Maria Paola Maisto
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Giovani, il consumismo è la radice della fragilità

Rispetto ai tempi in cui le preoccupazioni dei giovani erano connesse alla povertà, alla carenza di divertimento e al modo possibile per poter accontentare le proprie esigenze, al giorno d'oggi, con l’affermazione del grande benessere, i problemi dei giovani si concentrano maggiormente nell'ambito esistenziale.

Giovani, il consumismo è la radice della fragilità
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La fragilità dei giovani in alcol e droga

La fragilità dei giovani in alcol e droga

Rispetto ai tempi in cui le preoccupazioni dei giovani erano connesse alla povertà, alla   carenza di divertimento e al modo possibile per poter accontentare le proprie esigenze, al giorno d’oggi, con l’affermazione del grande benessere, i problemi dei giovani  si concentrano maggiormente nell‘ambito esistenziale.

CROLLO NEL VUOTO – Tra di loro si evidenzia una grande fragilità, non riescono a controllare le proprie emozioni, avvertono spesso un senso di inferiorità nei confronti dei propri coetanei, si ha paura della non accettazione, nel non essere in grado di poter affrontare un percorso scolastico ed accade che ad ogni piccolo ostacolo crollano, vanno in crisi profonda, iniziano ad avvertire un senso di vuoto, ad avere ansie spesso ingestibili rendendosi conto di non riuscire a convivere in questa jungla di avvoltoi dove ognuno pensa ad emergere e vince il più forte.

Una delle cause che permettono tale situazione è la mancanza di dialogo in famiglia, genitori poco presenti, troppo impegnati nella loro vita lavorativa e poco attenti alle esigenze dei propri figli.

PIACERI LETALI – Questo stato di instabilità da parte dei giovani si verifica in maniera graduale, iniziano ad emergere alcuni sintomi fin quando non si arriva alla grande esplosione dove si inizia a cercare rifugio in altro, le piccole cose non gli bastano più, hanno bisogno di qualcosa che possa farli stare bene, vogliono poter dimenticare ciò che sta accadendo alla propria vita e così facendo vanno alla ricerca di nuove emozioni avvicinandosi all’alcool e alla droga che “mettono a posto” artificialmente il malessere psichico, per cui risultano apparentemente “utili”.

Le sostanze psicoattive producono effetti che possono essere graditi dall’individuo: sono stimolanti, calmanti, possono migliorare temporaneamente la performance fisica, psichica e relazionaleDopo i primi momenti di utilizzo, il soggetto può scoprire che la sostanza è funzionale a rispondere a propri specifici bisogni psichici iniziando così ad utilizzare la sostanza come una sorta di “autocompensazione” di situazioni o emozioni non gradite; chi invece arriva al culmine della propria esistenza giunge al suicidio.

Per riuscire a porre rimedio a tali eventi è necessario un intervento mirato da parte di psicologi e familiari, attuando maggior dialogo e comprensione.

Maria Paola Maisto

 

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