Enrico Steidler
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Demetrio Albertini, “uomo nuovo” o “aria fritta”?

Mezza Italia si augura l’immediata estinzione del Tavecchiosauro, ma l’alternativa è così provvidenziale?

Demetrio Albertini, “uomo nuovo” o “aria fritta”?
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In questi giorni di quasi unanime e spietata lapidazione mediatica (fateci caso: se esistesse un video che immortala Tavecchio mentre si scaccola furtivamente i giornali lo schiafferebbero in prima pagina titolando a caratteri cubitali “Possiamo farci rappresentare da un uomo così?”), vale forse la pena di soffermare brevemente l’attenzione sull’avversario dell’ imbarazzante idiota che va messo ai margini per sempre”, come scrive oggi Wall Street Italia partecipando allegramente alla sassaiola. Sia chiaro: lo sdegno collettivo provocato dalle “bananesche” affermazioni dell’Archeotavecchius è più che comprensibile e giustificato, e le disavventure giudiziarie di quest’ultimo – unitamente alla sua ormai “secolare” permanenza ai vertici della burocrazia pallonara – non giovano di certo a riscattarne l’immagine. Da questo punto di vista, l’attesa quasi messianica di un ribaltone last minute (prima di Opti Pobà Tavecchio aveva la vittoria in tasca, ora un po’ meno) è altrettanto comprensibile e giustificata, ma se proviamo a vedere se vi siano anche altri punti di vista per augurarsi l’avvento dell’unico redentore in circolazione – Demetrio Albertini – allora cominciano i dolori.

Demetrio Albertini

Demetrio Albertini

CERCASI PERSONALITA’ DISPERATAMENTE – Guardate un po’ cosa scriveva Io Juventino il 10 settembre 2012. Erano i tempi del terzo filone dell’inchiesta sportiva sul calcioscommesse e dei 10 mesi di squalifica (poi ridotti a 4) rifilati dalla Corte Federale ad Antonio Conte per la sua omessa denuncia relativa ai fatti di Albinoleffe-Siena. Invitato dai giornalisti a esprimere la sua opinione sulla vicenda, l’attuale Anti-Tavecchio aveva risposto come segue – “La squalifica di Conte? Innanzitutto solidarietà a un amico che per anni è stato mio compagno di Nazionale e avversario in campo. Poi seguo da spettatore, anche interessato, le situazioni e aspetto la fine del processo per esprimermi” – guadagnandosi così una tirata d’orecchi a dir poco azzeccata.

“La solidarietà – osservava l’organo della Controinformazione bianconera prima di affondare i colpi con crudele efficacia – non si offre certo a un condannato, escludendo la solidarietà cristiana. La si offre a chi subisce una qualche ingiustizia. Albertini dovrà prima o poi dimostrare un po’ di carattere ed esprimere una opinione ufficiale in vita sua? Dovrà prima o poi prendere una caspita di posizione? Sembra quasi sempre spettatore e si dichiara tale quando la materia è sempre ostica, delicata, tale cioè da richiedere l’intervento di un massimo dirigente. E in qualità di vicepresidente della FIGC Albertini è chiamato ad assumersi tali responsabilità. Si ha sempre l’impressione che sia capitato per sbaglio ai microfoni, che uscisse dalla PAM e il giornalista, a mo’ di passatempo, gli abbia posto la domanda. Caro Demetrio, decidi: o dentro o fuori. Mai una volta che parli da dirigente, sempre da “spettatore” o “attento osservatore” o ancora “uomo nel mondo del calcio da tanto tempo”. Caro Demetrio, cosa vuol fare da grande? Allontani una volta per tutte i dubbi che vogliono Lei lì, in quel ruolo, solo perché qualcuno ce l’ha messa, a forza. Dimostri sostanza, come quando era in campo a smistare palloni: meno frasi da panchinaro, più frasi da titolare per cortesia!”.

Adriano Galliani

Adriano Galliani

UOMINI E LUMACHE – Ecco, il punto è proprio questo. Uscito dalla “cantera” di Silvio Berlusconi e Adriano Galliani – che ora lo ignora e si schiera con Tavecchio – Albertini era un fuoriclasse sui campi da gioco, ma nella stanza dei bottoni (che frequenta senza farsi notare dal lontano 2007) sembra essere solo un “panchinaro”. Forse di lusso, come pensano o vogliono far credere alcuni, ma di sicuro l’unico. Morale? Questo passa il convento, aspirante suicida a parte: un dirigente preparato, scaltro e politically correct, certamente, ma che dà l’aria – per non dire le prove – di non essere né carne né pesce. Persino le lumache, in fondo, lasciano un segno del loro passaggio: lui no. “Diciamocelo chiaramente – scrive il direttore del Corriere dello Sport Paolo De Paolala candidatura di Albertini è pura aria fritta proposta da un personaggio che vive da anni nel mondo federale nell’anonimato più assoluto. Più glamour che sostanza destinata a durare quanto un acquazzone estivo. Passa e nessuno se ne ricorda.

Il che, a volte, può essere anche un bene (vedi il suo ruolo di capodelegazione della Nazionale ai disastrosi mondiali brasiliani), ma in linea di massima non si tratta certo di una virtù: in 8 anni di vicepresidenza in Federcalcio, “Albertini – scrive Fabrizio Bocca su Repubblica – non è riuscito nemmeno a far arrivare al tavolo della discussione qualcuno dei suoi progetti: tra cui quello, cui era affezionatissimo, delle seconde squadre dei club di A nelle serie inferiori. Avere buone idee, tra l’altro non particolarmente originalissime (è quello che fanno in Spagna), non basta.

SE QUESTO E’ UN CAPO – Già, non basta, soprattutto se si considera che i numeri uno del passato, da Artemio Franchi a Sordillo e Matarrese, avevano capacità e poteri nemmeno commensurabili a quelli che ha un presidente federale oggi”. Per incidere a fondo in una realtà così refrattaria a qualsiasi vero cambiamento, il capo dei capi dovrebbe quindi avere personalità e carisma da vendere, oltre alle idee e ai buoni propositi. Albertini ha queste qualità, o e lì “solo perché qualcuno – leggi Agnelli, leader di quel mondo (bianconero) che lo aveva sempre guardato con diffidenza fino a poco tempo fa – ce l’ha messo, a forza”?

Enrico Steidler

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