorno di Sin City

A ottobre il sequel dell’acclamato film di Rodrìguez, tratto dal fumetto di Frank Miller

Una Donna Per Cui Uccidere: il grande ritorno di Sin City
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Sin city 3D: La locandina del film in uscita nelle sale a ottobre

Sin city 3D: La locandina del film in uscita nelle sale a ottobre

MACCHIE DI COLORE IN UN MONDO IN BIANCO E NERO –  È notte fonda, e vi trovate sulla balconata di un grattacielo. (Quasi) tutto intorno a voi ha perso il suo colore: una perfetta scala di grigi. Questa la vostra vita. Poi, un’immagine: una donna (capello corto, incedere sicuro) cammina nel suo lungo abito rosso. Cambio scena. Ingollate il peggior whiskey che il mercato offra. Siete nella più lurida stanza, del più lurido albergo, della più lurida città. Tutto, come sempre, è grigio. Tranne lei. Il volto incorniciato da lunghi capelli biondi, avvolta in lenzuola rosse, come il vostro desiderio. Sembra una dea è «Goldie, dice di chiamarsi Goldie!». Le onde sonore di sirene e spari invadono le strade, le luride camere, persino i bar. Se vi state domandando dove diamine siete finiti, forse è meglio non vi diate risposta. Se sentite solo il rumore della pioggia cadere fittamente sull’asfalto, forse avete sbagliato vicolo. Ma non disperate: se non l’avete ancora capito siete a Sin City e «Se imbocchi il vicolo giusto a Sin City, puoi trovare di tutto!». Quello che rimane più impresso nel ricordo degli spettatori, del film di Robert Rodriguez (2005) e del fumetto di Frank Miller, è appunto la nota coloristica (ok, forse a qualcuno anche il ballo di Jessica Alba che, non per nulla, si aggiudica il premio degli MTV Movie Awards 2006 per la “performance più sexy”. ). Sia il fumetto che la pellicola (termine improprio, visto che il film è in digitale, ma “supporto magnetico” suona decisamente male) sono in bianco e nero, con accensioni cromatiche che evidenziano i particolari più rilevanti. Non è certo un’invenzione di Rodriguez, questa. Pensate a Rusty il selvaggio di Francis Ford Coppola o alla bambina dal cappottino rosso, in Schindler’s list di Steven Spielberg, per non risalire addirittura alla celeberrima Corazzata Potëmkin. Si tratta di irrealtà? Non credo. Non è forse così anche nella vita? Non ci sono forse dei particolari che spiccano, come illuminati, come riaccesi, in mezzo a tutto il grigiore?

QUEL DOLLARO SIMBOLICO – Sono numerose le personalità coinvolte in questo progetto. Frank Miller, in primis. Il vero creatore, colui che si inventò questa bella graphic novel, aveva già avuto esperienze in campo cinematografico: sue le sceneggiature di RoboCop2 e RoboCop3; ma successivamente a queste aveva deciso di evitare qualsiasi futura collaborazione con Hollywood. Chiaramente Miller non ha prestato fede alla sua dichiarazione: collaborerà alla realizzazione di Sin City (2005) e del sequel, il prossimo autunno nelle nostre sale. Non vale lo stesso per la collaborazione di Quentin Tarantino. Qualcuno potrebbe rimproverarmi di perdere tempo e spazio per descrivere aneddoti inutili, ma io ritengo siano proprio questi a reggere l’intero equilibrio cosmico. Il sodalizio Rodrìguez -Tarantino è vecchia storia. Nel primo Sin City, Quentin si sdebita con Robert. Quest’ultimo, aveva composto parti della colonna sonora di Kill Bill per la simbolica cifra di un dollaro. Tarantino compare nel film del 2005 come Special Guest Director: sarà lui a girare la sequenza della macchina di Jackie Boy (Benicio del Toro) per la medesima cifra simbolica. Questo per dirvi che il tocco del maestro non ha altro prezzo che la riuscita dell’opera d’arte. Il cast è strepitoso: Bruce Willis, Mickey Rourke, Rosario Dawson, Jessica Alba, Clive Owen, Elijah Wood per dirne solo alcuni.

SOLO UN ALTRO SABATO SERA – E così, eccoli ricomparire (alcuni di questi attori) anche nel sequel che potremo vedere questo autunno. La guest star per eccellenza sarà Lady Gaga (bella mossa – almeno per il marketing -, Robert). Addentrandoci in quattro capitoli (dal titolo del primo di questi, il titolo del film), eccoci tornare a Basin City, la città del peccato. E se Rodriguez fallisse? Con il titolo del terzo capitolo, il regista sembra suggerirci di lasciargli un’altra possibilità: “Solo un altro sabato sera”, ragazzi. Andate a fare un giro a Sin City, la città del peccato.

Elisa Belotti

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