Enrico Steidler
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Julio Grondona, padre-padrone antisemita del calcio argentino

E’ morto all’età di 82 anni Julio Grondona, presidente della Federcalcio argentina dal 1979 e vicepresidente della Fifa. Noto antisemita, nel 2011 sostenne la candidatura del Qatar pur di non favorire “indirettamente” l’Inghilterra: “Ho votato per il Qatar perché un voto per gli Stati Uniti sarebbe come un voto per gli inglesi, il che non è possibile. Se ci ridanno le isole Falkland, che appartengono a noi, si otterrà il mio voto”. Blatter: “Sono molto triste per la perdita di un grande amico”

Julio Grondona, padre-padrone antisemita del calcio argentino
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Il calcio argentino è in lutto. Julio Humberto Grondona, da 35 anni a capo dell’Afa, è morto ieri nell’ospedale Sanatorio Mitre di Buenos Aires stroncato da un aneurisma all’aorta. Con lui l’Albiceleste ha vinto i mondiali del 1986 in Messico, due edizioni consecutive della Coppa America (1991 e 1993), due medaglie d’oro olimpiche (Atene 2004 e Pechino 2008), la Confederations Cup nel 1992 ed è stata vice-campione del mondo a Italia ’90 e quest’anno in Brasile. Per rendere omaggio all’uomo che l’ha guidata per 7 lustri, e che aveva già annunciato di volersi ritirare nel 2016 alla scadenza del suo ennesimo mandato, la Federazione del Paese sudamericano ha deciso di sospendere – questo fine settimana – tutti i campionati a qualsiasi livello. “Sono molto triste per la perdita di un grande amico, ha twittato Joseph Blatter, numero uno della Fifa. “Julio Grondona ci ha lasciato all’età di 82 anni. Oggi abbraccio la sua famiglia. Riposa in pace”.

José Pekerman

José Pekerman

IL LATO RAZZISTA DELLA FORZA – Simbolo stesso, ancor più del colonnello svizzero, del potere e dei suoi intrighi, Grondona era universalmente noto anche per i suoi furiosi battibecchi mediatici con Diego Maradona (cui nel 2008 affidò la guida della Selección per poi esonerarlo due anni più tardi dopo la bruciante sconfitta – 4 a 0 – patita ai quarti di finale del mondiale sudafricano contro la Germania) e il suo viscerale antisemitismo. “Io non credo che un ebreo potrebbe mai fare l’arbitro a questo livello – dichiarò il padre-padrone del calcio argentino nel 2003 durante un’intervista televisiva – E’ un lavoro difficile e, si sa, gli ebrei non amano le cose difficili. Denunciato di fronte al giudice federale Sergio Torres, il “buon” Julio si affrettò a ritrattare e a scusarsi pubblicamente, ma a distanza di breve tempo concesse un raggelante bis: “Agli ebrei non piace quando il gioco si fa duro” disse il presidentissimo per “giustificare” la sua ostilità all’ipotesi di promuovere José Pekerman – ebreo di origine ucraina da nove anni sulla panchina dell’Under 21 – a ct della Nazionale maggiore.

DA CHE PULPITO – Al di là delle sue indubbie doti manageriali, questo era Julio Grondona: la personificazione stessa del potere assoluto (o quasi), dell’intrallazzo, dell’assenza di scrupoli e del pregiudizio razziale. Ma non solo. Era anche, in ultima analisi e a ben vedere, la prova vivente di quanto possa essere infinitamente bronzea la faccia di chi governa i destini del calcio mondiale. Leggere per credere: “I resoconti dei media in relazione a presunti commenti razzisti da parte di uno dei candidati alla presidenza della federazione italianaCarlo Tavecchio, ndr – hanno allertato la Task Force (!) della Fifa – di cui Grondona era vicepresidente – contro il razzismo e la discriminazione e il suo presidente Jeffrey Webb. Per questo motivo – si legge nella nota pubblicata qualche giorno fa dalla Federazione internazionale sul suo sito ufficiale – la Fifa ha scritto una lettera alla Federcalcio chiedendole di indagare e decidere sulla questione. (…) La lotta contro il razzismo – prosegue la nota – è una priorità assoluta, e nel 2013 il Congresso della Federazione internazionale ha approvato all’unanimità una forte risoluzione sulla lotta contro il razzismo e la discriminazione in cui, tra l’altro, ha ricordato alle federazioni affiliate il loro obbligo di mettere in campo il massimo sforzo per eliminare il razzismo e la discriminazione nel calcio”.

Ma come? La Fifa istituisce una Task Force contro il razzismo, bacchetta la nostra Federcalcio come una maestrina inacidita e poi non si accorge di avere il marcio in casa? Mah, che volete farci? Questione di pregiudizi, evidentemente. Se si tratta di un Tavecchio qualunque è un conto, ma se c’è di mezzo un grande amico

Enrico Steidler

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